Cultura

“Il Fiore riciclato”, percorsi (travagliati) dell’esistenza


Di:

Francesco Fabbrocino, autore del testo (ST)

Manfredonia – ULISSE raggiungerà la sua patria dopo un lungo viaggio. La navigazione verso Itaca gli sottrae tutte ciò che gli apparteneva. Gli affetti e i legami si dissolvono come per il giovane Candido, protagonista del romanzo, Il Fiore riciclato. Candido racchiude lo stereotipo del giovane ramingo, cercatore di risposte e di sensazioni, il suo viaggio negli inferi della droga, poi la tappa nella comunità, la solitudine e poi la fuga. Il fiore è tutto ciò che richiama alla vita, alla possibilità di superare gli interrogativi acerbi dell’esistenza, una risposta che evoca un ritorno. Il ritorno verso Itaca rappresenta la meta non solo geografica del protagonista, ma una tappa interiore, l’approdo desiderato dell’ “Io” scavato dal dolore.

Francesco Fabbrocino laureato in sociologia, perfezionato in Psicoterapia familiare, ha lavorato con gli adolescenti a rischio per tre anni a Pescara. Ha svolto in qualità di consulente, un servizio di collaborazione per le suore dell’istituto S. Maria della Stella di Manfredonia. Dal 1997 lavora al Ceis di Spoleto occupandosi di tossicodipendenza. Ha seguito un progetto di peer education curando una ricerca sui giovani nelle scuole di Manfredonia. Nel 2006 ha vinto un premio con la sceneggiatura di una commedia. Nel 2010 si classifica primo al Premio Letterario Giovane Holden. Il Fiore riciclato è la sua ultima opera.

SQ– Perché questo titolo il Fiore riciclato, l’esistenza potrebbe essere un fiore che rinasce e poi appassisce nel dolore? Qual è il volto del dolore che sovente incontri nel tuo lavoro?
FF – Leggendo la storia si capisce, il protagonista si trova in una comunità terapeutica, perchè è un ragazzo che ha usato pasticche, come accade per molti ragazzi. Le pasticche contengono sostanze anfetaminiche ma anche altro, spesso un miscuglio di varie cose, sempre più frequentemente sostanze sintetiche, pericolosissime. Nel posto dove il giovane si sottopone al trattamento terapeutico, c’è una filosofia nel programma che i giovani devono seguire. La cura dei fiori e del giardino. Fin dall’inizio si spiega questa filosofia. E’ chiaro che il fiore è una metafora, indica anche qualcos’altro che non si può dire in una fase di promozione del libro. Fiore riciclato indica una condizione sociale in chiave metaforica.

SQ – Comunicare la vita scrivendo, ogni parola un soffio, un istante nuovo per ridare voce a tutti coloro che non raggiungono Itaca, cioè la meta, chi è Candido ?
FF – Candido è un giovane che non ha una famiglia solida , che lo segue, che ha premure per lui. Il padre è morto, il fratello deve pensare alla carriera, le sorellastre hanno altro da pensare, la madre ha avuto già tre mariti e diversi figli. E’ confuso, disorientato, i servizi pubblici (il Sert) ritengono che per lui non ci sia altro posto che la comunità, ma lui non ci vuole stare. Lo considero il cuginetto del giovane Holden di Salinger, per fare una citazione storico letteraria.


SQ
– Il presente è un randagio e incerto girovagare, chissà che una Stella con antiestetici anfibi dark non possa portare quella carezza a lungo cercata e opporre la sua piccola ma vera luce al buio dell’abisso. Qual è l’abisso dell’uomo contemporaneo?
FF – Scappa dalla comunità, perchè succedono alcune cose, parte per Roma. Gira per la capitale e fa diversi incontri. Si pone alcune domande su quello che lo circonda, fa delle considerazioni sui cinesi, per esempio. Ragiona sull’economia globale. Effettivamente ci sono delle cose che non vengono spiegate, delle trasformazioni sociali che si ignorano gli effetti. Parliamo della globalizzazione, della società multietnica, ma del tutto impreparati ad affrontare e a vedere i cambiamenti nel nostro sistema.

SQ– La tua esperienza tra le mura non solo di cemento della comunità terapeutica, ma tra le barriere mentali, le prigioni della malattia, gli artigli della sofferenza umana che graffiano l’anima.
FF Sono molti anni che seguo adolescenti a rischio e giovani tossicodipendenti. Le comunità terapeutiche sono istituzioni di disciplina sociale, hanno il compito di rieducare i giovani dopo il fallimento delle altre istituzioni: famiglia, scuola, lavoro, ecc.
Da anni si parla di prevenzione alla droga, ma credo che abbia funzionato poco. La droga è anche espressione di una certa condizione giovanile, una parte di giovani si sballa, vanno corretti, ci sono le istituzioni, i programmi terapeutici, ma qualcosa non mi convince.

Infatti Candido ingenuamente si pone delle domande, fa delle considerazioni sull’economia, sull’apolitica, sulle persone che rappresentano le istituzioni. Sono domande di un ragazzo di 19 anni, ha finito il liceo da un anno. Saranno domande di un ragazzo immaturo o domande ingenue che individuano una realtà sempre più decadente? La risposta ai lettori.


mariapia.telera@statoquotidiano.it

“Il Fiore riciclato”, percorsi (travagliati) dell’esistenza ultima modifica: 2011-05-10T16:49:20+00:00 da Redazione



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