Economia

Cosa succede alle banche italiane (Rassegna.it@)

Di:

Monte Paschi di Siena (fonte image: economiablognetwork.it)

DOPO la disdetta del contratto nazionale decisa dall’Abi, un nuovo piano di tagli all’organico varato da Mps: 8 mila persone in esubero entro il 2017 e altre 150 filiali chiuse in aggiunte alle 400 che già devono chiudere i battenti. Situazione allarmante, quella dell’istituto senese, cui si aggiunge la preoccupazione per il futuro di Unipol. E oggi Bankitalia ha diffuso le analisi sui bilanci delle banche italiane da cui risulta una stretta sul credito sia privato, sia alle imprese. Un quadro complessivo a tinte fosche, sotto tutti i profili. E il 31 ottobre è previsto lo sciopero generale dei sindacati contro la disdetta del contratto.

Il nuovo piano Mps. Il Monte dei Paschi di Siena prevede di chiudere altre 150 filiali in aggiunta alle 400 già chiuse e di arrivare ad un totale di 8000 esuberi al 2017, di cui 2700 circa già usciti al 30 giugno del 2013, con una riduzione stimata di circa 500 milioni di euro del costo del personale. E’ questo il progetto dell’istituto contenuto nel nuovo piano di ristrutturazione 2013-2017, approvato il 7 ottobre dal cda, secondo le linee guida concordate con il ministero del Tesoro e la Commissione europea, il cui disco verde è previsto entro la data della relazione trimestrale fissata per il 14 novembre. Il piano prevede che nel corso del 2014 saranno varati l’aumento di capitale da 2,5 miliardi e il rimborso di 3 miliardi di Monti bond.

“E’ incredibile che non si riaprano le trattative”. Questo il commento, all’indomani dell’approvazione del piano, da parte del segretario Fisac-Cgil di Siena, Antonio Damiani. Damiani ha annunciato che il 9 ottobre a Siena si terrà un incontro tra i rappresentanti sindacali, l’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, e la responsabile delle risorse umane Ilaria Dalla Riva, per i dettagli del piano. “Non è chiaro – ha aggiunto il sindacalista – come potranno essere effettuati gli altri 5300 esuberi cha vanno ad aggiungersi a progetti sbagliati già presenti nel piano industriale precedente, come la disdetta del contratto integrativo e le esternalizzazioni”. All’incontro il sindacato chiederà “l’immediata riapertura del confronto con le organizzazioni sindacali aziendali per porre le basi per il rilancio della banca e per un contenimento dei costi rigoroso ma non lesivo dei livelli occupazionali e dei diritti”. La Fisac di Siena comunica inoltre che sempre il 9 sono convocati a Siena i direttivi di coordinamento Fisac di tutta Italia “per affrontare la situazione venutasi a creare dopo la revisione del piano industriale“.

“Riaprire il confronto con i vertici di Monte Paschi di Siena e, allo stesso tempo, avviare un tavolo con il governo perché la questione Mps, con il suo rilancio, risanamento e gli esuberi annunciati, è un tema di rilevanza nazionale e anche perché, dopo aver concorso a definire il piano della banca nei confronti dell’Ue, l’esecutivo deve garante delle prospettive e della tutela occupazionale”. E’ quanto affermato dal segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, oggi nel corso dell incontro con l’amministratore delegato di Rocca Salimbeni, Fabrizio Viola, e le organizzazioni sindacali di categoria, all’indomani della presentazione del piano di ristrutturazione approvato dal Cda della banca senese. Nel corso del suo intervento, il leader della categoria dei lavoratori del credito della Cgil ha ricordato come “sarebbe stata necessaria una consultazione prima del varo del piano e in ogni caso va assolutamente riaperto un confronto con i vertici della banca da qui in avanti perché la questione occupazione in Mps, per le dimensioni e per l’impatto, è un tema di grande impatto, a maggior ragione in un contesto del settore in cui Abi disdetta il contratto e punta a non rinnovare l’accordo sul fondo di sostegno al reddito e all’occupazione”. I numeri del piano presentato ieri, infatti, ha sottolineato il dirigente sindacale, “ovvero un pacchetto di 8 mila esuberi complessivi, di cui 3.400 derivanti dal nuovo piano che raggiungono i 5.300 con la cessione di asset ed esternalizzazioni, sono associabili alla chiusura di una fabbrica come Mirafiori o come la chiusura di almeno 2.500 imprese dei distretti industriali”.

Ed è alla luce di questi numeri che Megale chiede un impegno al governo. “E’ proprio per avere garanzie che rilancio e risanamento siano reali e che l’occupazione venga tutelata al massimo che chi come il governo ha concorso a definire il piano nei confronti dell’Europa sia ora garante delle prospettive e della tutela occupazionale”, ha detto aggiungendo che: “Non mi consola l’aver avuto ragione che il vecchio piano era inadeguato, quel che conta ora è aprire un confronto serio che metta al centro il risanamento ma anche i lavoratori nella difesa dei loro diritti e delle garanzie per il futuro”. Per tutto questo, ha concluso Megale, “è indispensabile, fermo restando le diversità che hanno caratterizzato l’azione sindacale nei mesi passati, proprio a partire dal giudizio sul vecchio piano industriale, essere capaci di superare le divisione e ricostruire quell’azione unitaria capace di porre al centro la difesa dell’occupazione e la tutela dei diritti dei lavoratori”.

Sappiamo che si tratta di un piano difficile da realizzare, ma ce la metteremo tutta. L’Unione Europea ci obbliga a realizzare in poco tempo una riorganizzazione che tutto il sistema bancario italiano sarà obbligato a fare nei prossimi anni. La priorità è riuscire a mantenere la banca autonoma, a beneficio di tutti gli stakeholders compresa la Fondazione Mps”. E’ quanto ha affermato il presidente di Mps, Alessandro Profumo, in un’intervista al Sole 24 Ore, sottolineando che “la nazionalizzazione è l’ipotesi estrema, non rientra nei nostri obiettivi”. Quanto ad alleanze con altre banche, ha detto: “Siamo disponibili a valutare tutte le opzioni, in Italia e all’estero. Per ora non c’è nulla di concreto”. A proposito degli esuberi, Profumo ha chiarito che i tagli saranno fatti “senza nessun licenziamento, accompagnando gradualmente i dipendenti all’uscita entro il 2017”. Quanto all’ipotesi che si faccia avanti Intesa Sanpaolo che però ha già smentito l’interesse, Profumo ha sottolineato: “Se ci sono gruppi bancari interessati al 100% della banca, noi abbiamo il dovere di esaminare ogni proposta. Non abbiamo preclusioni verso nessuno”.

“Ancora una volta dobbiamo prendere atto delle conseguenze nefaste della precedente gestione, sostenuta dalla Fondazione Mps e passata al vaglio delle autorità di vigilanza preposte, anche in seguito ad informazioni parziali fornite dal management”. Questo, infine, il commento del sindaco di Siena, Bruno Valentini.

L’allarme Unipol: “va alla deriva”. “Vogliamo alzare la voce e il tiro perché occorre che la proprietà, Unipol assicurazioni, metta mano a questa banca per darle uno straccio di futuro che oggi non si vede. Oggi andiamo alla deriva, il disimpegno è evidente”. Fabio Naldi, della Fisac-Cgil, riassume in queste parole lo stato d’animo dei lavoratori di Unipol banca: sono in stato di agitazione dal luglio ma, più passa il tempo, più vedono crescere i loro timori. Dallo stop al premio aziendale a bilanci “non entusiasmanti” dell’istituto di credito: “Non si sa, o forse non si vogliono indicare scelte strategiche per questa banca, forse anche perché è molto impegnata sul fronte patrimoniale e ogni decisione si scontra con questo problema”. Il sindacato teme “un peggioramento della situazione, temiamo per i posti di lavoro”. L’organico comprende 2.300 persone in tutt’Italia, di cui 430 circa a Bologna e provincia. Durante un’iniziativa dinanzi alla sede bolognese di Unipol, Naldi ha spiegato all’agenzia Dire che il sindacato chiede che finisca “il silenzio assordante” sul destino di Unipol banca. “Vorremmo delle risposte, anche solo sapere che si deve parlare di un piano di risanamento”.

Bankitalia: ad agosto -3,5% prestiti a privati, -4,6% a imprese. Intanto non si ferma la stretta delle banche sul credito: ad agosto i prestiti al settore privato hanno registrato una contrazione su base annua del 3,5% (-3,3%a luglio). E’ quanto emerge dall’indagine di Bankitalia sulle principali voci dei bilanci bancari. I prestiti alle famiglie sono scesi dell’1,2% sui dodici mesi (-1,1% a luglio); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 4,6% (-4,1% a luglio). Sempre ad agosto i tassi d’interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,91% (3,96% a luglio); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 9,64% (9,52% a luglio). Invece i tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 4,50% (4,41 nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,86 per cento (2,96% a luglio). Infine, i tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari all’1,04% (1,05% a luglio).

Fonte RASSEGNA.IT



Vota questo articolo:
1

Commenti

  • Lo scandalo MPS: nelle Mani di Politici Sciagurati

    Questa settimana non era possibile esimerci dal dedicare il nostro articolo economico all’argomento che sta tenendo banco tanto in ambito economico, quanto in ambito politico: le difficoltà in cui versa il terzo gruppo bancario italiano, il Monte dei Paschi di Siena, e le sue commistioni con la politica.

    Come di consueto non entreremo troppo nei tecnicismi, ma cercheremo di sintetizzare le problematiche (note da tempo a chi, operando nel settore, si informa e fa valutazioni critiche su ciò che legge e ascolta).

    Il Monte dei Paschi di Siena fu fondato nel 1472 per volere dell’allora Repubblica di Siena, al fine di rappresentare le tradizioni mercantili e bancarie senesi del Medioevo. Nel corso dei secoli seguenti fu in grado di consolidare ed intensificare le proprie attività, creando le basi per l’espansione avviata all’indomani dell’unità nazionale, e affermatasi nel XX secolo. Nel 1995, con Decreto del Ministro del Tesoro, l’azienda bancaria è stata conferita in Banca Monte dei Paschi di Siena costituita nella forma di società per azioni (a tal riguardo ci limitiamo a constatare come – a seguito degli ultimi avvenimenti, lasciamo al lettore ogni valutazione di carattere etico e politico – al 09/10/2012, la Fondazione MPS deteneva una quota pari a circa il 35% nel capitale ordinario).

    Storicamente, e umanamente, tutto bello. Identificazione con il territorio, supporto alle imprese locali, sostegno alle esigenze quotidiane dei clienti, eccetera eccetera. E allora come mai il giocattolo si è rotto?

    Il giocattolo si è rotto perché, in un mondo globalizzato e fortemente concorrenziale, dove si è alla continua ricerca dell’efficacia e dell’efficienza, non è possibile compiere scelte dettate dalla convenienza personale e\o politica (spesso corrotta). Non è ammissibile (in verità, lo riteniamo proprio inconcepibile dal punto di vista economico), acquistare qualcosa (Banca Antonveneta) per oltre 10 miliardi di euro, quando pochi mesi prima qualcun altro (Banco Santander, primario gruppo bancario spagnolo e mondiale) ne aveva acquisita la proprietà per poco più di 6 miliardi.

    Tutto ciò è semplicemente immorale, anacronistico e masochistico (sotto questo aspetto noi italiani siamo davvero dei maestri).

    Per decenni si è additato il settore privato per l’essere poco trasparente e per lo speculare sulle vite dei lavoratori per trarne un profitto capitalistico. E ora? I paladini della giustizia, gli idealisti della parità dei diritti e del bene comune si trovano invischiati in uno scandalo che ha non poche similitudini con il marciume delle frodi aziendali e finanziarie prettamente private.

    Da destra a sinistra, passando per il centro, è iniziato il ping pong di accuse con le quali si cerca di far passare in secondo piano le colpe evidenti di una classe politica che ha vissuto, e vive tuttora, poggiando le proprie scelte sul clientelismo. C’è bisogno di un direttore tecnico per un progetto? A che serve un ingegnere specializzato, basta il solito “fidato” ingegnere o geometra factotum. E’ richiesto un esperto di urbanizzazione per sviluppare un piano integrato per il miglioramento della vivibilità cittadina? Ecco pronto il “raccomandato” della situazione, meglio se senza alcuna conoscenza in materia.

    Guardiamo in faccia la realtà. Chi scrive non intende fare il moralista, non essendolo per natura, ma è giusto che alcune cose vengano dette in maniera chiara e diretta. E’ evidente che l’essere umano è, dalla nascita, portato ad affidarsi a persone che conosce bene e di cui apprezza le capacità. Tuttavia, ciò che è meno chiaro è come sia possibile che questo avvenga anche quando non ci siano le benché minime attinenze tra il ruolo ricoperto e le competenze richieste per svolgere le mansioni ad esso collegate.

    I giovani d’oggi studiano, si specializzano e fanno stage su stage, senza riuscire a “conquistare” un posto di lavoro che gli spetta di diritto.

    Costituzione della Repubblica Italiana, Principi Fondamentali, Articolo 4:

    “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e
    promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta,
    un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. “

    Capiamoci. Un ruolo di responsabilità – ma anche semplicemente un posto da lavoratore dipendente – non può essere “dovuto” solo perché si è in possesso di un particolare titolo di studio. Tutto va conquistato sul campo, bisogna dimostrare di meritarsi il ruolo a cui si ambisce.

    A maggior ragione, di conseguenza, non riusciamo a comprendere come sia possibile che le migliori menti del nostro Paese (e in particolar modo, mi fa piacere sottolineare le potenzialità che al riguardo potremmo sfruttare nel nostro sud, in Puglia, e nel nostro stesso territorio) debbano trasferirsi oltre confine per poter conseguire i risultati professionali che maggiormente li gratificano, mentre i “clienti” della politica possano vivere sereni e beati “occupando” ruoli che in molte altre nazioni non avrebbero potuto neanche lontanamente immaginare di ricoprire.

    Passano gli anni – i decenni – e tutto sembra rimanere uguale. Il sistema è cristallizzato ad una situazione inaccettabile di compromessi e concessioni ottenute con il benestare della mala-politica.

    Con la speranza che tutto questo possa cambiare, non da un giorno all’altro, ma almeno iniziare a cambiare già dalle prossime elezioni, vi lascio con una frase che sintetizza al meglio quanto abbiamo fino ad ora discusso.

    Speriamo di non doverci arrendere allo stato attuale delle cose e di mettere lo Stato, ovvero il complesso meccanismo che permette di governare e di farsi promotore delle interazioni tra i cittadini, in MPS: nelle Mani di Politici Saggi.

    “ I pensatori della politica si dividono generalmente in due categorie:
    gli utopisti con la testa fra le nuvole, e i realisti con i piedi nel fango. “
    George Orwell

    (A cura del Dott. Leonardo Taronna
    Analista Economico e Finanziario
    leonardotaronna@hotmail.com)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi