ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

“Causa tra l’ Università Sipontina e l’Arcivescovo Francone sul punto della nomina de’ predicatori” – V

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Manfredonia. E quanto scritto dallo Spinelli lo riscontriamo pure in un altro atto del 20 febbraio 1791, con il quale l’Università sipontina ribadisce ancora una volta la sua prerogativa a nominare il predicatore. Al presule si riconosce solo una facoltà “…e da costui fra quindici giorni dichiararsi se si accetta, o rifiuta dall’ Arcivescovo, con dire i motivi della ripugnanza a S. M. per destinarsi il giudice di appello”.

Va ricordato che la pretesa del Francone era che la nomina del Predicatore spettasse a lui, ma la spesa doveva essere sopportata dall’Università sipontina. “ … da’ signori Proponenti si fa sentire alle SS. VV., che tutta via continuano le discordie tra Monsignor Arcivescovo, e questa Università per l’ elezione de’ Predicatori dell’ Avvento, e Quaresima, non ostante che la vertenza sia stata risoluta da S. M. con suo Real Dispaccio de 21 Novembre 178 nove, di doversi impreteribilmente osservare il solito, qual è quello di eligersi per turno dagli Ordinari Religiosi di questa Città specialmente il Predicatore della Quaresima e questa elezione presentata a Monsignor Arcivescovo, lo stesso senza veruno esame dovesse accettarlo, stante l’obligo intrinseco di lui o di predicare, o di far predicare; anche perché la ragione dell’ Università sta fondata in quello di aversi voluto da passati amministratori alleggerire un tal peso all’ Arcivescovo, il che conosciuto ben fondato dalla Regia Camera, nello Stato discusso che ammassa la partita cola clausola determinando eligantur ab Universitate. Il qual dritto non è stato abolito coll’ ultimo real Comando de 25 Settembre prossimo scorso anno, con cui si ordina nominarsi all’Arcivescovo il Predicatore Quaresimale per tutto il mese di Settembre, e da costui fra quindici giorni dichiararsi se si accetta, o rifiuta dall’ Arcivescovo, con dire i motivi della ripugnanza a S. M. per destinarsi il giudice di appello. Si trova per tali Sovrani ordini da signori Governanti fatta la nomina in persona del Lettore di teologia, Giulio Bona Scolopio e presentata alla Curia, ad istanza, e tenore dell’ ultimo Sovrano comando niente ha risoluto, anzi convivendo con alcuni de Governanti medesimi si cerca vulnerare le ragioni dell’ Università nel tempo istesso che si è ottenuto lettera insinuativi del Delegato della Real Giuri di questo diretta Monsignor Arcivescovo, che facendosi debitamente (carico) dell’esposto dell’ Università, nell’ avere eletto il Padre, e che lui nel giro di quattro mesi non ha dichiarato i di lui sentimenti, delle circostanze del tempo e della real risoluzione de 25 passato Settembre dicesse immantinente ciò che l’ occorre. Con detta providenza l’ Università viene assicurata dal di lei Avvocato, che senza alcun dubio un tal peso del Predicatore verrà all’ Università tolto, con obligarsi l’ Arcivescovo a predicare lui, o sostituire a proprie spese. Ciò che si assicura sentire cosa utile al publico stante l’ Università è ridotta nello stato miserabile, e non può supplire a pesi forzosi con i di lei creditori; onde si propone il tutto alle SS.VV. per sentirne il sentimento, se sia utile tirare la lite avanti affine di soprava(nzare) il publico. Il che intesosi, si è da signori Consiliarj il sentimento de Proponenti accettaro, e detto che su questo particolare si prosiegua a fare tutto che ne ridonda ad utile, e vantaggio all’ Università, senza giudizio della medema.

Dippiù si propone alle SS.VV. se debba impedirsi detto Lettore all’ Avvocati in Napoli, e spedizione di mandati quante volte le medeme non siano munite della firma del Sindaco; Si è detto, e risoluto da signori Consiliari che quante volte l’ interesse, o il negozio che dovrà trattarsi sarà concordemente ricevuto da tre de’ cinque Amministratori, si debba eseguire quel tanto i medemi avran conchiuso, e sarà il cassiere tenuto di ubbedire, e pagare senza alcun contrasto, ben vero però cge nella spesa degli affari, e de’ mandati debba il Cancelliere far capo dal Sindaco, e richiederlo prima degli altri per la sua firma, e quando questa non si volesse sia tenuto eseguire quel che dal magior numero de Governanti le verrà imposto.

A conclusione di quanto sinora si è riportato, va detto che non è tanto in gioco la nomina del predicatore, in se stessa, ma l’affermazione di un principio di autonomia, specie in un periodo di tempo di acceso illuminismo e di lotta al clericalismo più radicale. Si bada bene che la pretesa del presule è che la spesa ricada sull’Università, mentre la scelta doveva essere di sua “spettanza”, come se il decurionato ( o qualche suo esponente) non fosse in grado di poter individuare un buon ed onesto predicatore, considerato, poi, che “la predica” viene detta essenzialmente per il “bene” e la “formazione” del popolo.

E a dire che i tempi, per molti aspetti, non cambiano mai, anche per altri settori dei rapporti tra il clero ed il popolo cristiano, con manifestazioni che rasentano l’arroganza e l’ipocrisia.

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)



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