ManfredoniaMonte S. Angelo
"Tra il luglio 2013 e il marzo 2014 sono pervenute alla prefettura di Foggia circostanziate segnalazioni anonime"

Scioglimento M.S.Angelo, dal Consiglio di Frazione agli appalti e alle assunzioni (II)

"L'uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente a gruppi malavitosi"

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Roma/Monte Sant’Angelo – “Nel Comune di Monte Sant’Angelo (Foggia) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l’imparzialità degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6-7 maggio 2012, nonché il buon andamento dell’amministrazione ed il funzionamento dei servizi. Tra il luglio 2013 e il marzo 2014 sono pervenute alla prefettura di Foggia circostanziate segnalazioni anonime relative a collegamenti tra sodalizi criminali locali ed alcune ditte utilizzate dal Comune, nonché denunce di danneggi e di episodi intimidatori perpetrati nei confronti di amministratoti locali e di figure apicali dell’apparato burocratico. All’esito dei conseguenti accertamenti delle forze di polizia, disposti per verificare il contenuto degli esposti e per monitorare la situazione in atto, essendo state riscontrate possibili forme dì ingerenza e di condizionamento del processo di formazione della volontà dell’ente, con decreto prefettizio del 2 settembre 2014, poi prorogato, è stato disposto l’accesso presso il Comune (….)”.

“Al termine dell’indagine ispettiva, il Prefetto di Foggia – su conforme parere reso il 21 aprile 2015 dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del Procuratore distrettuale antimafia di Bari e del Procuratore della Repubblica di Foggia – ha redatto l’allegata relazione in data 23 aprile 2015 (..) in cui si da’ atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l’applicazione della misura prevista dal citato art. 143.

I lavori svolti dalla commissione d’indagine hanno preso in esame, oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione comunale, il contesto ove si colloca l’ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le cosche locali ed hanno evidenziato come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente od indirettamente a gruppi malavitosi. Per una corretta valutazione degli elementi che suffragano l’adozione della misura dissolutoria assume rilievo la circostanza che sul territorio è presente un’associazione di tipo mafioso – la cui capacità di penetrazione nella realtà economica e politica di riconosciuta con sentenze definitive dell’autorità giudiziaria – caratterizzata da una pluralità di gruppi criminali, con forte vocazione verticistica, basata sui vincoli familiari, non legati tra loro da relazioni gerarchiche o di sovraordinazione.

Le elezioni che si sono tenute nel 2012 a Monte Sant’Angelo non hanno portato alcun reale rinnovamento della compagine elettiva, che ha governato l’ente con sostanziale continuità. Il sindaco aveva rivestito una carica assessorile; nella precedente consiliatura su 16 consiglieri assegnati all’Ente, oltre la metà erano presenti nell’Amministrazione eletta nel 2007 e alcuni di essi avevano svolto funzioni assessorili all’interno della giunta.

Due dei predetti amministratori hanno rassegnato le dimissioni dalla carica dopo l’insediamento della commissione d’accesso. Il Prefetto di Foggia evidenzia i rapporti di alcuni amministratori e dipendenti comunali con esponenti della criminalità organizzata locale, derivanti da vincoli familiari o da frequentazioni documentate dalle forze dell’ordine. Assumono, in tal senso, un valore indiziante i legami, documentati dalle forze di polizia, di uno degli assessori dimissionari con la locale consorteria — legami che ín nessun modo possono essere ritenuti occasionali – attestati dalla partecipazione dell’amministratore ad una ricorrenza personale, celebrata da un noto esponente malavitoso, sul quale gravano pregiudizi penali per reati gravi, quali l’associazione di stampo mafioso, l’associazione per commettere omicidi, rapina, estorsione ed altro.

Allo stesso esponente della criminalità organizzata risultano collegati anche i tre titolari di alcune ditte – di cui è nota la contiguità alle locali consorterie – legati tra loro da stretti vincoli parentali, che hanno reiteratamente ricevuto dal Comune affidamenti per portare a compimento lavori di competenza dell’amministrazione. Uno dei predetti imprenditori è presidente del consiglio dì frazione, costituito con delibera consiliare del 2010 per assolvere a funzioni consultive, propositive e d’iniziativa di Comune interesse per i residenti.

