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Capone su tagli agli enti di ricerca: Macelleria scientifica

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La vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico della Puglia Loredana Capone

Bari – “LASCIANO increduli e sgomenti le decisioni assunte dal governo con il decreto legge sulla spending review di ridurre i trasferimenti agli enti di ricerca”. Questo il commento della vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone sulla riduzione della spesa varata dal governo nazionale nei confronti dei centri di ricerca.

“Gli scienziati italiani – dice la vicepresidente – sono insorti all’unanimità e qualcuno di loro – come Fernando Ferroni, il Presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare che ha partecipato alla scoperta del ‘bosone di Higgs’ – ha scritto al Presidente Napolitano per chiedergli di sollecitare un ripristino di fondi al suo e agli altri Istituti di ricerca. E ciò mentre il ministro rimane in silenzio, il che mi provoca una profonda tristezza e grande preoccupazione per il futuro dell’Italia”. “Ora, intendiamoci bene – ha puntualizzato – un’accurata, rigorosa e chirurgica revisione della spesa pubblica in Italia è assolutamente necessaria per eliminarne sprechi e diseconomie ormai non più sostenibili. Ma la domanda è appunto questa: le risorse destinate alla ricerca sono da considerarsi uno spreco? Non c’è il rischio concreto, molto concreto che un taglio agli investimenti in ricerca privi il nostro Paese di una componente fondamentale per la sua crescita competitiva nello scenario della globalizzazione, costituita proprio dalla ricerca applicata e dall’innovazione tecnologica? Il tutto, in controtendenza, peraltro, con quanto fu fatto dai nostri padri costituenti e da quel gruppo di statisti che decisero di far uscire l’Italia dalle macerie della seconda guerra mondiale investendo.

Ed è possibile che un Governo di tecnici non rifletta su tutto questo e sugli effetti drammatici che le sue scelte potrebbero provocare? Consideriamo i dati OECD: nel 2010 la Germania ha investito 86,2 miliardi di dollari in ricerca; il Regno Unito 39,1; la Francia 50,0; il Canada 24,0; gli USA 401,6 (dato 2009); la Cina 154,1 (dato 2009); la Corea del sud 53,2; il Giappone 137,3; la Svizzera 10,5 (dato 2008); l’Australia 19,0; la Russia 32,8; la Spagna 20,4; la Polonia 5,8; la Svezia 12,5; la Romania 1,5; l’Italia 24,2. è anzitutto evidente che gli USA da soli investono quasi quanto tutti gli altri insieme e che l’Italia spende molto di meno rispetto a due economie di dimensioni paragonabili come la Francia e il Regno Unito. Ma a ben vedere il problema sollevato da questa decisione errata del Governo non riguarda solo gli enti di ricerca nazionali – fra cui persino il CNR, il Consiglio nazionale delle ricerche, il che francamente appare ancora più allarmante – ma potrebbe avere riflessi pesantemente negativi anche a livello locale e non solo sulle sedi decentrate di quegli Istituti, ma anche sulle scelte delle Regioni di sostenere – là dove accade come in Puglia – la ricerca e in particolare quella applicata.

Tagliare i fondi dello Stato significa indurre probabilmente chi dirige quegli enti a rivolgersi, per chiederne l’aiuto, alle Regioni che dispongono sì di fondi anche rilevanti da destinare alla ricerca, ma che non possono farsi carico da sole di sostenere legittime istanze di scienziati e di gruppi di ricercatori con il rischio concreto che, a questo punto, vadano all’estero a svolgere le loro attività che sono ben più considerate e finanziate.

La Regione Puglia ha destinato a investimenti industriali somme rilevanti, incoraggiando quelli con elevati contenuti di ricerca e di innovazione: oltre 1,4 miliardi di investimenti sono stati ammessi ad incentivazione godendo di 416 milioni di agevolazioni riconosciute. E se il sistema produttivo della Puglia sta tenendo meglio di altri lo si deve – oltre che all’impegno di imprese, lavoratori e Sindacati – anche ad un impegno dell’ente Regione che si può a buona ragione definire eccezionale e costruttivamente ‘aggressivo’ contro la crisi. E allora proprio per questo motivo è legittimo chiedere ai parlamentari di tutti i Partiti un impegno eccezionale per rivedere – nell’iter di approvazione del decreto legge governativo – quei provvedimenti che sono inaccettabili in un logica di crescita del Paese e di mantenimento della sua competitività internazionale. Il presidente Monti si è risentito che Giorgio Squinzi, all’unisono con la Camusso, abbia parlato, commentando i provvedimenti del Governo del rischio di macelleria sociale: In questo caso specifico si tratterebbe, com’è del tutto evidente, di ‘macelleria scientifica’.


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