Cultura

La parità di genere è pop

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Il Quarto Stato (fonteimmage:maschile/femminilemarinaterragni.Iodonna)

Manfredonia – LA cultura della parità di genere non può che essere proposta come pop, cioè popolare. Perché se non permea di sé l’opinione pubblica, gli atteggiamenti, le riflessioni il confronto tra gli uomini e le donne, i ragazzi e le ragazze, e anche i bimbi e le bimbe non ha proprio alcun senso; non può essere appannaggio degli addetti ai lavori perché gli addetti ai lavori magari comprendono le radici culturali ampie da cui trae origine la discriminazione di genere (e non solo quella uomo donna), ma le persone mediamente ancora si straniscono e/o fanno fatica a focalizzarla. Prendiamo questa proposta di legge regionale per la doppia preferenza che punta ad una rappresentanza istituzionale del 50 e 50 per i due sessi. Che poi la benedetta “forzatura” (u signur) funziona in entrambi i sensi: se hai votato una donna devi votare anche un uomo. Non smetto di stupirmi della percezione di massa “che è solo una questione che le donne non si candidano”.

Mentre c’è un oscuramento-rimozione (obnubilamento?) del pensiero collettivo circa “la questione maschile”, cioè il fatto che da millenni gli uomini abbiano arrogato per sé, in modo massivo, arbitrario e totalizzante, le gerarchie, le relazioni, le scritture dei significati tra i sessi nei rapporti personali come nelle questioni di potere e rappresentanza pubblica. Non è un caso che vocaboli come sindaca, assessora, ministra..suonino come cacofonici e ci facciano arricciare il naso, per forza. Ne è stata da sempre prevista la sola declinazione al maschile. Ma su questo, e sul mondo di significati condivisi, sbilanciati per sesso, che sta dietro al linguaggio di rappresentanza nessuno ha mai fatto un plissé. Ah, la questione maschile. Far apparire, da sempre, nel semplice ordine naturale delle cose ciò che nell’ordine naturale delle cose, semplicemente non sta. Il cervello delle donne è multitasking, plasmato nella conformazione neurale dal multitasking; quello degli uomini meno. Sarà una questione di differenziazione genetica? No. Di differenziazione dell’esperienza, fatta passare per secoli come “naturale indole al servizio e alla cura” del femminile: si sa le donne si prestano per naturale vocazione.. Naturale o.. inveteratamente indotta? Si vabbè ma ora cosa vogliono, il potere? C’è questa sottile, strisciante, ansia destabilizzante che fa sussultare l’abitudinario immaginario maschile. Ma queste che vorranno? Sono loro che non si candidano. E com’è? Fare l’infermiera, la maestra, la crocerossina non va più bene? Dico la crocerossina nei rapporti in primis, poi anche l’infermiera in tutte le guerre, ovvio.

Ma in realtà non c’è di che aver paura, anzi. I temi di genere sono un pungolo per tutti, uomini e donne. Troppa strada c’è ancora da percorrere affinché l’equa diversità arricchisca tutti in una dimensione di complementarietà e complessità interdipendente che andrebbe davvero coltivata sin dall’infanzia nelle scuole. Questi, è ovvio, non sono “temi delle donne” ma di tutti. Anche noi abbiamo tanto da imparare dal maschile ma da un maschile che magari non insegua i canovacci soliti, niente rambo e guardie del corpo “della tenera rosa indifesa” per carità. Come a dire l’altra faccia del machismo classico.

Non credo ci sia, o ci sia mai stato, o anche solo sia mai stato praticabile, un modo perfetto di essere uomo o di essere donna, ce lo scordiamo. Ma la pratica non può prescindere dal “ripartorirsi” nella relazione (privata o pubblica che sia) con costanza, pazienza e capacità di rimettersi in discussione. E’ durissima ma è l’unica possibilità sociale davvero in buona fede. Cinquanta e cinquanta è solo un passo, ma se questo non si capisce vorrà dire che non l’avremo reso abbastanza pop il senso e la direzione del percorso culturale intrapreso e assolutamente toccherà farlo. Pop è autocoscienza civile condivisa.

(A cura della dottoressa Vittoria Gentile)


VIDEO (“Donne e Diritto: Oltre la parità di genere. L’impegno delle donne per una democrazia inclusiva” – L’incontro del 7 giugno nell’aula consiliare del Comune – TESTO)



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Commenti


  • vittoria gentile

    Nomine Rai la società civile spinge per Lorella Zanardo nel cda Rai. Non è un tema per addetti ai lavori ma coinvolge tutti i cittadini! Si può sostenere questa, quanto mai appropriata candidatura, twittando #zanardoinrai. Twittate please

    Il Fatto Quotidiano 11 Giugno 2012

    Articolo21e Moveon hanno chiesto ai lettori di inviare i loro suggerimenti e a raccogliere migliaia di preferenze è stata Lorella Zanardo. Autrice del video “Il corpo delle donne”, un’analisi della figura femminile all’interno del palinsesto televisivo visto finora da 5 milioni di persone, è stata manager per molti anni, ha lavorato all’estero ed è stata consulente per la commissione europea. In settembre sarà alla Corte d’ Appello di Città del Messico per una serie di conferenze nei tribunali sul tema rappresentazione di genere e porta nelle scuole italiane il progetto “Nuovi occhi per la tv” per sviluppare una “visione consapevole”.

    “La mia nomina è nata a sorpresa ed è stata espressione dei cittadini – spiega Zanardo -. La tv di oggi è vecchia, non parla ai giovani e spesso offre contenuti poco interessanti. E’ elitario dire di spegnerla, mentre guardarla è un diritto. Deve offrire programmi per tutti e che non siano umilianti. Ma un cda è un organo complesso, in cui servono competenze tecniche”. Che lei ha acquisito nel corso della sua esperienza professionale. Viste le segnalazioni dei lettori, Zanardo ha inviato il suo curriculum alla commissione di vigilanza che il 6 giugno aveva annunciato che “i cv dei cittadini che intendono candidarsi saranno consultabili nel portale Internet della commissione”. La sua è una proposta che, se avesse successo, creerebbe un precedente importante. “Da una parte c’è la società civile, dall’altra la politica che continua a proporre nomi non condivisi dai cittadini. Non ho nessun padrino”, ripete, “e il centrosinistra, visto che ha annunciato di non volere entrare nella partita Rai coi suoi candidati di partito, potrebbe sostenere i suggerimenti degli elettori. Ovvero le candidature indipendenti”. Se entrasse nel cda, Zanardo vorrebbe “che un canale tornasse ad essere servizio pubblico”, perché gli italiani “non chiedono solo intrattenimento con donne nude, ma programmi per imparare e che facciano divulgazione”. Poi inserire in palinsesto “trasmissioni che rispecchino la realtà” e mostrino le donne aldilà degli stereotipi “soubrette, astrologa o vittima” e trasmissioni “che propongano modelli positivi da seguire”. Nel concreto, aggiunge, “proporrei una versione attualizzata di ‘Non è mai troppo tardi’ la trasmissione del maestro Manzi che ha insegnato a scrivere a milioni di italiani nel dopoguerra. I tassi di analfabetismo nel nostro paese, infatti, sono tra i più alti d’Europa”. Secondo una ricerca di Tullio De Mauro del novembre 2011, infatti, “soltanto il 29% degli italiani è in possesso degli strumenti linguistici per padroneggiare l’uso della lingua italiana”. E prima di tutto obiettivo trasparenza: “Si parla di cda Rai ma nessuno sa cosa avviene lì dentro. Vorrei un blog che parli sulle decisioni del consiglio, finora troppo opaco”.

    Nonostante il sostegno dal basso e gli obiettivi chiari, riuscirà a scardinare la prassi della spartizione delle poltrone? “Dalla consultazione con i nostri lettori sono emersi due elementi di novità spiega Stefano Corradino, presidente di Articolo 21, che insieme ad altre sigle, da Agorà digitale a Open Media Coalition si è battuta per la trasparenza delle nomine nelle authority e nel servizio pubblico – . Il primo è che le nomine delle authority non sono soltanto temi per addetti ai lavori, ma interessano a tutti i cittadini. Secondo: a differenza di quanto abbiamo visto per le nomine Agcom e Privacy dove la maggioranza è composta da uomini, tra i lettori ha prevalso l’indicazione di figure femmnili. Oltre a Lorella Zanardo sono state proposte, ad esempio, Milena Gabanelli, Tana de Zulueta, Conchita De Gregorio e Norma Rangeri“. La società civile, oltre alle candidature slegate dai partiti, vuole entrare in maniera decisa nei temi di cui il Palazzo finora si è occupato senza chiedere alcuna consultazione e chiede che alle donne siano assegnati più spazi e ruoli dirigenziali. Secondo Corradino “mai come oggi i cittadini stanno diventando gruppi di pressione”. Che vogliono decidere e chiedono trasparenza.


  • vittoria gentile

    Magari vi rompo oggi scusate, non intervengo più, però è importante, per le donne come per gli uomini. La Zanardo è perfetta in Rai non perchè donna, ma perchè donna che aiuterebbe a ricondurre il servizio pubblico alla sua mission più autentica.

    Gad Lerner dal suo blog:

    Oggi è “Il Foglio” a prendersela con Lorella Zanardo, dopo le imboscate e gli attacchi volgari di “Striscia la Notizia”. Li imbestialisce che una campagna nata dal basso, alimentata solo dalla tenacia di una donna che gira l’Italia per sostenere le sue idee senza supporti e finanziamenti paragonabili ai loro, riscuota tanti consensi a partire dalle scuole. “Il corpo delle donne” è un documentario che gli storici citeranno per descrivere l’Italia d’inizio Ventunesimo secolo. Ha concretizzato lo sdegno, rivendicato valori calpestati, ha creato un movimento di protagonismo civico. Con le donne in testa, ma anche tanti uomini a seguire. L’irritazione suscitata dalla sola ipotesi che Lorella Zanardo entri nel consiglio d’amministrazione della Rai è per me un motivo in più per riconoscere la sua candidatura come la più felice.
    Mentre su Mediaset è ricominciato il vetusto rituale di “Veline” in prima serata, siamo in molti a pensare che un’altra televisione è possibile.

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