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Ci piace però lanciare un appello simbolico la cui raccolta rappresenti uno scatto di orgoglio, dignità umana e culturale

Manfredonia, un Comitato per la salvezza de “la Maddalena”

Non lasciamo che “la Maddalena” diventi la metafora della nostra autodistruzione

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Manfredonia. Manfredonia ha molti problemi, dall’ancora oscura vicenda della bonifica ambientale della zona dell’ex petrolchimico, alla dilagante disoccupazione generata dalle scriteriate scelte connesse ai circa 1000 miliardi di lire (c’è chi dice 1500) di soldi pubblici investiti per le attività produttive del “contratto d’area”, che non hanno creato benessere e ricchezza, ma solo disagio sociale, civile, ambientale e culturale, oltreché politico, aumentando miseria e povertà.

Poi, il problema macroscopico, che però sembra inesistente ad osservare la vita culturale e politica cittadina, della criminalità, che come attestato dall’ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) è negativamente e tragicamente molto attiva nella provincia e in tutta Italia: “Se a Foggia l’omertà del singolo cittadino risulta difficilmente condivisibile, assolutamente inaccettabile è un similare atteggiamento da parte di istituzioni pubbliche, la cui immagine e condotta si pone come esempio per la comunità”. La “passività” delle Istituzioni pubbliche quindi crea “una cortina di impenetrabilità che protegge la mafia foggiana”. “Una caratteristica specifica della mafia operante nel territorio del circondario di Foggia è l’impenetrabilità, che rende il lavoro degli investigatori particolarmente arduo e si traduce, purtroppo, in un impressionante numero di omicidi e ‘lupare bianche’ tuttora irrisolti. […] Inoltre la spietatezza espressa nella gestione degli affari criminali ha indotto nella popolazione una condizione di totale assoggettamento e un conseguente atteggiamento di omertà, persino da parte delle stesse vittime[…]”. […] “nel circondario di Foggia gli esponenti della malavita tendono ad assumere, salvo il verificarsi di gravi evenienze che impongano diverse programmazioni criminali o strategie, un profilo che sia il più basso possibile, perseguendo sul territorio una politica di pax mafiosa o tendente a forme di alleanza e collaborazione, strumentali a dedicarsi con maggiore serenità alle attività, criminali e non, da cui trarre profitto”.

Si legge poi, nella Relazione Annuale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo (Dnaa), presentata al Senato: “La penetrazione” della mafia “all’interno di appalti e servizi pubblici, appare non solo aumentata quantitativamente, ma, anche modificata qualitativamente. Ed infatti, […], il fenomeno, nel corso del tempo, si sta allargando sempre più. E riguarda non solo, i tipici settori degli appalti legati alle attività edilizie, stradali, al ciclo dei rifiuti, ma, anche, in quello della sanità e dell’assistenza pubblica, dove, senza sparare un colpo di arma da fuoco, gli imprenditori delle mafie […] sono entrati, ora in un modo ora in un altro, ora operando dall’esterno ora dall’interno, nelle ASL, nei Comuni e negli Ospedali”.

Per sintetizzare, le mafie oggi sparano meno ma sono sempre vitali e, soprattutto, fanno più affari di ieri”.

Nella Sanità, spiega l’Antimafia, la penetrazione delle imprese mafiose “più che svolgere una azione diretta di interdizione sulla concorrenza – con sistemi intimidatori quando non violenti – punta sulla collusione dell’imprenditore mafioso con coloro che gestiscono le gare. In altri termini appare sempre più esteso il fenomeno del funzionario o del politico a libro paga, che viene delegato dal sodalizio ad ottenere il risultato di agevolare sistematicamente, sempre e comunque, le proprie imprese nella acquisizione di appalti e servizi pubblici in un dato settore”.

Nella parte del documento dedicata all’attività antimafia nel Distretto di Milano, ma che può benissimo interessare il resto dell’Italia e quindi anche zone a forte presenza criminale come la nostra, che sempre più spesso si riscontra “la presenza di figure riconducibili al paradigma della ‘borghesia mafiosa’, canali di collegamento tra la società civile e la ‘ndrangheta”, nella quale rientrano funzionari, imprenditori e politici, ma anche “medici”.

Quest’ultimo passaggio mette fortemente in evidenza la presenza di una certa “borghesia mafiosa” che agisce e pensa con metodi appunto criminali.

Potremmo fermarci, a questo punto, per la necessità di riprendere un po’ di fiato (come quando capita di confrontarsi con i propri lati oscuri e negativi, che si vuole occultare ed ignorare) ma esiste anche altro: lo sviluppo urbano privo di una sana gestione, con la questione dei nuovi comparti ad ovest, o la lenta e monca rivalutazione della costa, che ad oggi risulta occupata da attività di privati che non permettono alla cittadinanza la naturale fruizione del mare addirittura anche visivamente, con il relativo mancato turismo; problemi legati alla pesca, con il mercato ittico, per il quale sono stati investiti e spesi diversi milioni di euro; mercato che esce da un fallimento e la cui attività non sembra poi migliorare rispetto al passato; problemi di viabilità, di mancanza di infrastrutture culturali, come un teatro (non una palestra adibita a teatro), assoluta mancanza di verde pubblico e negligenza totale nella manutenzione di quello esistente (ma che ormai è quasi inesistente); problemi con la pulizia delle strade e l’igiene pubblica, l’abbandono di rifiuti per strada e la mancanza di repentinità da parte dell’Ase nella raccolta dei rifiuti abbandonati.

Si potrebbe continuare per molto ancora, ma la verità però sta nel fatto che ogni comunità deve affrontare tanti e seri problemi per forza di cose e che con una preparata e onesta (sia intellettualmente che eticamente) classe dirigente – politica, culturale, amministrativa, imprenditoriale e professionale – tutto si può risolvere nel breve o nel lungo periodo. In particolare, quando si parla di classe dirigente politica si deve comprendere anche quella parte che per diverse ragioni è minoranza, e quindi opposizione, che quindi, per il fatto stesso di partecipare all’attività politica, assume su di sé molte responsabilità, in primis quella del mancato controllo e della mancata proposizione di alternative valide. Con questo si vuole sottolineare che le responsabilità coinvolgono tutti, in misura solidale, dal segretario di sezione di partito al parlamentare, dal commesso al dirigente.

Certo, i problemi che è necessario affrontare con azioni incisive ed immediate, viste le premesse sono tanti e seri, ma non è questa la sede e la ragione di questo articolo.

Ci piace però lanciare un appello simbolico la cui raccolta rappresenti uno scatto di orgoglio, dignità umana e culturale, una carica, un impulso, un incitamento, una molla, una spinta, uno sprone, un forte stimolo, che possa essere il punto di partenza per un lavoro di lungo periodo: un Comitato per “la Maddalena”.

Uno dei simboli della nostra comunità è la “Cappella della Maddalena”; dalle ultime notizie acquisite la stessa verte in uno stato di degrado tale da comprometterne la stessa esistenza. Per secoli è stata intatta, ma sono bastati pochi decenni per mettere in serio pericolo il suo profondo valore culturale. Sembra anche che il Comune abbia realizzato un restauro dei soli affreschi, con relative spese di denaro pubblico. Qualcuno dice che la causa del degrado sempre più pericoloso dipende proprio da alcuni grossolani errori nel restauro degli ambienti. Sarà vero?

Ma quello che ci piacerebbe vedere è un grande e solidale comitato di coloro che si sentono “classe dirigente”, ovvero professionisti, politici, medici, uomini di cultura, clero cattolico, imprenditori, laici, credenti in ogni religione e non credenti, che insieme si attivino, per la tutela e la messa in sicurezza di un bene che rappresenta simbolicamente la grande bellezza della nostra comunità, che vuole vitalisticamente reagire a quest’era di regressione e degrado.

Non lasciamo che “la Maddalena” diventi la metafora della nostra autodistruzione.

(A cura di Francesco Saba – francescosaba1989@gmail.com)



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Commenti


  • Rino

    Più che comitati (che c’è ne fin troppi ) organizzate corsi di educazione…civica. Trovate l’alternativa alla noia.


  • Masha

    Allucinante! Dalla relazione della Direzione Nazionale Antimafia allo sviluppo urbano, proseguendo per la classe dirigente e la dignità umana e culturale per arrivare dove? A due righi sulla cappella della Maddalena e sulla richiesta di fare un comitato! Come dire: tuffo verticale con doppio salto mortale indietro ed un avvitamento e mezzo. Coefficiente assai!


  • maddalena

    signorina M. lei è degna del nick che ha scelto. cerchi di dare il giusto valore alla storia, all’arte e alla memoria di una comunità. complimenti per l’articolo. quello della cappella è un evidente segno del degrado morale e culturale di manfredonia.


  • Boomerang

    Iniziate a far lavorare i tre custodi che prendono il sole. Voglio lavorare anch’io alla cappella della Maddalena. Quand so bell

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