Manfredonia

Impigliato nell’argano di un peschereccio muore 35enne

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Muore a bordo di un peschereccio

Muore a bordo di un peschereccio (forum.meteonetwork.it)

Manfredonia – COME consuetudine, nella loro attività professionale, stavano pescando a largo di Varcaro (zona Macchia di Monte Sant’Angelo). A bordo del peschereccio il comandante del natante ed anche un operatore. Improvvisamente verso le 4 di stanotte, giovedì 9 settembre, un cittadino di Manfredonia, Luigi Grumo, 35enne (classe 1975), sarebbe rimasto impigliato, durante la battuta di pesca, nel verricello collegato all’argano (macchina posta a bordo di ogni natante in grado di esercitare sforzi verticali, per sollevare carichi, o orizzontali, per trascinarli, per mezzo di un organo di trazione – il v.) dello stesso natante. Come su tutti i motopescherecci, la macchina in questione consente infatti l’arrotolamento del cavo collegato alla rete da strascico. Probabilmente il pescatore potrebbe essere rimasto impigliato nella catena utile per il tiraggio delle reti con una parte dei vestiti o con una mano.

TANTO è bastato per colpire il corpo (testa) dell’uomo e provocarne il decesso. Il comandante del pescheccio Andromeda di Manfredonia è rimasto sotto shock dopo la morte del proprio operatore, ricoverato nel locale ospedale San Camillo De Lellis.

AD avvisare il personale della Capitaneria di Porto sarebbero stati altri pescatori presenti nella zona per la consueta attività di pesca. Dopo la richiesta di intervento alla Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Manfredonia, alcuni operatori sono subito giunti sul posto ma riuscendo solo a constatare il decesso del pescatore 35enne.

In corso i primi accertamenti finalizzati all’eventuale inchiesta penale condotta dalla Procura della Repubblica di Foggia e all’inchiesta amministrativa della Capitaneria di Porto di Manfredonia. Il natante sarebbe in regola da un punto di vista cartolare-amministrativo e quindi delle relative autorizzazioni. I familiari del giovane sono stati già avvisati per il rinoscimento del cadavere. Riconoscimento avvenuto dopo qualche ora.

IN PASSATO ALTRI INCIDENTI – Va ricordato che anche in passato altri operatori del Compartimento marittimi di Manfredonia sono stati vittime di decessi e infortuni a seguito di incidenti provocati dall’argano posta a bordo dei pescherecci.

Redazione Stato, riproduzione riservata



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Commenti


  • Angelo Riccardi

    Il mare che dà, il mare che prende

    Fare il pescatore significa fare una scelta di vita, accettando di essere sempre in balia del vento, della pioggia, e della sorte.
    Vivere di pesca vuol dire ancora oggi, nell’epoca di internet, saper leggere nel cielo, nei ritmi delle stagioni, nei cambiamenti del mare, e nei segni.

    È un mestiere antico, quello del pescatore, nato insieme alla nostra città.
    Manfredonia è fatta di cognomi di mare, generazioni di pescatori che si sono tramandati l’arte della pesca, sempre in bilico tra innovazione e tradizione, una sapienza che non si impara all’università ma si tramanda a voce.
    Un mestiere che non ha orari né pause, non offre grandi prospettive di guadagno e comporta giornate di lavoro massacrante.
    Eppure l’andare per mare conserva un fascino particolare che sa di eroismo e libertà.

    Mio nonno Raffaele era pescatore.
    Quando tornava da mare veniva sempre a casa: “Uagliò, stànne i pìsce!” diceva entrando, e aveva addosso quell’odore inconfondibile di alghe e salsedine.
    Era un tipo di poche parole, parlava con lo sguardo, e sorrideva solo quando parlava della famiglia, quando si vantava dei suoi nipotini, e quando aveva avuto una buona pescata.

    Ho incontrato molti pescatori, e somigliano tutti un pò a mio nonno: uomini amanti della propria famiglia e del proprio lavoro, caratteristiche di un mondo che, se oggi può sembrare un po’ sfuocato, non svanisce mai perché fatto di storia, valori e sentimenti di intere generazioni.
    Un mondo fatto di silenzio, fatica, insicurezza, di reti issate a forza di braccia, di fiocine e barche.
    E di quell’odore che racconta la vita di un’intera città, che dal mare riceve la vita, il lavoro, l’amore… A volte anche la morte, perché di mare si può morire.

    E il mio pensiero va a Luigi, che al mare ha dato la vita, sottile e tenace come il filo di una rete da pesca.

    Il sindaco di Manfredonia
    Angelo Riccardi


  • lucia bottalico

    è proprio vero il mare che dà ,il mare che prende ,il mio pensiero a luigi , un mio parente tra l altro anche stando lontana da manfredonia ho appreso la tragica notizia ,la mia famiglia di pescatori conosce bene il rischio un grosso abbraccio alla famiglia ,sicuramente distrutta da questa tragedia.io credo che il disegno di dio è spesso incomprensibile come in questo caso lucia bottalico

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