FoggiaManfredonia
"Nessuno è profeta in patria, io prendo molto lavoro fuori"

Il tango come “viaggio nel sé”. Il racconto di Antonella Salerno

Folgorata sulla via del ritmo argentino lo é stata nel modo tradizionale, musica da balera, scenografia

Di:

Foggia. Hanno cominciato i fisioterapisti ad inviarle lettere quando hanno saputo che praticava la tangoterapia, quasi fosse un’arte magica. Un po’ lo sembra con quei suoi abbracci rigeneranti che sprigionano energie sopite da una malattia neurologica: “Credevano mi volessi sostituire a loro, gli ho spiegato che nella riabilitazione posso essere complementare”. E’ stata snobbata da un parte del mondo medico e scientifico, più versato nel prescrivere i farmaci che nel favorire una cura musicale di riequilibrio del sé, ricerca e scoperta di melodia antidepressiva: “Nessuno è profeta in patria, io prendo molto lavoro fuori. Pensavano che da sola non ce l’avrei fatta invece i miei numeri di iscritti, i convegni sulla salute che tengo qui, la presentazione di libri, i caffé d’intrattenimento, i contatti con il resto dell’Italia sono una vittoria. A breve terremo un incontro sul Parkinson con il dottor Nicola Modugno, neurologo. Vivo nella speranza che possa avvalersi di me”.

Il fronte degli accademici delle cure, quelle che “si dovrebbero umanizzare di più”, chiede Antonella, si è reso più disponibile nel tempo, sicché vanta collaborazioni con il reparto di diabetologia e reumatologia, un bel dialogo con il direttore della’Asl Antonio Battista, un laboratorio di danza con la presentazione del libro” Ogni giorno vale una vita” di Lucilla Bossi, fino a qualche tempo fa presidente della confederazione Parkinson Italia. Antonella Salerno ha 4 figli maschi, 46 anni e tante idee. Mostra i quadri con scene di tango o scorci argentini disseminati nella sala con una lunga parte specchiata: “Sono tele di Assunta Cassa, artista originaria di Manfredonia, dovevamo organizzare una mostra ma é saltata”.

Colori pastello dipingono l’arredo del laboratorio, un angolo bar, trofei e premi sugli scaffali, oltre che attestati della disciplina: “Qualcuno scopiazza il mio sito (www.asdlibertango), si fa pubblicità con le mie idee e dopo qualche tempo vengo a sapere che tengono lezioni di tangoterapia: ma scherziamo? Sono l’unica titolare del metodo Trossero-riabilitango, avrei dovuto tutelarmi denunciando chi si professa tale, sono morta e rinata tante volte nella mia vita ma da questa cosa sono rimasta molto ferita. Ah, Trossero è il fondatore della terapia col tango”.
La polemica con chi Antonella “disconosce” non è mai scoppiata, resta sopita, ogni tanto riaffiora quando le chiedono: “Ma sei tu quella che organizza… ? no non sono io, insomma c’è gente che gioca sulla confusione, io me la prendo molto, poi mi salvo con il tango”. Che ha le sue metafore, si tratta di capirle: “Chi ha la sclerosi, ha avuto un ictus o necessità di riabilitazione cardiologica trova in questa danza forza, sicurezza e consapevolezza del sé. L’abbraccio significa tutto, una colonna portante che trasmette emozioni. Dai migranti italiani ed europei nasce in Argentina una musica che é solitudine, tristezza, saudade”. Tu vai a ballare il tango in balera così, perché fa scena? Antonella dissentirebbe.

La sera con il suo gruppo si organizza per andare in Milonga, un ballo come il tango ma più veloce e un termine che designa anche il luogo fisico dove si pratica l’arte. “Balera” si può dire ma con cautela: “Se mi trovo ballo anche lì ma il tango non é solo palcoscenico, quello che ci fanno vedere, una sequenza preordinata di figure, il tango è relazione, gestione dello spazio, se ballano un uomo e una donna rispetto dei tempi, la donna deve attendere in modo ricettivo e l’uomo assumersi la responsabilità di guidare. Nella terapia di coppia può funzionare, anche con il supporto di una psicologa che collabora con me”.

Folgorata sulla via del ritmo argentino lo é stata nel modo tradizionale, musica da balera, scenografia: “Ho iniziato col piede sbagliato ed influenzato anche il mio gruppo originario che col tempo ha cambiato impostazione. Tante scuole di ballo per questo non mi tollerano”. Sono molti e numerosi i nemici che non fermano il “viaggio nel sé” di chi affronta una malattia e deve tornare a “sentire e sentirsi”, di chi si iscrive in coppia o fa tango con tecnica olistica, ballando da sola. Per dei seminari di approfondimento sulla tecnica femminile è arrivata in via Ciampitti Antonella Terrazas , danza classica alla sbarra, fitness e tango, unica tappa in città. “L’età media di chi frequenta è al di sotto dei 30 anni, questa è un’oasi selezionata naturalmente senza strappare allievi a nessuno. Oggi più che mai si deve comprendere l’importanza di una forma di comunicazione come il tango che è relazione nel mondo di internet e in quello del social network. Vivrò una vita serena quando mi sentirò veramente spalleggiata dal mondo scientifico senza intralcio di improvvisati operatori”. Tango senza cloni, please, se non nella casistica della terapia.

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi