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"Non molleremo sugli inutili permessi di ricerca petrolifera nel nostro mare"

Trivelle. Emiliano a Gentiloni “Siamo teste dure presidente..” (VIDEO)

"Presidente Gentiloni, questa occasione è utile anche per aggiornare lo stato di attuazione del Patto per la Puglia sottoscritto il 10 settembre 2016 tra il Governo e Regione, che prevede la realizzazione di 47 Azioni"

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Roma. ”Siamo teste dure Presidente. E non molliamo mai.
 Non molleremo sugli inutili permessi di ricerca petrolifera nel nostro mare.
 Lei si immagina cosa accadrà quando qualcuno proverà a sondare il mare del Salento con l’airgun sconvolgendo flora, fauna e struttura geologica del fondo marino pugliese?
”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, rivolgendosi al premier Paolo Gentiloni nel corso della inaugurazione della Fiera del Levante, a Bari.

“Presidente Gentiloni, questa occasione è utile anche per aggiornare lo stato di attuazione del Patto per la Puglia sottoscritto il 10 settembre 2016 tra il Governo e Regione, che prevede la realizzazione di 47 Azioni.
 
Il Patto per la Puglia risulta complessivamente ad oggi in avanzata attuazione. In appena un anno dalla sua sottoscrizione abbiamo impegnato risorse per più di 400 milioni ed altre misure pari a 300 sono in fase di attuazione”. Così tra l’altro Emiliano (in basso intervento integrale).

81^ EDIZIONE DELLA FIERA DEL LEVANTE – INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE PUGLIA MICHELE EMILIANO

”Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
signore e signori,
 

il sole, il mare della Puglia, la sua bellezza, il suo Popolo che accoglie i migranti allo stesso modo in cui è stato accolto nei secoli arrivando qui dalle diverse parti mondo, vi danno il benvenuto non a parole, ma attraverso l’impegno con il quale cerchiamo tutti i giorni di rendere fecondo ogni angolo di questa terra meravigliosa.
 


Stamattina Lei, Presidente, ha visitato una delle nostre imprese più avanzate che ha realizzato il suo stabilimento nel settore dell’aerospazio in mezzo agli ulivi, recuperando l’acqua piovana e producendo l’energia elettrica necessaria al suo funzionamento attraverso pannelli fotovoltaici sistemati sui tetti senza inutile consumo di suolo agricolo.
 


Minisatelliti pugliesi e aerei made in Puglia vengono dalla cultura delle cose fatte bene, ogni giorno, partendo da progetti umili e realizzabili.
 


Come umile e realizzabile è il caso della OM carrelli i cui operai e tecnici saluto come fratelli e sorelle, che dopo aver subito la chiusura ad opera della Kion, hanno, con il contributo attivo di Stato, Regione e Comuni di Bari e Modugno dato vita alla prima auto interamente elettrica prodotta in Italia, anch’essa totalmente made in Puglia.

Sarebbe bello se il suo Governo dopo aver fatto tanto per creare questa fabbrica desse indirizzo a tutte le pubbliche amministrazioni statali attive nelle città gravate da problemi di PM10 e di inquinamento da circolazione automobilistica di usare solo auto totalmente elettriche come la “nostra”. Con l’auto elettrica Tua Autoworks avremo così completato la filiera dell’automotive pugliese nella zona industriale di Bari.
 


Siamo teste dure Presidente. E non molliamo mai.
 Non molleremo sugli inutili permessi di ricerca petrolifera nel nostro mare.
Lei si immagina cosa accadrà quando qualcuno proverà a sondare il mare del Salento con l’airgun sconvolgendo flora, fauna e struttura geologica del fondo marino pugliese?
 


Persino due salentini doc come il premio Oscar Helen Mirren e il grande regista Taylor Hackford, sono insorti in questi giorni chiedendo al suo governo di sospendere queste autorizzazioni.


