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A cura di Antonio Del Vecchio

Rignano Garganico: Paglicci e il “suo” Neanderthal che è in noi

Gli strabilianti risultati raggiunti avrebbero permesso agli studiosi di ricostruire una vera e propria mappa genetica delle popolazioni succedutesi in Europa durante l’era glaciale

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Rignano Garganico. Concluso lo studio sul Dna degli antichi abitatori dell’Europa, condotto con il contributo delle Università di Firenze e di Siena, di cui demmo accenno qualche mese fa. A far sapere di più in merito ci hanno pensato, questa volta, oltre alla rivista scientifica “Nature”, i giornali cartacei e digitali rivolti al grosso pubblico. Si tratta del “più dettagliato” resoconto della storia genetica dell’uomo europeo vissuto durante l’era glaciale. A redigerlo sarebbe una “èquipe” di valenti studiosi internazionali, della quale fanno parte ricercatori dell’Università di Siena (Annamaria Ronchitelli e Stefano Ricci) e di Firenze (David Caramelli e Martina Lari). L’anzidetto gruppo ha analizzato il genoma di cinquantuno individui vissuti nel vecchio Continente (Italia, Germania, Belgio, Francia, Repubblica Ceca e Romania), tra 45.000 e 7.000 anni fa, prima dell’introduzione dell’agricoltura. I risultati di questa indagine avrebbe ampliato, come si è detto, di dieci volte il campione di Dna antico appartenente alle popolazioni di cacciatori raccoglitori europee. Tre dei campioni fossili provengono da Grotta Paglicci (Rignano Garganico), dove Annamaria Ronchitelli del Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Siena è la coordinatrice delle ricerche in loco, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia della Puglia. L’analisi genetica è stata compiuta, invece, dal Laboratorio di Antropologia Molecolare e Paleogenetica dell’Università di Firenze, diretto da David Caramelli del Dipartimento di Biologia.

L’esame accurato di così ricco materiale fossile di Paglicci ha permesso di poter monitorare i cambiamenti genetici succedutisi in oltre 30 mila anni di preistoria e il loro rapporto con le trasformazioni culturali. In particolare, lo studio ha riscontrato nei soggetti in questione la presenza di un valore di Dna dell’“Homo neandertaliano” tra il 3 e il 6% , mentre nell’attuale umanità tale tasso si è ridotto al 2 per cento di media. L’altra novità scaturita è che uno dei ceppi a cui appartenevano i primi abitanti europei, ritenuti scomparsi circa 33 mila anni fa, sarebbe riapparso circa ventimila anni fa, durante l’ultima glaciazione. Ed ancora l’evidenziazione di una nuova componente genetica, scomparsa, già 14 mila anni fa, ma attualmente presente nelle popolazioni del vicino oriente, introdotta allora in Europa dal flusso emigratorio conseguente al riscaldamento climatico. Un contatto che avrebbe contribuito ad un’ulteriore trasformazione del paesaggio umano europeo. Oltre a quelli italiani già citati, alla predetta ricerca hanno partecipato università ed enti specialistici dell’intero globo, sotto la supervisione e coordinamento di David Reich dell’”Harvard Medical School, di Svante Paabo del Max Planck Institute di Lipsia e di Johannes Krause dell’Università di Tubinga. Gli strabilianti risultati raggiunti avrebbero permesso agli studiosi di ricostruire una vera e propria mappa genetica delle popolazioni succedutesi in Europa durante l’era glaciale.

Rignano Garganico: Paglicci e il “suo” Neanderthal che è in noi ultima modifica: 2016-05-09T19:25:24+00:00 da Redazione



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