Manfredonia
L’origine della festa degli innamorati risale al tentativo della Chiesa di “cristianizzare” un rito pagano per la fertilità

Trinitapoli, “A San Valentino innamorati al Museo”

L’origine della festa degli innamorati risale al tentativo della Chiesa di “cristianizzare” un rito pagano per la fertilità

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Trinitapoli. Come festeggiare San Valentino quest’anno? Passeggiando con la persona amata per le sale del Museo Archeologico degli Ipogei di Trinitapoli immergendosi nella ritualità degli uomini di migliaia di anni fa. Non potevamo non onorare la storia di San Valentino al museo di Trinitapoli e come associazione Tautor abbiamo voluto coinvolgere commercianti e studenti: il 13 e 14 febbraio, portando lo scontrino che dimostra una spesa minima di 5, 00 euro in uno degli esercizi commerciali elencati nella brochure, ogni coppia pagherà un solo ingresso. In ricordo della visita gli innamorati verranno omaggiati con un’originale cartolina da personalizzare, ideata dai ragazzi della 3 H dell’Istituto Staffa dell’indirizzo Promozione Commerciale e Pubblicitaria. E perché andare al museo, vi domanderete? Che cos’hanno in comune i rituali dell’epoca del Bronzo celebrati in questi santuari sotterranei scavati nella roccia e la festa di San Valentino? La stessa speranza di tutti gli uomini che attraversa il tempo e la storia: quella di vivere nel segno della fecondità e dell’abbondanza.

L’origine della festa degli innamorati risale al tentativo della Chiesa di “cristianizzare” un rito pagano per la fertilità. Al tempo dei Romani il 15 di febbraio ci si preparava alla rinascita primaverile con la celebrazione dei Lupercali in onore del dio Fauno, per infondere fertilità nella terra e nelle donne e per proteggere dai lupi i campi coltivati e il bestiame. I sacerdoti entravano nella grotta in cui la lupa aveva allattato Romolo e Remolo e compiva i sacrifici propiziatoridi alcune capre, poi, il loro sangue veniva sparso per le strade della città. Il giorno prima della festa le donne ancora in cerca di marito scrivevano su un bigliettino il proprio nome, lo riponevano in un contenitore; l’indomani, durante il rito, veniva estratto a sorte e abbinato ad uno dei maschi presenti. Le coppie così formate trascorrevano la giornata insieme in intimità, al termine della quale potevano decidere di sposarsi. Tali riti venivano ancora celebrati quando salì agli onori papali Gelasio I, per ciò nel 495 d.C., deciso a porre fine al rito immorale secondo la visione cristiana, scrisse una lettera ad Andromaco, il princeps del Senato Romano, biasimando la partecipazione di cristiani a tali feste pagane(a quell’epoca il Cristianesimo era ormai religione di Stato). Di lì a poco il Papa decretò la fine dei Lupercalia, istituendo il culto di San Valentino, il cui martirio cadeva proprio in quei giorni, sostituendo così la festa pagana licenziosa, con una festa dedicata agli innamorati, ma ispirata dal principio cristiano. Ora vi aspettiamo al museo per capire come il popolo degli Ipogei chiedeva alla dea madre terra prosperità e abbondanza…

(A cura di Elisabetta Tomaiuolo – Presidente associazione culturale TAUTOR)



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