Stiamo per formare all’interno della Agenzia Regionale per l’Ambiente l’Ufficio per la tutela del mare e per la promozione della blu economy. Faremo i soldi col mare senza inquinarlo. Può scommetterci.
 


La bellezza, presidente, è la cifra della nostra regione. Ed in suo nome stiamo lavorando a modifiche della legge urbanistica regionale per consentire ai sindaci pugliesi di fare più rapidamente i piani regolatori, coordinandoli con i piani delle coste.
Consentiremo così ai pugliesi che lo desiderano di demolire i loro immobili troppo vecchi o troppo brutti, ottenendo in cambio del restauro del paesaggio o del disegno urbano, premi in cubatura per ricostruire in altri luoghi indicati dai Pug ciò che serve allo sviluppo delle comunità.
 


E i premi in cubatura ci saranno anche per coloro che demoliranno e ricostruiranno con criteri antisismici nel medesimo luogo ove attualmente sorgono.
 


Demolire per ricostruire riusando il territorio con spostamenti di volume in funzione delle politiche di ciascuna area della Regione. E così faremo profitti con la bellezza, la sicurezza idrogeologica e sismica.
 


La plastica è ovunque nel nostro pianeta e dobbiamo partecipare attivamente alla costruzione di una filiera industriale che partecipi a quello che sembra ormai un obiettivo globale: dimezzare nei prossimi dieci anni la plastica dispersa nell’ambiente guadagnandoci e ritornare alla cultura dei contenitori riutilizzabili per cibi e bevande. Il costo strettamente industriale assai modesto di questi supporti e il loro scriteriato utilizzo anche solo per pochi secondi sta sconvolgendo il mare e determinando costi di pulizia e recupero spaventosi.
 


Chiederemo ai pescatori pugliesi di non ributtare in mare i rifiuti che raccolgono nelle loro reti, ma di conferirli allo sbarco come ci siamo impegnati a fare con la fondazione Angelo Vassallo, il sindaco pescatore, ucciso da ignoti il 5 settembre 2010. Per lui la Puglia chiede ancora una volta giustizia.
 


La nostra legge sull’economia circolare imporrà ovunque sia possibile criteri industriali che limitino la produzione di rifiuti aumentando l’ecotassa per tutti quei metodi di confezionamento che scaricano sul consumatore e sulle tasse urbane pagate da quest’ultimo la loro apparente economicità.
 


Si dovrà studiare il costo dei processi industriali avendo riguardo non solo al costo dei consueti fattori della produzione, ma anche al costo di smaltimento o di salute dei modelli produttivi.
 


Se, come è ormai inconfutabile in letteratura, un processo industriale produce, ad esempio, PM10 che innalza la mortalità e la morbilità per le malattie cardiovascolari e respiratorie, occorrerà calcolare il danno così inferto alla singola vita umana ed al sistema sanitario nel suo complesso almeno fino quando la legge non vieterà questi processi. Il che ci auguriamo avvenga al più presto.


La legge pugliese sulla valutazione preventiva del danno sanitario, che è pacificamente applicabile per tutti gli stabilimenti industriali pugliesi, dovrà essere applicata ovunque e a chiunque senza deroghe per nessuno.
 


Il processo di decarbonizzazione messo a punto dalla Regione Puglia è una cosa seria e mira ad eliminare totalmente il carbone dalle nostre produzione il più in fretta possibile. Persino Papa Francesco mi ha invitato presso la santa Sede per descrivergli le nostre intenzioni e il nostro piano ed abbiamo scoperto di essere perfettamente allineati al Suo pensiero.
 


Il Piano è stato condiviso con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e mira ad abbattere gli altissimi livelli di emissioni di Co2 e di diossine determinati soprattutto dall’Ilva di Taranto che per quanto diminuite nell’ultimo periodo a causa del dimezzamento produttivo.
 


