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Petruzzelli, M5S “Emiliano dia delle risposte”

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Bari. In seguito ai numerosi fatti di cronaca che hanno coinvolto la Fondazione Petruzzelli negli ultimi mesi e alla luce dell’audizione di questa mattina riteniamo sempre più necessario far chiarezza su quanto è accaduto in questi anni nel politeama barese. Michele Emiliano è stato presidente di quella Fondazione per molti anni ed è ora che anzichè limitarsi a risposte a mezzo stampa venga finalmente in Commissione o in Consiglio regionale a fornire spiegazioni chiare su quanto accaduto. Se davvero il Presidente della Fondazione Petruzzelli non sapeva nulla di quanto accadeva nell’ente che presiedeva evidentemente dovremmo tutti interrogarci sulle sue capacità amministrative, se al contrario era al corrente di alcune delle mancanze della Fondazione, sia noi che i pugliesi saremmo ben lieti di saperne di più. Qualora non dovessero arrivare risposte chiare da tutti gli attori di questa vicenda, non escludiamo la possibilità di richiedere l’istituzione di una commissione d’inchiesta regionale che faccia una volta per tutte chiarezza sulla questione.

PETRUZZELLI, MARMO (FI): “FALLIMENTO? CRONACA DI MORTE ANNUNCIATA, NOTI I RESPONSABILI”. “Malgoverno istituzionalizzato che ha portato, oggi, ad udire l’eco di espressioni quali “fallimento”, preludendo ad una triste uscita di scena della Fondazione Petruzzelli, una delle più fragili fondazioni in Italia e l’unica che si trovi a gestire un teatro di cui non detiene il titolo di proprietà”. Lo dichiara il consigliere regionale di Forza Italia, Nino Marmo, a margine della riunione della VI Commissione consiliare di oggi, durante la quale si sono tenute le audizioni in merito alla Fondazione che porta il nome del politeama barese. “L’opacità nella gestione –prosegue- sono state oggetto di nostra denuncia da tempi non sospetti, ovvero prima ancora dell’intervento della Procura di Bari. Metodi consoni al feudalesimo, che hanno rinsaldato le fila dell’organico del personale a botte di chiamate dirette e amicizie sindacali. Oggi, dopo il taglio della programmazione teatrale e qualche cessione immobiliare dei soci fondatori, le casse della fondazione troverebbero pace, se non ci fosse il grosso problema relativo al personale. Il tutto confermato oggi dal Sovrintendente, che non ha celato la gravità della situazione.

In particolare, il problema degli orchestrali a lavoro prima dell’approvazione della legge del 2010, che haintrodotto l’obbligo di assunzioni tramite concorso pubblico per le fondazioni lirico-sinfoniche. Una norma intesa prima come retroattiva, scatenando una pioggia di ricorsi, e poi smussata nella sua efficacia dalla Corte Costituzionale. Risultato: 250 cause pendenti, azionate da 180 ricorrenti che, avendo lavorato prima dell’entrata in vigore della legge, pretendono l’assunzione a tempo indeterminato. E la fondazione, come ha detto il sovrintendente, non è nelle condizioni di assumerli senza evitare il tracollo finanziario. Peraltro, l’ente ha proceduto alle assunzioni –come ha riferito sempre il Sovrintendente- senza essere in possesso del DVR, il documento relativo alla sicurezza necessario per stipulare contratti di lavoro. Ebbene, i responsabili ci sono ed il presidente Emiliano non fu all’epoca estraneo a questo capolavoro. C’è da domandarsi, adesso, cosa succederà ad uno dei teatri più importanti d’Italia, se la fondazione (che lo gestisce senza avere alcun legame giuridico con il bene) dovesse fallire. Arriverà un altro contenitore utile al clientelismo promosso da alcuni? Oppure, finalmente, si comincerà a prendere atto dell’assurdità di un esproprio di un bene privato, che in passato ha regalato a Bari e a tutta la Puglia la fama di luogo di straordinaria cultura e prestigio artistico? Possiamo affermare –conclude Marmo- che sia la cronaca di una morte annunciata”.



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