Capitanata

Arresti Black Wear, Tarantini: gravi danni per zone agricole

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Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia. (Fonte immagine: ambienteambuienti.com)

Bari – “L’OPERAZIONE Black Wear conferma come la Puglia sia una regione particolarmente esposta al traffico illecito di rifiuti come emerge anche dai dati del rapporto Ecomafia 2012. In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 39 le inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale”. Lo ha detto in una nota Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia.

L’operazione messa a segno dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico di Bari) in collaborazione con i colleghi dei Comandi provinciali di Foggia e Bari ha portato all’arresto di due persone, un imprenditore e consigliere comunale di Orta Nova ed un pregiudicato autotrasportatore, accusati di organizzazione criminale finalizzata al traffico nazionale ed internazionale di rifiuti speciali. Altre due persone risultano indagate. Sequestrata l’azienda “Annese Lorenzo” e cinque autocarri utilizzati per il trasporto dei rifiuti, complessivamente per un valore complessivo di cinque milioni di euro. L’indagine avviata inizialmente dalla Procura di Foggia è poi diventata di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Gli accertamenti sui gestori delle discariche abusive dove venivano smaltiti (o sotterrando o incendiando) gli abiti e le scarpe usate e, sugli autotrasportatori che trasportavano gli ingenti carichi, ha permesso di risalire all’imprenditore Annese la cui azienda acquista (anche dall’estero) e rivende all’ingrosso abiti e scarpe usati. Un’attività che chiaramente prevede, specie in alcuni periodi dell’anno, grandi riserve di magazzino che devono essere distrutte. L’imprenditore li ammassava, come se fossero stracci, in balle incelophanate falsificava le fatture di vendita o le bolle di accompagnamento.

“L’ottimo lavoro della DDA di Bari e del NOE -conclude Tarantini- ha fatto emergere l’esistenza di un vero e proprio traffico di rifiuti nazionali ed internazionali che ha prodotto l’evasione dell’ecotassa per circa un milione e mezzo di euro anche se nessuno, purtroppo, potrà risarcire i gravi danni ambientali arrecati alle zone agricole demaniali dove gli stracci venivano bruciati o interrati”.


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