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A cura dell’arch. Michele Di Lauro, docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia

Cappella della Maddalena – Trasformazione da abside a torre difensiva

La forma quadrata dell’abside di San Domenico è tipica dell’architettura cistercense, a cui si è chiaramente ispirata la progettazione dell’intera struttura chiesastica

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Manfredonia. L’abside della chiesa di San Domenico (Cappella della Maddalena) (Fig. 1) è stata trasformata in torre di difesa, nell’ottica di ristrutturazione militare della città attuata all’inizio del Cinquecento sotto il regno dell’imperatore Carlo V e del suo viceré don Pedro di Toledo. La struttura absidale della chiesa verrà in primo luogo abbassata per evitare che la stessa, per via della sua altezza, fosse facilmente oggetto degli attacchi nemici e delle navi transitanti nel porto antistante. Sarà riempito l’interno con terra di riporto in modo che i colpi di cannone, che eventualmente fossero penetrati all’interno della muratura, potessero smorzarsi e diminuire di potenza.

Anche l’area accanto alla chiesa, nell’attuale Piazzetta del Mercato, è stata oggetto d’intervento nello stesso periodo, creando un ampliamento delle mura per permettere il miglioramento delle strutture difensive dell’area portuale, con la creazione di un grande terrapieno avente la funzione di bastione. Dalla lettura della faccia esterna del bastione di Piazzetta del Mercato è possibile notare come il paramento esterno dello stesso sia uguale a quello utilizzato nell’area absidale di San Domenico. Questo particolare permette di ipotizzare che i lavori di trasformazione dell’abside in torre difensiva siano stati realizzati in concomitanza alla bastionatura del circuito murario antistante il porto. Il materiale di risulta dell’abbassamento dell’abside è stato riutilizzato nella parte esterna delle mura bastionate. Tale riutilizzazione era particolarmente evidente prima dei lavori di restauro dell’abside. I lavori di ripulitura della facciata hanno abraso in parte il bugnato dei conci costituenti il paramento murario esterno. Prima del restauro sia la coloritura sia la sporgenza del bugnato dell’area absidale era perfettamente uguale a quello presente sul fronte bastionato. L’interno dell’abside mozzata è stato riempito di terra così come di terra sarà riempito il fronte bastionato che aveva il rivestimento esterno costituito dai conci di pietra ricavati dalla parte più alta e demolita dell’abside di San Domenico.

La forma a V, come quella del bastione dell’Annunziata del castello e l’altro bastione sull’altro lato dell’insenatura portuale, fanno intendere che le opere siano state realizzate contemporaneamente o a breve distanza di tempo l’una dall’altra. Spessi terrapieni permettevano di assorbire con maggior efficacia i proiettili sparati dalle vecchie bombarde e soprattutto dai nuovi cannoni, più leggeri ed efficaci. Il vantaggio di realizzare un terrapieno addossandolo alle mura esistenti stava nel fatto che le nuove strutture difensive, diversamente dalle alte e strette mura medievali, permettevano di avere una ampia e stabile base per manovrare al meglio le ancora in quel periodo pesanti e difficilmente manovrabili artiglierie. Inoltre la terra pressata, presente all’interno delle strutture difensive, era in grado di assorbire con molta efficacia i proiettili che vi si conficcavano, senza danni rovinosi. L’attribuzione della realizzazione della chiesa all’architetto Giordano, fatta da Alfredo Petrucci, è plausibile, poiché il bugnato esterno dell’abside di San Domenico è uguale a quello presente in alcune parti del paramento esterno del castello di Manfredonia. Basti osservare le bugne presenti alla base della torre dello Stendardo (Torre del Porto) e della torre del Monaco, uguali al rivestimento esterno della Cappella della Maddalena. Inoltre la porticina ogivale (Fig. 5) sulla parete affrescata della cappella <> (Alfredo Petrucci, Cattedrali di Puglia, Carlo Bestetti Edizione d’Arte, Roma 1960, pag. 123). Alla costruzione del castello, diretta dall’architetto Pierre d’Angicourt protomagister operum curie (sovrintendente), ha partecipato anche il magister Giordano di Monte Sant’Angelo.

La forma quadrata dell’abside di San Domenico è tipica dell’architettura cistercense, a cui si è chiaramente ispirata la progettazione dell’intera struttura chiesastica. Con particolare riferimento al prototipo, costituito in Italia dall’abazia di Fossanova. Tale forma è da mettere in relazione con il nuovo coro cistercense di pianta quadrata che Carlo I finanzierà ai monaci cistercensi nella chiesa di Santa Maria a Mare, nelle isole Tremiti. Anche a Monte Sant’Angelo la navata angioina (1273) costruita dai fratelli Giordano e Maraldo, architetti di Carlo I d’Angiò, ha la parte terminale absidale (coro) di forma quadrata. Carlo I finanzierà maestranze di monaci cistercensi anche in altre parti del Regno, come nel caso dell’abazia di Santa Maria di Real Valle, iniziata nel 1274 per celebrare la vittoria su Manfredi nella battaglia di Campo San Marco presso Benevento. Tale influsso sarà talmente forte e persistente nel tempo che tutte le chiese del centro antico furono realizzate con la parte terminale presbiteriale con parete piatta di fondo, il cosiddetto coro piatto, che è una caratteristica tipica dell’architettura cistercense. A mio parere, per tutte le considerazioni suindicate, la realizzazione della chiesa di S. Domenico può essere attribuita, come conseguenza logica, all’architetto Giordano di Monte Sant’Angelo, con l’ausilio di monaci cistercensi provenienti dalle isole Tremiti, a cui si devono le indicazioni di carattere progettuale che si rifacevano alle modalità compositive tipiche della loro regola. Si potrebbe anche ipotizzare l’intervento del protomagister Pierre d’Angicourt; ma io lo escluderei, almeno per quanto riguarda l’ideazione progettuale, perché le chiese a lui attribuite presentano l’abside poligonale e inoltre riferimenti compositivi e decorativi più vicini al gotico francese.

(A cura dell’arch. Michele Di Lauro , docente di Storia dell’Arte del Liceo”Roncalli” di Manfredonia)

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Commenti


  • Francesco Volpi

    Complimenti per l’interessante articolo. Visto che si sta interessando alla struttura di s. Domenico voglio farle una domanda: la circonferenza presente sul lato frontale della chiesa sembrerebbe ricordare la presenza di un rosone; è possibile? Nel seguente articolo http://www.statoquotidiano.it/30/11/2009/il-vero-volto-di-palazzo-san-domenico/7803/ si fa riferimento ad un prospetto databile, secondo Francesco Granatiero, al 1880 circa.

    In merito invece all’ultimo articolo da lei scritto sul tratto di fortificazioni murarie e terrapieni, come valuta l’intervento di restauro attualmente in corso?

    Grazie e continui a scrivere su Manfredonia e la sua storia….che ne ha tanta e bella.

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