A tu per tu con la parola

La fragilità è il vero volto dell’amore (VIII)

Di:

Corpus Domini (archivio, fonte image: abbaziapulsano)

DOMENICA DEL CORPUS DOMINI


Dal vangelo secondo Giovanni ( 6,56-59).
In quel tempo: Gesú disse alle folle dei Guidei: La mia carne è veramente cibo, e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, vive in me e io in lui. Come è vivo il Padre che mi ha mandato, e io vivo del Padre, cosí chi mangia la mia carne vive di me. Questo è il pane che discende dal cielo. Non come i vostri padri che mangiarono la manna e sono morti. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.

LA FRAGILITA’ E’ IL VERO VOLTO DELL’AMORE

Oggi domenica del Corpus Domini, siamo in un pomeriggio di inizio estate, in quell’ora in cui sei appena tornato dal mare e vorresti restare a riposare e smaltire la bella botta di sole che ti sei preso, oppure star li comodamente davanti al televisore, con amici, a vedere la prima partita dell’Italia di questi Europei, invece per le strade si sentono parole, musica cristiana. Cosa avranno da gridare oggi per le strade questi cristiani? Per capire la festa di oggi dobbiamo fare qualche salto indietro di mesi ( di millenni in realtà) e arrivare a Natale, ricordare cosa è successo in quella notte nella sperduta Betlem, un paesino da tutti dimenticato, socialmente distrutto, economicamente senza futuro, moralmente senza valori. Proprio li successe il prodigio più inaudito: Dio impazzisce di amore e si presenta con il vero volto dell’amore, quello che ancora oggi, noi uomini “scienziati” del terzo millennio non abbiamo capito: la fragilità. Oggi crediamo che ama chi è forte, che domina e guida chi è forte, sano, robusto. Nel mondo non c’è spazio per la fragilità, il nascondimento, la tenerezza, la via preferita di Dio. Basta guardare l’attenzione che si ha verso i poveri, i diversabili, o chi vive diversità di ogni genere.

Qualche filosofo si è divertito ( e anche con teorie giuste e da valutare per qualche attenta e costruttiva discussione) a cercare l’episodio della morte di Dio … lasciando cadere in secondo piano che Dio un giorno è impazzito. Impazzito per me e per te, per farci capire la verità delle cose, impazzito perché pensieroso del fatto che noi uomini non ascoltavamo più. decide di entrare in gioco, diventa uomo per discutere cuore a cuore con noi uomini. Tutto ciò aveva un prezzo da pagare: “ svendersi” e divenire uomo, rinchiudersi in un limitato corpo umano, impastarsi con una terra sporca di peccato, ma a questo gioco per amore ci sta. Ed eccolo li in quella notte, il Dio che deve salvare il mondo, li fragile in un bambino. Da li il mistero che ricordiamo nella giornata di oggi.

Gesù prima di morire ci consegna il suo corpo: “questo è il mio corpo dice”, lo dona a noi … e lo fa conservando la stessa modalità … si consegna nella fragilità e povertà. Nasce in un bambino nella città meno degna umanamente e si consegna nel ricordo di un pezzo di pane fragile, pochi grammi di farina mescolata ad acqua. Forse vuole dirci che per salvare il mondo i primi elementi sono umiltà, semplicità, amore, tenerezza. La festa di oggi ci dice che la nostra fede, la nostra religione non è campata in aria, non è fatta di sole idee, ma è una fede che coinvolge, che ha bisogno di tutto per essere manifestata. Il nostro cuore, i nostri pensieri, le nostre parole, il nostro corpo, tutto di noi stessi è strumento di fede, genera fede, custodisce fede … e quando dico fede dico anche amore. Gesù ha amato, parlato, gioito, abbracciato, baciato, ha teso la mano, si è sporcato le mani mettendosi al servizio degli altri, lo ha fatto con tenerezza e senza nascondere la sua fragilità. La festa di oggi ci incoraggia tutti ad amare donando il tutto di noi.

Nulla di noi è cosi fragile, piccolo, non stabile, da non poter essere donato. Oggi mentre sentiremo quei canti per strada, mentre vedremo quel pezzo di pane in giro per le strade … ricordiamoci che è la festa di Cristo … ma anche la nostra, la mia e la tua … e la festa di coloro che vogliono amare seriamente senza riserve e mettendo tutto in gioco … fragilità comprese, perché possono esser dono di consolazione e speranza per altri fragili . . . chi nella sua fragilità si sente amato da Dio ha il dovere di amare altri fragili. Il pane fragile ripieno di amore di Dio che mangiamo ci renda ripieni di amore che guarisce le ferite.

(A cura di Massimiliano Arena– Rubrica “A tu per tu con la parola” – VIII – Continua )

merytel@tiscali.it
Skype: maxare84
Facebook personale: http://www.facebook.com/maxare84



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi