CulturaStato news
A cura di Ferruccio Gemmellaro

Giugno – luglio 1099 la vergogna della strage di Gerusalemme

Di:

Bari. Dopo il terremoto del 1033, Gerusalemme risorse grazie al governo fatimide. La dinastia fatimide, di origine araba e di fede sciita, si attestò nel X secolo imponendosi ai sunniti.

Gli ebrei abitavano nella zona ricostruita a nord-est della città, i cristiani, invece, popolavano il quartiere a nord-ovest mentre i musulmani occupavano la zona meridionale. Le tre etnie, o le tre chiese come vogliamo chiamarle, vivevano in perfetta armonia. C’è da ricordare, invero, che fu il governo fatimide a favorire la costruzione di diversi monasteri intorno alla Chiesa del Santo Sepolcro. Quando giunse l’infelice notizia che i crociati erano alfine approdati e avanzavano intenzionati ad assediare e conquistare la città, che reclamavano fosse del tutto cristiana grazie al Sepolcro, si rese ovvio lo sgombro dei battezzati, divenuti improvvisamente parte avversa.

Pochi di essi però non avevano ancora compreso che, dall’Europa, l’offensiva crociata commissionata dai papi era unicamente di dottrina finanziaria e che pertanto sarebbero stati tutti in grave pericolo, cristiani compresi. Un’evacuazione in formula volontaria se non tutti di costoro vollero abbandonare le case e le chiese, convinti che la loro presenza avrebbe moderato l’assalto degli aggressori, come fece Gerardo il Beato custode degli ospizi amalfitani in Gerusalemme.

La prima incursione del 13 giugno 1099 andò a vuoto, nonostante i dodicimila combattenti cristiani schierati sotto le mura. Il 17 giugno 1099 giunsero in ausilio sei galeoni di cui due al comando dei genovesi Guglielmo e Primo Embriaco. Fu un secondo fallimento e i marinai ebbero l’idea di disarmare le imbarcazioni e bruciarle dopo averne salvato tutto il materiale che potesse servire all’assedio di terra. L’attacco finale alla città si protrasse dal 13 al 15 luglio e vide in campo il belga Godefroid de Bouillon italianizzato Goffredo di Buglione, il conte Raimondo di Tolosa, Tancredi d’Altavilla principe di Galilea e reggente di Antiochia, Roberto di Normandia e Roberto delle Fiandre; una vera interforza europea di futuristica configurazione.

I mangani scagliarono contro gli edifici blocchi di roccia calcarea e contemporaneamente furono scoccati dei dardi infuocati contro i “cuscini” di paglia che avrebbero dovuto proteggere le mura da quei proiettili marmorei. Quando si spalancò il varco, i crociati irruppero dissennati dalla foga bellica. Chiunque si trovasse sul loro cammino, di qualsiasi credo, militari e civili di ogni età, donne, vecchi e neonati, furono colpiti dalle micidiali mannaie. La letteratura araba e quella islamica sono in accordo nel denunciare che il massacro degli assalitori era assolutamente contrario alle regole islamiche. Il comportamento bellico più efferato pare ricadere sui nord-europei; i Franchi, infatti, trucidarono oltre 70mila individui tra cui religiosi, studiosi e personaggi di cultura e d’arte che le regole guerresche consideravano sacri.

C’è da aggiungere che Goffredo era partito dalla Lorena nell’agosto 1096 al comando di circa 12.000 uomini i quali, durante il passaggio attraverso l’Ungheria, non si fecero scrupoli nel saccheggiare i correligionari. Ad Antiochia, poi, nel ’97, il cui territorio era di competenza di Yaghi Sivan, questi, in prossimità dell’attacco mandò via i capi cristiani per incompatibilità in campo, promettendo però loro che avrebbe protetto la loro comunità, che d’altronde era la più numerosa. “Antiochia è già vostra – ammise rivolto ai cristiani – ma dovrò mantenerla finché non mi sarà chiaro che cosa potrà succedere tra noi e i Franchi”.

“E chi potrà proteggere i nostri ?” chiesero. Yaghi s’impegnò solennemente a favore della loro incolumità. Accadde, invece, che i cristiani all’’avvicinarsi degli europei si scagliassero contro la guarnigione turca, uccidendone un congruo numero. Tornando all’assedio di Gerusalemme, i cristiani Franchi derubarono il Duomo della Roccia di candelabri d’argento e d’oro e di una grande lampada d’argento. Ad al-Rumayli fu offerta la vita in cambio di mille dinars che però non poté pagare. I crociati lo lapidarono come tanti altri studiosi scampati alla furia dell’attacco. La storiografa e illustratrice storica Christa Hook afferma che ancora ai giorni nostri appare insolita non tanto la disumana crudeltà della strage ma l’esaltazione dei cronisti d’epoca con la quale la descrissero. Nelle ‘Gesta Francorum’ infatti, l’anonimo autore narra come se fosse stato un atto eroico che l’eccidio ebbe seguito anche il giorno dopo l’irruzione quando “i nostri uomini si arrampicarono con circospezione sul tetto del Tempio e attaccarono i saraceni, uomini e donne, e li decapitarono a spade sguainate. Gli altri saraceni si gettarono giù dal Tempio”.

(A cura di Ferruccio Gemmellaro, Meolo 10 giugno 2016)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati