Manfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (già componente della Commissione tecnica nazionale di Federambiente)

Pasquale Ognissanti “Ma perchè e quanto si risparmia con la ‘differenziata’?”

Se è vero quanto viene dichiarato che la “differenziata”, nel 2017, ha già raggiunto la soglia del 60%, dovremmo avere per lo stesso esercizio una riduzione dello stesso valore, portando il costo dello smaltimento (in qualunque sito) a ( 2.538.000 x 40%) pari a euro 1.015.200

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Manfredonia, 10 luglio 2017. ”Ci sono obblighi ai quali soggetti come noi, che hanno speso buona parte della loro vita a dirigere i servizi per la cura dell’igiene urbana ed ambientale della città di Manfredonia (ma anche di altre città pugliesi e centro-meridionali), non possono sottrarsi; è conseguito così di dover aderire all’invito di molti amici e conoscenti ad effettuare delle “osservazioni” sulla situazione attuale, contabile ed ambientale, nella comunità sipontina.

Per sgombrare qualsiasi dubbio e qualsiasi mala interpretazione di ciò che metteremo in risalto, in noi non vi è alcuna voglia di “far politica” o di dileggiare o di sciacallaggio, ci atteniamo solo alla informativa corrente che emerge dalla “stampa”, ed in particolare dal quotidiano provinciale “L’Attacco”.

Altra fonte, non abbiamo avuto modo di conoscere (fatta eccezione del Consuntivo ASE del 2014, sul quale il discorso è molto ampio e non è escluso che ci intratteremo).
Preliminarmente, allora, riportiamo: “Pesa (a Manfredonia) l’avvio del servizio della raccolta differenziata porta a porta sui conti di ASE Spa.” Ci pare che l’affermazione, un po’ sibillina, vada “studiata”.

Il D.Lgs. 22/1997 (e la normativa aggiuntiva, a livello europeo ed anche regionale) sembra fondarsi su due principi di ordine generale. “In primo luogo vieta a chiunque detenga rifiuti di abbandonarli, imponendo di provvedere al loro smaltimento o recupero nelle varie forme previste dal decreto stesso a seconda del tipo di detentore. In secondo luogo il Decreto, dopo aver ribadito che la gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse, si preoccupa di indicare la priorità della riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti prodotti e del loro recupero, riutilizzo e riciclaggio, rispetto allo smaltimento. Quest’ultimo è anzi esplicitamente qualificato come la “fase residuale” della gestione dei rifiuti. In particolare il Decreto raccomanda la riduzione della quantità di rifiuti da avviare allo smaltimento finale attraverso (Art. 4 del D.Lgs. 22/1997): – il reimpiego ed il riciclaggio; – le altre forme di recupero per ottenere materia prima dai rifiuti; – l’adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi; – l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia”.

E’ chiaro: non con un aggravio di costi per l’utenza, bensì con un alleggerimento!

Dal quel quotidiano, nell’edizione del 28 u.s., p. 17, vi è un articolo firmato, a piena pagina di L. Piemontese, dal titolo “ASE, perdita di esercizio di 523.489 euro. Il Comune copre con fondo ad hoc”.

Che un’azienda economica possa avere un risultato negativo è pure comprensibile ( non sappiamo quanto giustificabile se si è controllato costantemente il trend contabile), ma che un’azienda di servizi presenti una negatività gestionale non è una questione trascurabile.

La perdita proviene dalla rilevazione di maggiori costi rispetto ai ricavi: ed ecco una prima riflessione: quali sono, come si articolano i costi ed i ricavi nell’ASE (ed in una azienda di servizi)? Senza voler far saccenza, è chiaro che da qualche parte un’analisi dei costi (centri di costi) e dei ricavi (provenienze dei flussi) si è pur effettuata, e questa analisi si è fatta solo a fine esercizio, ma durante tutto il corso dell’esercizio stesso che cosa si è sviluppato?.

Comunque, l’incremento dei costi viene giustificato in questo modo: dal mese di gennaio a quello di aprile 2016 lo smaltimento (a Cerignola) ha comportato un onere di euro 92.90 a tonnellata, dal mese di maggio al mese di ottobre (compreso il periodo estivo, con maggior produzione di rifiuti, qui da noi)(a Deliceto) euro 113.97 a tonnellata, con un incremento di euro 21,07, dal mese di novembre a dicembre (a Foggia) euro 176.93, con un incremento rispettivo di euro 84.03 (quasi il doppio) ed euro 62.76.

Questi valori ci rendono perplessi; c’era o ci è stato un motivo per cui si è lasciato lo smaltimento di Cerignola per adire a Deliceto e poi a Foggia? E a risposta positiva, perché?
Sappiamo l’andamento dei costi e l’andamento della produzione? È rimasta costante, è aumentata o è diminuita la produzione dei rifiuti?

Se poniamo mente ad un produzione pro capite abitante pari a kg. 1 (1000 gr.), per una popolazione di 60.000 abitanti (tenuto conto, in media annuale, dell’incremento estivo), avremmo una produzione mensile di tonn. 1800, ed una produzione annua di tonn. 21.600.

Per lo smaltimento Cerignola, ovvero 4 mesi, avremmo avuto una produzione pari (4×1800) a tonn. 7.200, per un costo di ( euro 92,90 x 7.200 tonn) euro 669.600
Per lo smaltimento Deliceto, ovvero 6 mesi, avremmo avuto una produzione pari (6×1800) a tonn. 10.800, per un costo di (euro 113,97 x 10,800 tonn.) euro 1.231.200.
Per lo smaltimento Foggia, ovvero 2 mesi, avremmo avuto una produzione pari (2×1800) a tonn, 3600, per un costo di (euro 176,93 x 3.600 tonn.) euro 637.200.
Si avrebbe così un totale complessivo del costo smaltimento pari (669.600 + 1.231.200 + 637,200) a euro 2.538.000.
È chiaro che ci troviamo a fronte di valori indicativi, in mancanza di dati certi consuntivati. Un punto di riferimento ci vien dato, però, dal Conto Consuntivo del 2014 nel quale il totale “costo per servizi” (cioè “costi per la conduzione e gestione della discarica” ) viene dato per euro 2.833.239.

Superiore a quanto appresso
Tonn. 21600 x euro 92.90 è pari a euro 2.008.800 (2538.000- 2008.800 = 530.000) (523.490)

Ribadiamo, ci troviamo di fronte a dati indicativi.

Se è vero quanto viene dichiarato che la “differenziata”, nel 2017, ha già raggiunto la soglia del 60%, dovremmo avere per lo stesso esercizio una riduzione dello stesso valore, portando il costo dello smaltimento (in qualunque sito) a ( 2.538.000 x 40%) pari a euro 1.015.200.

Ma le economie di bilancio non dovrebbero essere solo queste, si dovrebbero aggiungere i minori costi per il mancato asporto dei rifiuti dai cassonetti, con il recupero di circa 30 unità lavorative, per un costo cadauno (come da Consuntivo 2014) di euro 47.871, pari a euro 1.436.130.

Ed il costo della differenziata? Il costo della differenziata dovrebbe essere coperto dai relativi ricavi, a norma di legge (come sopra evidenziato).
Potremmo andare avanti nella nostra analisi, ma ci fermiamo per non cadere in un “troppo tecnicismo”, ma ci ripromettiamo di esaminare la questione dell’igiene urbana ed ambientale della città di Manfredonia sotto altri aspetti.”

Pasquale Ognissanti*
(*già componente della Commissione tecnica nazionale di Federambiente)

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Pasquale Ognissanti “Ma perchè e quanto si risparmia con la ‘differenziata’?” ultima modifica: 2017-07-10T08:00:56+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Angelo

    Da quanto ho potuto capire questa differenziata è fallita in partenza per quanto riguarda il rapporto costi-ricavi(da aggiungere l’aumento di spesa dei condomini per la forza motrice e manutenzione degli ascensori per il maggior uso degli stessi).NON PARLIAMO POI DEI DISAGI CREATI AI CITTADINI E DELLA SPORCIZIA AUMENTATA PER LE STRADE.


  • Lucio Pio Santoro

    I risparmi del -, solo immani disagi.


  • Alfredo De Luca

    Caro Pasquale Ognissanti nella tua disamina parti da un errore di fondo. Prova a leggere il dato se non si fosse fatta la raccolta differenziata porta a porta. Con i prezzi di smaltimento che citi tu stesso, l’ecotassa al massimo (25€ a tonn) e solo il 12% di riciclabile avremmo pagato almeno 2,5-3,0 mln di euro in più di tari e quindi il 25/30% in più di ora. Questo è già un risultato. Inoltre per raccogliere un cassonetto che serve 60 utenze ed un compattatore ci vogliono 5 minuti e 2 persone, compreso lo spostamento da uno all’altro quindi bastano pochi compattatori e relativamente poche persone a servire il centro urbano nelle 6 ore di lavoro giornaliere per 6 giorni a settimana. Con la differenziata ci vuole molto più tempo e quindi molti più mezzi (diversi dai precedenti) e soprattutto più personale. Non è un caso se l’ASE ha noleggiato una serie di nuovi mezzi, continua ad assumere a tempo determinato personale ed ha limitato le attività di spazzamento al minimo. Ancora, forse non sai che, di tutto quello che si raccoglie, se il 38% va ancora in discarica a 200 euro a tonnellata almeno un altro terzo è l’organico che viene conferito in impianti di compostaggio che non solo non ce lo pagano ma dobbiamo pagare noi e ci costa compreso il viaggio circa 130 euro a tonnellata. Ci conviene? Certo perchè fa abbassare l’ecotassa.
    Ultimo punto: se vogliamo vedere ridotta sensibilmente la TARI ci devono essere diverse condizioni che devono essere soddisfatte: 1 arrivare al 65% e poter inviare i RSU in inceneritore a prezzi molto più bassi della discarica. 2 attivare l’impianto di selezione e stoccaggio, pronto all’uso ma fermo per le solite pastoie burocratiche di Regione e Provincia, che darebbe valore aggiunto al nostro prodotto secco. 3 realizzare un impianto di compostaggio che ci consenta di ritirare tutto il nostro organico e quello di tutto l’ARO; per quest’ultimo siamo in fase di progettazione ma siamo lontani. Aggiungo anche che servirà il tempo di ammortizzare il costo dei mezzi che si stanno acquistando (5 anni). Ma caro Pasquale la cosa che mi da più fastidio di tutta questa vicenda è che ci stiamo “incartando” sugli aspetti economici e gestionali e nessuno pensa all’importanza storica di quello che stiamo facendo, ognuno di noi, per i nostri figli, per la nostra città e, passatemi la retorica, per il mondo intero. Riuscire a cambiare in meglio le abitudini di 60.000 persone, riuscendo a recuperare e riciclare i 2/3 di ciò chè produciamo e soprattutto abbassando i quantitativi pro capite, sono una straordinaria vittoria di tutta la città: maggioranza ed opposizione. Sono tonnellate in meno di anidride carbonica in meno nell’aria, sono tonnellate di plastica che i nostri figli potranno utilizzare ancora per anni, sono foreste che aumentano e migliorano la qualità dell’aria, sono minori rifiuti in quel mare in cui ci tuffiamo (e pretendiamo poi che sia pulito, salvo lasciare sulla spiaggia montagne rifiuti).


  • PASQUALE OGNISSANTI

    Egregio Alfredo de Luca, La devo ringraziare sinceramente per il suo intervento, mi ha fatto piacere constatare che la mia “disamina” abbia suscitato tanto interesse.
    Lasciamo andare le concettualità sulla ecologia e quanto altro (di cui ho fatto pur cenno), se vuole, quando vuole, come vuole, dove vuole, con chi vuole possiamo pure discuterne. Così, a solo titolo informativo, in materia ci sono più di cento “titoli” bibliografici che recano la mia firma.
    Come Ella avrà notato, ai miei amici e conoscenti (ma potrei dire a tutti i sipontini) interessava e interessa sapere quanto costa la “differenziata”, ed io ho fatto un semplice calcolo dei relativi risultati economici (e non è proprio un “incartamento”). Considerato che Ella sembra essere un addetto ai lavori, Le saremmo assai grati se ci desse una opportuna informativa. Insomma, quanto costa la “differenziata”? Da quale entrata (o ricavo) è coperta?. In definitiva, la gente vuol sapere se con la “differenziata” la tassa sulla immondizia (lasciamo stare tutte le sigle), di quanto diminuirà?
    Ah!, Dimenticavo. Sbagliare è umano, e siccome potrei tornare sulla questione (ma sotto altra angolazione), non vorrei ripetere lo stesso errore, Le chiedo una cortesia (la chiedo sommessamente, quasi in silenzio), qual è l’ ”errore di fondo” che avrei commesso? Me lo dica, ma con parole semplici.
    Cortesemente, Pasquale Ognissanti


  • Raffaele Vairo

    Caro Pasquale,
    ti sei posto, come tanti altri cittadini utenti-contribuenti, la domanda: quanto ci costa il servizio di raccolta differenziata?
    La lettura dell’ultimo Bilancio d’esercizio dell’ASE, chiuso al 31/12/2016, non consente di rispondere, in modo soddisfacente, a questa domanda.
    Nel bilancio, infatti, mentre i ricavi sono stati ripartiti per “categorie di attività” i costi, invece, risultano aggregati in un’unica e indistinta voce.
    Manca, quindi, l’analisi dei costi per funzione aziendale e per centri di costo.
    In qualsivoglia azienda, pubblica o privata, la conoscenza analitica dei costi rappresenta un elemento essenziale per un efficace ed efficiente controllo economico della gestione.
    Posso sbagliare ma da quanto mi è dato di sapere l’ASE, nell’esercizio 2016, non aveva ancora implementato un vero e proprio sistema informativo direzionale per il controllo della gestione.
    Come sai bene, tale sistema si avvale, oltre che della Contabilità generale (come strumento di controllo consuntivo dei risultati conseguiti con la gestione e sintetizzati nel bilancio d’esercizio) anche:
    1. del Budget (a costi standard e non a semplici costi preventivi) come strumento di programmazione dell’attività volto a verificare, in via preventiva, il raggiungimento degli obiettivi prefissati;
    2. La Contabilità gestionale (o industriale) che ha per oggetto l’analisi dei costi, dei ricavi e dei risultati economici “particolari” delle varie sezioni in cui è articolata l’azienda.
    Quest’ultima contabilità consente, tra l’altro, di verificare la realizzazione del Budget e confrontare i dati previsti e programmati (costi e quantità standard) con quelli effettivi man mano che si svolge la gestione.
    Concludo dicendo che la tua domanda, purtroppo, non potrà ottenere nessuna risposta soddisfacente sino a quando l’ASE non avrà impiantato un efficace sistema informativo direzionale.
    Cordialità.
    Raffaele Vairo


  • Angelo

    Caro Lino puoi sbattere la testa contro il muro ma finché ci sarà gente del tipo De Luca-Vairo ..ci salvi!!!!!!!

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