Macondo
Numero 152. In collaborazione con Marilù Oliva. Questa settimana recensioni de "Le Sultane" e "Mi è passato il mal di schiena". Intervista a Carlo Mazza, autore de Il cromosoma dell'orchidea

Macondo – la città dei libri

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Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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Donne tu-du-du
di Piero Ferrante
Le sultaneA.A.A. cercasi disperatamente polmone funzionante e in ottime condizioni o, in alternativa, accettasi anche branchie uso produzione respiro suppletivo visto il troppo ridere e, in generale, ipertrofia emozionale dovuto a lettura dell’ultimo libro della scrittrice Marilù Oliva: “Le sultane”. Per info, scrivere all’indirizzo in calce.

Epperò se fa colpo la nuova versione della Oliva, quella che, senza abiurare la vena noir, regala un periodo di vacanza alla Guerrera e si cimenta nell’arte del sorriso. In fondo in fondo, pensateci: si complica il lavoro. E mica poco. Non è cosa tanto facile saper far ridere. Non oggi. Tra scoreggie e cinepanettoni, allusioni sulla potenza sessuale ed esagerazioni sull’anatomia dell’ultima conquista, comiche della domenica e rubriche web infarcite di turpiloqui, la risata al tempo del 2.0 ha spazzato via, con una saggina di banalità e (strano ma vero) cinismo, tutta la venatura emotiva del ridere. Ridere e far ridere è diventata materia da bar, vanagloria da bevuta, un rutto in faccia al vecchietto, lo sfottò all’invalido, il prodotto di uno stato d’alterazione momentaneo che nasce e muore. La risata del 2000 è atto individuale. È sfogo di uno e non benessere di tutti.

Eccolo, “Le sultane” (edito dalla Elliot a luglio). È la storia di tre donne e del loro regno di mattoni e calcestruzzo, tre regine sole, ingobbite e goffe ma anche implacabili e furenti, creature umanamente magiche, per metà arpie roteanti nei cieli bolognesi, per metà matrone in un gineceo popolare. Sultane, appunto, perché, come monarchi assoluti orientali, governano benevole e spietate, in un trimvirato urbano che non prevede opposizione. C’è Wilma la commerciante, che a settant’anni suonati si beffa della carta d’identità e gioca col suo corpo cascante. Lei, che ne ha viste tante, che ha subìto la vita come una tempesta nel mezzo del nulla, parla con i figli morti ma non sa gestire quelli vivi. C’è Mafalda la taccagna, che rifila biscotti scaduti alle amiche, usa la stessa acqua per sette volte e cura la malattia incurabile di Giorgio, suo marito. E c’è Annunziata detta Nunzia, un po’ santa un po’ donna, bigotta di quel bigottismo in odor di santeria tipico del Sud Italia. Tre donne che, animate dalla forza dei desideri, auspicano un domani anche solo un pizzico migliore di quell’oggi che le schiaccia. Quello dove “gli eroi son tutti giovani e belli” ma che, dall’alto della loro età, non conoscono regola. Come Carmela, per esempio, la sfacciata inquilina che assorda l’intero condominio con gemiti inequivocabili e gorgheggi neomelodici. Le tre donne hanno provato a chiederle educazione ma da lei non hanno ottenuto che ghigni e ribrezzo. Così, quando, per caso più che per scelta, si trovano a sfidare questo mondo, le tre donne infrangono tutti i confini, rompono la pace, dichiarano guerra e lottano con ogni mezzo. Guai a bussare a quelle loro porte. E accidenti a voi se le lasciate modo di entrare in casa. Anzi, se doveste scorgerle dallo spioncino, togliete via le scarpe, mettetevi in punta di piedi e ciabattate silenziosi nella stanza più lontana, rendendo grazie a tutti gli dei dell’Olimpo di non aver rimediato una pentolata sulla zucca.

“Le sultane” riporta il ridere al suo stato primordiale. Riflessione più buon sangue. Buonumore non forzato, che non ti obbliga a ridere. Marilù Oliva ci insegna come si fa a scrivere un libro spassoso, spaventoso, delicato, amaro; e dimostra che la letteratura può riempire il tempo senza farne sentire il peso.

Marilù Oliva, “Le Sultane”, Elliot 2014
Giudizio: 4.5 / 5
Da leggere ascoltando: Zucchero, Donne
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∞ Mal di schiena e lombalgia ∞
di Marilù Oliva
Mal di schienaTitolo: Mi è passato il mal di schiena
Autore: David Foenkinos
Editore: E/O
Il libro: La sua vita scorre tranquilla e serena: quarant’anni, villetta in un moderno quartiere residenziale di Parigi, impiego in un prestigioso studio di architettura, moglie affettuosa e figli ormai maggiorenni. A turbare questa vita al limite della perfezione arriva un brutto mal di schiena che attanaglia il protagonista, io narrante senza nome, durante un tranquillo pranzo domenicale fra amici. Comincia allora la peregrinazione dell’eroe quotidiano, personaggio caro a Foenkinos, per cercare di porre rimedio a un male che lo disturba e gli fa temere il peggio. Medici e curatori di vario genere si alternano per giungere a un’unica diagnosi: non ha niente, nessuna patologia accertata, il male dev’essere di origine psicologica. Da quel momento la sua vita si sfalda. Uno dopo l’altro, l’esistenza perfetta perde i pezzi: viene licenziato, i figli partono, la moglie chiede il divorzio. Di colpo, i consueti punti di riferimento non ci sono più. Sembra la fine, invece è la svolta. Il nostro eroe si rende conto che i suoi dolori non sono causati da qualcosa di fisico, ma dalle tensioni accumulate in anni di contrasti irrisolti, cose non dette, rancori tenuti dentro. La peregrinazione del malato cambia direzione e diventa un ripercorrere i sospesi della vita per risolverli uno dopo l’altro. La terapia si rivela funzionante, il mal di schiena gradualmente scompare e la vita del protagonista, grazie a una serie di sorprendenti imprevisti, si trasforma. Naturalmente in meglio.
Uscito: estate 2014
Pagine: 300
ISTRUZIONI PER L’USO
Categoria farmacologica:
Infiltrazioni sotto forma di romanzo.
Composizione ed eccipienti:
Diversi stati di intensità del dolore. La disperata ricerca di una guarigione. I tentativi. Le sorprese. Un elenco di “ferite banali”. E alla fine… alla fine scoprirete se e come sia davvero possibile guarire.
Indicazioni terapeutiche:
Cura la dorsopatia.
Consigliato a tutti, benefico per:
– Chi soffre di lombosciatalgie inspiegabili
– Chi, come il nostro protagonista, non ama essere argomento di conversazione
– Chi le tenta tutte, le vie della guarigione
– Chi è convinto di conoscere le cause
– Chi non è solito mettere le cose in discussione
Controindicazioni:
Da non leggere sollevando pesi eccessivi
Posologia, da leggersi preferibilmente:
Anche drammatizzando, perché: «Fa bene andare alla deriva nella versione catastrofica della propria vita, abbandonarsi ai peggiori scenari»
Effetti indesiderati:
Vi verrà la tentazione di ricorrere ai cachet
Avvertenze:
Attenzione ai piegamenti e alle posizioni dannose
La recensione è tratta da Il Bugiardino, sezione de il LIBROGUERRIERO, blog della scrittrice Marilù Oliva
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IL FORO DI MACONDO. INTERVISTA A CARLO MAZZA, AUTORE DE IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA (qui la recensione tratta da Macondo)
a cura di Piero Ferrante

Da Lupi di fronte al mare a Il cromosoma dell’orchidea. Cambia titolo ma è lo stesso Carlo Mazza…
I temi non sono cambiati, al centro del mio attuale progetto letterario c’è il “sistema Bari” come realtà circoscritta ma di valenza universale. Sul piano stilistico, credo in questi anni di avere compreso che il piacere di leggere del lettore deve contare più del piacere di scrivere del narratore, nel senso che qualche volta bisogna rinunciare ai virtuosismi tecnici in favore della fluidità della trama.
Corruzione, tradimenti, disastri ambientali che si potevano prevenire e non si è prevenuto. La metamorfosi e la contraddizione d’un Paese che predica la coesione, che si fonda sulla famiglia, che si arma delle migliori intenzioni e che, viceversa, è infangato nel suo momento peggiore. I tuoi romanzi, oltre ad perfetto intreccio letterario sono profondamente politici, nel pieno delle intenzioni della collana Sabot…
Direi di sì, scrivendo il primo romanzo ho aderito involontariamente ad un progetto che non conoscevo, quello di Sabot Age, che considero una boccata d’aria fresca nel panorama letterario italiano. E soprattutto un progetto che pare calato alla perfezione sulle mie corde. I mass media restituiscono un’immagine del nostro Paese che è artefatta ed ambigua, bisogna dissolvere questa cortina fumogena.
Bosdaves e la sua intimità. Non un duro e puro, un insensibile, ma nemmeno un inutilmente problematico, piuttosto, un uomo tra gli uomini. Come nasce un personaggio così “normale”?
Ho con gli uomini “normali” una grande empatia. E poi è di loro che bisogna parlare, perché rappresentano la stragrande maggioranza dell’umanità. Ad ogni modo, bisognerebbe interrogarsi sul concetto di normalità, credo che sia più misteriosa dell’eccezione.
Quando pensa alla letteratura, Carlo Mazza pensa a…
Da adolescente, a John Steinbeck. Da giovane, a Pirandello. Da adulto, a Italo Svevo.
Un pezzo o un album che faccia da colonna sonora delle avventure di Bosdaves.
La prima parte di “The Koln concert” di Keith Jarrett.

Con il ritorno di Macondo, abbiamo ancora più bisogno di sentire la vostra voce. Inviateci suggerimenti, critiche, proposte, consigli a p.ferrante@statoquotidiano.it

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2014-11-09T22:35:42+00:00 da Piero Ferrante



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