Il Comune di Taranto e la Regione Puglia e tutte le associazioni ambientaliste in questa ottica hanno duramente contestato il piano ambientale presentato dagli acquirenti ILVA nelle note depositate dopo che la Regione Puglia aveva richiesto invano, nello scorso gennaio, il riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale chiedendo di rivedere i limiti emissivi del PM10 in modo tale da assicurare un impatto sanitario sostenibile.
 


Eppure in sede europea la Commissione competente contesta all’Italia testualmente “la cattiva applicazione della direttiva relativa alla qualità dell’aria ambiente – Superamento dei valori limite di PM10”.
Per la “Puglia –Zona industriale” la Commissione aggiunge che la risposta alla costituzione in mora del Governo “non contiene informazioni relative alla revisione delle pertinenti autorizzazioni”.
 


Come a dire: che aspettate a ridimensionare la principale fonte di emissione nonostante il superamento dei valori limite del PM10?
 
Insomma decarbonizzare l’Ilva costituirebbe ipso facto la chiusura delle procedure di infrazione di tutta l’Italia per i superamenti del PM1, ma nonostante la Regione Puglia insista da tempo in questa direzione si è persino evitato di inserire la decarbonizzazione tra le condizioni imposte agli acquirenti Ilva.
 


Anzi questi ultimi posticipano in modo inaccettabile persino la copertura dei parchi minerari.
 


E se a causa del mancato adempimento delle prescrizioni ambientali non si riuscisse a tenere aperta la fabbrica? E se così si ottenesse l’agognato obiettivo di tanti di chiudere uno dei pochi concorrenti europei dell’acquirente dell’Ilva, visto peraltro che questo già sfiora la soglia produttiva massima prevista dalle quote europee dopo le quali non resta che la dismissione di uno o più stabilimenti?
 I parchi minerari che riversano sui tetti del quartiere Tamburi tonnellate di polveri all’anno e tutte le incongruità del piano ambientale che abbiamo segnalato saranno infatti per noi come la linea del Piave.
 


Se anche l’Italia, come la Puglia, avesse una legge sulla partecipazione dei cittadini alle scelte politiche, le lobbies che tentano di influenzarle in violazione dell’interesse generale, troverebbero pane per i loro denti.
 
 Se a Roma vigesse la stessa legge che abbiamo approvato in Puglia, i lobbisti che vogliono parlare con un politico o con un impiegato per sostenere il proprio business, dovrebbero iscriversi nell’apposito albo e annunciare la propria visita sulla agenda degli incontri leggibile da tutti.
 
Le lobbies sono importanti, ma non devono influenzare le scelte dei governi facendoli venire meno al principio d’imparzialità previsto dalla Costituzione.
 


Ho letto sui giornali che il suo Governo ha impugnato la nostra legge sulla partecipazione nella parte in cui consente a noi pugliesi di discutere in un dibattito pubblico delle opere di interesse nazionale nelle quali è coinvolta per ragioni istituzionali anche la Puglia dovendo esprimere intese o pareri.
 


Si pretende dunque da parte del Governo che in questi casi i pugliesi non possano discutere tra di loro delle opere di interesse nazionale che riguardano il loro territorio?
 


Secondo gli esperti giuridici del Mise è troppo pericoloso che la stessa regione che ha promosso il referendum sulle trivelle, che chiede la decarbonizzazione dell’Ilva, che ha demolito i suoi immobili abusivi, che ha bonificato le sue città dall’amianto, che ha risolto la gran parte delle centinaia di infrazioni europee di sua competenza sui rifiuti e sulla depurazione delle acque, sia chiamata a ragionare, solo a ragionare – la nostra legge infatti nulla sposta della competenza nazionale a realizzare le stesse – delle grandi opere che devono essere realizzate sul suo territorio?
 

Faremo questa battaglia davanti alla Corte Costituzionale. La faremo con tutta la forza morale di cui disponiamo.
 
 E pensare che avevamo offerto garbatamente al Governo piena disponibilità per modificare la nostra legge ove la stessa “politicamente” fosse risultata indigesta. Ma tale collaborazione è stata rifiutata incomprensibilmente.
 


Eppure la nostra legge è identica sul punto a quella della Toscana che pure non è mai stata impugnata dal Governo.
 
Per ragioni che non comprendo il Governo ha più paura della libera discussione dei pugliesi che di quella dei toscani?
 


Deve essere vero che siamo un posto speciale e che dobbiamo per questo accettare una speciale sorveglianza!
 
Quest’ultima vicenda Presidente mi dà la sensazione che la sua opera di pacificazione del Paese che tanta fiducia sta suscitando negli italiani dopo i disastri del passato, debba ancora proseguire e svolgere i suoi effetti. Non demorda. Segua la sua natura e il suo istinto di servitore dello Stato che non si piega davanti a nulla se non alla legge e all’interesse della Repubblica.
 


Se alcune Regioni, tra cui la Puglia, stanno seriamente pensando di richiedere al prossimo parlamento maggiore autonomia e maggiori poteri, è forse proprio perché gli stessi centri di potere che avevano sostenuto la riduzione del ruolo delle regioni nello sventato progetto di riforma costituzionale, fanno loro ancora sentire il fiato sul collo.
 


Nessuno deve avere paura del confronto. Il problema non sono le grandi opere o i vaccini. Il problema è la volontà dei cittadini di dire la propria sui grandi temi. La voglia degli italiani di riappropriarsi di spazi di partecipazione e autodeterminazione, nel rispetto delle leggi e degli obiettivi del Paese.
 


Ne è una piccola dimostrazione questo mio intervento che come ogni anno è stato scritto a quattro mani con l’aiuto dei pugliesi, 330 per la precisione, attraverso facebook: se ha tempo legga quel che hanno scritto, ne vale veramente la pena.
 


Il Paese è più maturo e consapevole di quello che pensiamo. Ed è a questa maturità e consapevolezza che dobbiamo fare appello per impedire ai populismi di avere la meglio. Ascoltare pazientemente i cittadini, come io faccio ogni giorno, anche solo rispondendo alle loro telefonate, è il modo migliore per convincerli che i politici non sono tutti uguali.
 


Un lungo e paziente ascolto e la più ampia partecipazione ci hanno consentito di varare a febbraio di quest’anno il primo piano strategico del turismo. Si chiama Puglia365, perché abbiamo l’idea di una Puglia sold out tutto l’anno.
Per allungare la stagione dobbiamo puntare sugli stranieri, che sono cresciuti del 154% negli ultimi dieci anni. Internazionalizzare significa destagionalizzare.


Guardando alle mete internazionali, quest’anno da ottobre partirà un’attività che prevede incontri business to business e una campagna “We Are in Puglia” il nostro fortunato hashtag che ha raggiunto su Instagram e Twitter milioni di follower.
 


Il 2017 è stato l’anno record per il turismo pugliese, ma stiamo già lavorando per la prossima stagione, per accogliere turisti da tutto il mondo come familiari che tornano a casa.
 


Presidente Gentiloni, questa occasione è utile anche per aggiornare lo stato di attuazione del Patto per la Puglia sottoscritto il 10 settembre 2016 tra il Governo e Regione, che prevede la realizzazione di 47 Azioni.
 


Il Patto per la Puglia risulta complessivamente ad oggi in avanzata attuazione. In appena un anno dalla sua sottoscrizione abbiamo impegnato risorse per più di 400 milioni ed altre misure pari a 300 sono in fase di attuazione.
 
 


Le risorse sono state impegnate grazie al ruolo che la regione ha svolto nei confronti dei soggetti beneficiari ed attuatori esterni,evitando che sugli stessi gravino le conseguenze derivanti dalla insufficiente disponibilità di cassa messa a disposizione a livello nazionale fino al 2019, assicurando a tale riguardo i necessari flussi finanziari per l’attuazione di tutti gli interventi previsti attraverso il ricorso ad anticipazioni a valere sulle proprie disponibilità finanziarie che la Regione ha a disposizione, nonché con l’assolvimento di tutti gli adempimenti che consentono di poter richiedere in qualsiasi momento la prima anticipazione.
 


E Occorre ricordare che una quota consistente del FSC spettante alle Regioni del Sud è stato attribuito al MIT. Pertanto, una quota pari a circa 2 miliardi di euro vede come soggetti attuatori RFI e ANAS i quali, quindi sono chiamati ad adempiere a tutte le fasi che vanno dalla predisposizione della progettazione tecnica alla realizzazione e rendicontazione degli investimenti realizzati. 
 


Ho dovuto essere così pedante nel ricostruire lo stato di attuazione del Patto per la Puglia perché spesso sento parlare dell’anticipo del 10% che sarebbe disponibile per la Regione ove fossero inseriti i progetti nell’apposita piattaforma. Ebbene, la Puglia non ne ha bisogno grazie agli avanzi di amministrazione di cui dispone, al punto che ha potuto anticipare ai soggetti attuatori, per conto dello Stato, la parte del Patto non ancora disponibile al fine di consentire a questi ultimi soggetti la rendicontazione entro i termini. Segnalo comunque che da luglio scorso la Regione ha provveduto all’inserimento in banca dati di tutte le informazioni previste.
 
Sarebbe invece interessante sapere dal Governo se la gran parte dei finanziamenti del Patto per la Puglia non ancora disponibili siano stati finalmente messi a disposizione delle Regioni perché altrimenti sarà impossibile effettuare la spesa nei termini.
 


Anche perché abbiamo azioni importantissime da portare avanti. Siamo la prima Regione che ha attivato il Reddito di Dignità, misura organica e universalistica per il contrasto alla povertà.
30.000 domande presentate nel 2016, 13.000 nel 2017. La governance regionale ha consentito una forte alleanza con il sistema dei Comuni che ha portato, nonostante l’enorme complessità di coordinamento con la misura nazionale, a un primo giro di boa in cui si può sostanzialmente dire che la misura RED è a regime.
 


Ad un anno dall’avvio sono 13.000 i cittadini ammessi al beneficio economico, di cui oltre la metà sono utenti solo ReD, cioè persone che con la sola misura nazionale (SIA) non avrebbero avuto alcun beneficio economico. Regione Puglia investe per ogni annualità almeno 30 milioni di euro di risorse regionali in aggiunta a quelle stanziate dal governo nazionale per il SIA. La prospettiva, già da fine anno è quella di rendere più favorevoli i criteri di ammissione per estendere la platea, ed arrivare al target che ci siamo prefissati di almeno 20.000 beneficiari per annualità.
 


Tra i temi che vorrei porre alla Sua attenzione, sicuramente c’è quello delle politiche per l’immigrazione che dovrebbe essere di esclusiva competenza dello Stato, e che invece, occupa un ruolo centrale nell’agenda del Governo regionale.
 


Abbiamo, infatti, attuato interventi finalizzati all’inclusione socio-lavorativa ed al miglioramento delle condizioni abitative dei lavoratori. Abbiamo superato gli “insediamenti informali” spingendo con tutte le nostre forze il Ministero dell’Interno ad azioni più decise di contrasto al sistema del caporalato mafioso. E ci siamo riusciti, se è vero che dopo 15 anni c’è stato lo sgombero del Gran Ghetto. E speriamo che l’opera diuturna della Prefettura e della Questura di Foggia impedisca che ridiventi terra nessuno.
 


Da circa un anno in Capitanata è stato avviato, in via sperimentale, lo sviluppo di progetti di agricoltura sociale innovativa.
È stato progettato un modello alternativo di accoglienza, volto a migliorare le condizioni di vita dei braccianti che raggiungono la Puglia nei mesi della raccolta ortofrutticola estiva.
 


Il Governo regionale ha programmato la realizzazione di tre foresterie (due in Provincia di Foggia, una in Provincia di Lecce) capaci di ospitare 1.300 lavoratori migranti. La prima foresteria è stata inaugurata a Nardò (Le) lo scorso 23 agosto.
 


Il piazzale della stessa è stato dedicato dal sindaco di Nardò a Stefano Fumarulo, valoroso dirigente della Regione Puglia che ha determinato queste politiche, scomparso a 38 anni mentre si stava recando a Foggia per adempiere al suo dovere, anche a causa della fatica del suo impegno.
 


La collaborazione di tutte le aziende agricole pugliesi che ci è già stata assicurata sarà determinante per il successo del contrasto alla criminalità organizzata che taglieggia la nostra agricoltura e già domani sono previsti importanti eventi che mirano alla stipula di accordi con le organizzazioni agricole che mirano ad una corretta applicazione della nuova legge sul caporalato che tante preoccupazioni sta creando anche tra gli agricoltori onesti che temono di essere ingiustamente coinvolti a causa della particolare severità della stessa.
 


Il tema di chi fugge dal proprio paese fa venire in mente Mediterraneo di Gabriele Salvatores, uno dei più bei film italiani premiato col premio Oscar, espressamente dedicato a chi scappa alla fine della proiezione.
Il sergente Lorusso, (Diego Abbatantuono) cerca di convincere Antonio Farina, impersonato da Giuseppe Cederna, nascosto in un barile di olive, a lasciare l’isola per ritornare a casa.
Nel tentativo di convincerlo gli dice: “Tonino sta cambiando tutto, c’è da rifare l’Italia, ricominciamo da zero, c’è grande confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente, dai, andiamo, costruiamo un grande bel paese per vivere, te lo prometto. Ma dai è anche il nostro dovere.
Ma Tonino gli risponde: “Si sono dimenticati di noi ed io voglio dimenticarmi di loro. Rifare l’Italia, cambiare il mondo, io non sono capace, non ci credo”.
Questo dialogo descrive la differenza tra coloro che “rimangono” nel tentativo di cambiare le cose e coloro che scappano accontentandosi, per così dire, dell’amore di una donna e di un ristorante su un’isola greca.
Ancora oggi non saprei cosa consigliare a un amico in dubbio tra queste due opzioni: fare il proprio dovere verso la propria comunità a rischio di fallire e di non riuscire neppure a vivere compiutamente la propria vita privata oppure dedicarsi alla dimensione più intima e personale dell’esistenza rifuggendo da ogni responsabilità pubblica?
Mediterraneo non finisce bene, perché il sergente Lorusso torna sull’isola da Tonino e quando anche il loro tenente li raggiunge in vecchiaia, deve ammettere che: “Non si viveva poi così bene in Italia. Non ci hanno lasciato cambiare niente. E allora… E allora gli ho detto.. Avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice. Cosi gli ho detto.. e sono venuto qui”.

È la metafora dei tanti italiani che si sono allontanati dalla politica e dal Paese accorgendosi che essi tradiscono sovente le promesse.
Parlare qui alla presenza del Presidente del Consiglio, cercando di dire, ancora una volta, ciò che è utile alla nostra comunità per cambiarla in meglio spero ci aiuti a non sentirci traditi dalla inefficienza e dalle bugie di chi nelle istituzioni avrebbe dovuto comportarsi diversamente, come capitò ai nostri soldati abbandonati nelle isole greche dopo l’armistizio.
Sta a noi cambiare il finale del nostro film sì da lasciare sopravvivere la speranza che la nostra azione abbia veramente un senso.


Molto dipenderà dalla fortuna che avremo, ma anche dalla integrità morale con la quale consegneremo alla generazione successiva le nostre responsabilità dimostrando di aver fatto tutto ciò che era umanamente possibile per mantenere la nostra promessa, il nostro giuramento.
Noi pugliesi abbiamo deciso di rimanere e di batterci. Per vincere, non solo per partecipare”.



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Commenti


  • vaccaro

    E solo demagogia, il mangiacozze barese fateci caso non parla mai di energaz…parole parole…parole. Fanno solo finta di combatteere invece poi…

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