Foggia
"Già questa estate avremmo dovuto chiudere col ghetto di Rignano"

Calamita su incendio ghetto: “campo va smantellato”

"Lanciamo pertanto un appello a tutte le istituzioni e ai rappresentanti parlamentari del territorio"

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Foggia – “L’INCENDIO che ha distrutto numerose baracche nel Ghetto di Rignano ripropone in maniera ancora una volta emergenziale le insostenibile condizioni di vita cui sono costretti centinaia di lavoratori migranti, accampati tra Foggia e San Severo in una situazione di degrado, insicurezza, insalubrità e illegalità che avrebbero richiesto da tempo un intervento risolutivo delle istituzioni”. E’ quanto afferma il segretario generale della Flai Cgil di Capitanata, Daniele Calamita, a seguito dell’incidente che solo in maniera del tutto fortuita non ha causato vittime e feriti tra i lavoratori.

“Stiamo avendo questo inverno temperature polari e immaginate cosa possa significare vivere in baracche senza alcuna forma di riscaldamento né acqua calda. E’ ai limiti del sopportabile. Da anni – ricorda Calamita – siamo impegnati affinché un progetto sostenibile di accoglienza, quello dell’ecovillaggio, legato a forme di protagonismo dei migranti in termini di autocostruzione, possa vedere la luce grazie al sostegno della Regione Puglia. Già questa estate avremmo dovuto chiudere col ghetto di Rignano, ma dobbiamo essere realisti: se non si realizzano condizioni in termini legislativi affinché una volta per sempre si possa estirpare il fenomeno del caporalato, togliendo il potere ricattatorio che oggi ha sui lavoratori migranti; se non cambiano le leggi dello Stato sulla cittadinanza, se non si aumentano i controlli nelle campagne, smantellare Rignano significa far risorgere un simile campo a qualche centinaio di metri di distanza. Perché il lavoro nero risponde a un sistema economico che lucra sullo sfruttamento e sulla povertà”.

“Lanciamo pertanto un appello a tutte le istituzioni e ai rappresentanti parlamentari del territorio – conclude la Flai di Foggia – affinché si lavori in questo senso ognuno per il proprio ruolo. Servono diritti certi per chi da anni vive e lavora in questo paese, riconoscendo permessi di soggiorno per esigenze umanitarie o lavorative. Serve una netta presa di posizione dello Stato contro il caporalato, con fatti concreti, a partire da maggiori risorse per gli organismi ispettivi. Serve applicare gli indici di congruità previsti dalla legge regionale contro il lavoro nero, per interventi ispettivi mirati.

Serve un reale funzionamento del collocamento pubblico. Nessun lavoratore italiano o stranieri che potrà reclamare e difendere i propri diritti nella legalità, accetterà mai più condizioni di vita e di lavoro simili. Se non si agisce su questa strada significa che evidentemente oltre al caporalato ci sono altri interessi che spingono affinché nulla cambi davvero nelle campagne di Foggia, salvo indignarci per episodi che solo per un caso non hanno causato vittime ma hanno visto tanti ragazzi perdere quel poco di tetto e riparo che avevano”.

Redazione Stato



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