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A Troia, da quel “pulpito” la predica è proibita

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Ambone Cattedrale Troia (st)

Foggia – DA certi pulpiti delle chiese era proibito predicare. Non sembri un paradosso: erano “amboni”. Si prenda un gioiello dell’architettura romanica pugliese come la cattedrale di Troia, dei primi del 1100. Quel cassero di pietra su quattro colonne, riccamente fregiato in bassorilievo, è un ambone, la struttura dalla quale si leggeva, cantava e proclamava la parola di Dio. Non un pulpito, quindi, la piattaforma, spesso di legno, su cui salivano i predicatori per rivolgere ai fedeli infuocati discorsi teologici.

Pulpito e ambone si confondono facilmente, si considerano sbrigativamente la stessa cosa, ma avevano funzioni liturgiche nettamente distinte. L’ambone è il simulacro della tomba vuota del Cristo, la notte di Pasqua vi si legge l’Exultet, la sintesi della storia della salvezza. È collocato nella navata di destra, a collegare la zona riservata ai celebranti e quella aperta ai cittadini, ma nella cattedrale di Troia si ritrova sul lato opposto. Risale al 1169, il costruttore è ignoto, è una grande cassa di marmo rettangolare, con gli esterni incorniciati a palmette e girali. Sul lato lungo sporge al centro un’aquila in altorilievo a reggere il lettorio. A sinistra, un leone in rilievo aggredisce un ariete, difeso da un cane. Il pulpito, invece, è un semplice baldacchino sopraelevato. Non è perciò dall’ambone che a Troia i predicatori infiammavano i cristiani, svolgendo soprattutto nel medioevo quel ruolo di forte comunicazione, di vera propaganda, affidato loro dalla Chiesa. La predica doveva conquistare, stordire, affascinare.

Usando accorte tecniche espressive il predicatore ammaliava il pubblico, lo incatenava alle sue parole. Con la suggestione retorica lo spingeva sulla strada della fede. I bravi predicatori erano contesi dalle città, che facevano a gara per assicurarseli. Autentici virtuosi della parola, seduttori di folle, realizzavano quella che si potrebbe considerare una forma di spettacolo a fine di proselitismo, alla pari dei telepredicatori in voga soprattutto negli Stati Uniti, ma in azione anche attraverso qualche antenna locale.

Non è solo la televisione ad aver sostituito la funzione della parola. Un ruolo di diffusione lo ha svolto ovviamente la carta stampata e lo assolvono tuttora talune iniziative editoriali, anche quelle di una casa editrice di primo piano come San Paolo, nota al grande pubblico dei lettori e non riservata agli addetti ai lavori (confessionali, in questo caso). Si pensi a testi che oggi riprendono e commentano autentiche Sacre Scritture, come la collana che offre versioni rinnovate della Bibbia, presentando il testo antico e una possibile traduzione attenta all’originale, seguendo anche i collegamenti tra Antico e Nuovo Testamento. Ad esempio: le “Lamentazioni”, 160 pag. 22 €, a cura di Elzbieta M. Obara e “Abdia Giona Michea”, 168 pag. 22€, di Donatella Scaiola. Sempre in tema di Bibbia, in “Dove sei signore?”, 160 pag. 14 €, Gianfranco Ravasi accompagna alla scoperta dei luoghi in cui si incontrano l’uomo e dio: l’orizzonte del creato, i luoghi dell’abitare terreno e i confini misteriosi della vita oltre la vita. Sorprendentemente, la Bibbia è ricca di vicende cariche di passione e tradimenti, di dedizione e tormento, di generosità e di calcolo. Le racconta Allan F. Wright in “Le grandi storie d’ amore e d’ amicizia della Bibbia”, sempre San Paolo, 152 pag. 14 €. Dall’Antico Testamento giungono lezioni importanti di accoglienza, di ospitalità al diverso. Mentre una umanità dolente, proveniente dai Sud del mondo, bussa alla porta della scintillante Europa – li chiamiamo “clandestini” – può essere prezioso scoprire (“Lo straniero nella Bibbia”, 224 pag. 14,90 €), che la Bibbia considera lo straniero come luogo divino. Non una minaccia ma, all’opposto, la porta che spalanca la relazione dell’uomo col cielo. L’autore, Carmine Di Sante, teologo e psicologo, giunge ad affermare quanto tanti hanno solo intuito: che negli occhi di chi ci chiede aiuto possiamo trovare il senso profondo della nostra esistenza.

Perché “Dio scrive dritto” (è un altro libro San Paolo, 176 pag. 16 €), assicura il cardinale Angelo Comastri in un dialogo con Saverio Gaeta. È la sua storia umana e spirituale di sacerdote guidato per strade che non avrebbe mai previsto. Un’autobiografia. Di umili origini, il piccolo Angelo è chiamato al sacerdozio. Dallo studio in seminario all’ordinazione, dalle prime esperienze pastorali all’inattesa nomina a vescovo di Piombino, poi Loreto e a Roma, cardinale arciprete della basilica di San Pietro e vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano. La malattia, gli incontri con Giovanni Paolo II e Madre Teresa. Comastri è predicatore profondo e ispirato, sa trasmettere il messaggio cristiano con passione e convinzione.


Redazione Stato



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