Editoriali

Saldi, vince il chiuso

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Saldi estivi, negozi chiusi (st)

SONO partiti male, malissimo i saldi estivi 2012, al punto che molte vetrine non sono neanche state ancora allestite con i soliti immancabili adesivi che annunciano sconti stratosferici e senza precedenti. I consumatori hanno capito da subito che non era il caso di restare in città desertificate, come abbiamo verificato essere quella di Andria e altri centri urbani delle altre città limitrofe, quindi hanno preferito il mare rinviando la “curiosata” a chissà quando perché anche la prima fatidica domenica dei saldi, quella tanto attesa dagli ipermercati per fare il pieno (lo stanno facendo sempre a discapito dei piccoli negozi in coma), è andata buca, al punto che in tutta la Provincia di Barletta-Andria-Trani abbiamo registrato, anche quest’anno, la chiusura pressoché generalizzata dei piccoli negozi, tranne che per qualche cittadina marinara dove per consuetudine e mancanza di alternativa, i negozi restano aperti senza neanche incassare un sesto dei costi di gestione dell’apertura straordinaria, qualora in regola con assunzione di dipendenti e con il pagamento degli straordinari.

Una situazione che non è solo contingente e strutturale ma anche difficilmente risollevabile poiché anche le Amministrazioni Comunali, in generale, si dimostrano completamente insensibili rispetto ai problemi economici che le piccole imprese stanno vivendo né sembrano minimamente preoccuparsi dell’aumento vertiginoso del rischio di ricorso al prestito ad usura non per comprarsi la barca, come qualche stolto sindacalista disse alcuni mesi fa in televisione privata ma per pagare le tasse incassate dai comuni sull’orlo del dissesto finanziario piuttosto che dall’Erario che continua a “pretendere” dimenticando che se da un giorno all’altro dovessero chiudere anche solo un milione delle oltre 7 milioni e mezzo di partite iva, cancellandosi dagli Elenchi Inps, sarebbe il fallimento immediato dell’Italia e non la salverebbe neanche una “manovra” del miglior Schumacher visto che non potrebbero pagarsi più le pensioni.

Senza soffermarci sulle consuete, solite, noiose e strumentali annuali dichiarazioni di chi, almeno in occasione dei saldi, cioè due volte l’anno, cerca e trova spazio sui media invitando i consumatori a stare attenti alle truffe e finte promozioni, sotterrando ulteriormente quel minimo di dignità rimasta ai nuovi reclusi delle città cioè ai piccoli negozianti e alle loro famiglie, spostiamo la nostra attenzione sul dato di fatto che vedrebbe aggiungersi a tutti questi fattori “depressivi” anche un lassismo istituzionale delle Pubbliche Amministrazioni le quali continuano ad ignorare la necessità di mettersi assieme attorno ad un tavolo non solo per litigare se la sede della Asl deve restare ad Andria o andare, come tutto il resto, a Barletta ma anche, almeno una volta, per capire se quello che si sta facendo, quel poco che si sta facendo, quel minimo storico che si vorrebbe fare rispetto allo sviluppo e al progresso di questo territorio, possa passare attraverso una concertazione dalla quale possa emergere un’idea condivisa di sviluppo e di programmazione territoriale ed economico-sociale perché se anche unendo tutti i “cervelli” ciò non dovesse emergere allora bisogna veramente capire dove sia il problema perché se si scoprisse che non è solo di natura campanilistica o individualistica per salvaguardare i propri orticelli ormai incolti allora bisognerebbe intervenire urgentemente perché sarebbe oltremodo dannoso consentire che ognuno cammini in una direzione diversa giocando a rubarsi “il girovago” della città vicina invece di puntare al turismo di qualità che abbia soprattutto capacità di spesa ma che richiede servizi di altissimo livello e infrastrutture che noi ci sogniamo soltanto. Mandate in soffitta, quindi, tutte quelle iniziative fallimentari pensate e astutamente programmate per raccattare soldi pubblici e ancor più soldi dei privati commercianti che hanno creduto a chissà quale progetto di rilancio delle economie cittadine, facendo, ancora una volta, il gioco degli affaristi di professione, si torna alla cruda realtà che ci presenta un conto molto salato che nella maggior parte dei casi non si è in grado di pagare.

Se a tutto questo si aggiunge un clima generalizzato di incertezza e di assenza di una sicura e seria guida istituzionale, allora i prossimi mesi saranno molto difficili e in questo caso evitiamo di divulgare, almeno per ora, i dati che già stiamo raccogliendo rispetto ai mancati pagamenti che ci saranno per le scadenze di luglio e di agosto in materia di imposte, tasse, contribuzione Inps e tutte le altre decine di mannaie pronte ad abbattersi sulle teste già pendenti dei piccoli commercianti tanto “utili” in taluni casi quanto dimenticati immediatamente dopo essere stati “utilizzati”.
Intanto anche questa mattina, lunedì 9 luglio, quasi la totalità dei negozi interessati dalla normativa sui saldi, sono restati chiusi. Il mercato del lunedì di Andria? Un disastro!

(Savino Montaruli è Presidente di Unimpresa BAT)



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