Economia
“La domanda fatica ad uscire dal pantano e l’industria italiana ne paga le conseguenze"

Industria, produzione a gennaio torna a calare: -2.2%

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Roma – Il dato sulla produzione industriale, che a gennaio fa registrare un calo del 2,2%, risente della fase di stallo della domanda in Italia. Lo afferma il Codacons, commentando i dati Istat sull’industria.

“La domanda fatica ad uscire dal pantano e l’industria italiana ne paga le conseguenze – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Ci si attendeva una ripresa dell’economia nei primi mesi del 2015, ma i numeri diffusi oggi dall’Istat lasciano poco spazio all’ottimismo. I consumi delle famiglie stentano a ripartire, e senza una decisa ripresa della spesa collettiva l’industria è costretta a rallentare. Solo quando le famiglie avranno finalmente la capacità e la possibilità di spendere, l’economia italiana potrà uscire dalla crisi che oramai da anni attanaglia il paese” – conclude Rienzi.

Redazione Stato

Industria, produzione a gennaio torna a calare: -2.2% ultima modifica: 2015-03-10T19:06:56+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Raffaele Vairo

    Gli ultimi dati ISTAT sulla riduzione della produzione industriale a gennaio (- 2,2%), dimostrano ancora una volta che, anche quest’anno, non ci sarà nessuna vera ripresa. Le cause, come ho detto più volte, vanno ricercate nella insufficiente domanda aggregata “interna” (consumi e investimenti pubblici e privati). Condivido, quindi, pienamente il commento del Codacons sui dati ISTAT dove dice: “Solo quando le famiglie avranno finalmente la capacità e la possibilità di spendere, l’economia italiana potrà uscire dalla crisi”. L’immissione di liquidità nel sistema finanziario (non già nel circuito economico), la riduzione dei tassi d’interesse e del prezzo del petrolio, nonché il deprezzamento dell’euro sui mercati valutari, possono avere effetti positivi sulla domanda estera (esportazioni), ma non sono assolutamente sufficienti per uscire dalla grave deflazione in atto. Ove i fattori sopracitati persistessero per tutto l’anno in corso (cosa molto improbabile), il PIL 2015 potrebbe registrare un incremento di appena lo 0,5%. Per ridurre l’allarmante tasso di disoccupazione, il PIL “reale” del Paese dovrebbe crescere di almeno il 2-3% (legge di Okun). Sono ormai 7 anni che le previsioni di Governo, Banca d’Italia, BCE, Commissione europea, OCSE e FMI sono sistematicamente smentite! Una presa per i fondelli….

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