Secondo quanto riferisce il Prefetto, detto consiglio risulta ampiamente rappresentativo piuttosto che della comunità locale, della famiglia dei predetti imprenditori. II presidente del consiglio di frazione è anche titolare di una cooperativa che ha ottenuto affidamenti da parte del Comune, anche dopo la costituzione dell’organo collegiale di frazione, ed è componente di una società che assicura la gestione delle attività di distribuzione dell’acqua per usi civici, attraverso un consorzio affidatario del servizio. In occasione dell’esecuzione di un’operazione di polizia giudiziaria finalizzata alla cattura di un latitante pluripregiudicato è stato disvelato un complesso reticolo di rapporti e connivenza che interessano (..) anche due dipendenti del Comune ed (..) di una società partecipata dell’ente, incaricata della riscossioneo t­ributi.

La Corte d’Appello di Bari, con sentenza depositata il 20 gennaio 2015, ha comminato ai dipendenti comunali una pena detentiva rispettivamente di anni 3 e mesi 4 di reclusione e l anno e 8 mesi di reclusione – tra l’altro per il delitto di estorsione, mentre ha riconosciuto al dipendente della partecipata — oltre ad una misura restrittiva della libertà personale di anni 2 — l’aggravante del metodo mafioso.

Emerge con concretezza, dai fatti sopra indicati, l’insieme dei rapporti interpersonali che conciano esponenti malavitosi agli organi politici, all’apparato burocratico dell’ente ed a rappresentanti del mondo imprenditoriale locale. Vale ora approfondire il modo operandi dell’amministrazione comunale, analizzando se l’azione amministrativa, si sia discostata dai principi di imparzialità e buon andamento, per coltivare interessi diversi da quelli della collettività.

Rileva, innanzitutto, a tal proposito, l’impropria commistione di ruoli tra funzioni politiche e funzioni amministrative che non può essere letta solo come mala gestio. Se, infatti, è vero, da un lato, che l’attività ispettiva ha rilevato una sostanziale inadeguatezza dell’apparato burocratico sul piano qualitativo e quantitativo, nonché patologiche forme di disorganizzazione e di disordine amministrativo, è altrimenti vero che detta situazione ha favorito la permeabilità di illeciti condizionamenti.

Ma ciò che soprattutto rileva è la circostanza che la volontà dell’amministrazione (..) è stata piegata ai voleri di soggetti controindicati che — esercitando il metodo mafioso — hanno impresso ai fatti di seguito indicati quell’unidirezionalità rivelatrice dei collegamenti con la criminalità organizzata e del condizionamento dell’ente. Occorre ribadire che l’accesso ispettivo è nato dall’esigenza di disporre accertamenti in conseguenza di episodi di danneggiamento ed intimidazione che hanno coinvolto, in soli 10 mesi, amministratori, parenti di amministratori, ex amministratori legati da vincoli parentali con consiglieri in carica, responsabili di settori dell’ente.

Tra i diversi episodi denunciati, appare particolarmente grave l’attentato perpetrato ai danni di beni appartenenti al vertice di uno dei settori nevralgici dell’amministrazione, tale da costituire un elemento di concretezza circa la sussistenza dei presupposti per io scioglimento del consiglio comunale ed in grado di esprimere, con adeguato grado di certezza, una situazione di condizionamento e di ingerenza della criminalità organizzata nella gestione dell’ente, situazione che l’art. 143 citato intende prevenire.

In occasione della presentazione della relazione conclusiva della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, lo scorso 13 aprile 2015, fra le altre motivazioni del fenomeno, è stata posta in rilievo la circostanza che, ‘… hanno peso sempre crescente gli episodi connessi all’assegnazione di appalti, all’approvazione di piani regolatori (..)’

Nel caso di specie viene analizzata la procedura di appalto per l’affidamento della gestione dei servizi cimiteriali, il cui iter procedimentale, che originariamente faceva capo al predetto responsabile di settore destinatario delle intimidazioni, è tuttora in corso. Secondo la ricostruzione della vicenda effettuata dalla commissione d’accesso, sono state presentate due sole offerte, quella dell’attuale gestore – operante in regime di proroga – e quella di un raggruppamento di imprese, asseritamente costituito per partecipare alla gara, il cui amministratore unico è ritenuto dalle forze dell’ordine vicino alla consorteria mafiosa locale e di cui fanno parte anche soggetti riconducibili, per vincoli familiari, a persone vicine al clan egemone.

In data 30 giugno 2015, l’amministratore unico in questione è stato tratto in arresto per il reato di tentata estorsione poiché, quale presidente di due cooperative di servizi interessate all’assegnazione dell’appalto relativo ai servizi cimiteriali, aveva inviato messaggi minatori all’indirizzo dell’allora responsabile del procedimento, per condizionarlo nell’affidamento. Il dipendente comunale aveva già ricevuto indebite pressioni finalizzate ad orientare la volontà ell’amministrazione, anche da parte di personale in servizio al cimitero, tra cui figurano persone notoriamente legate alla criminalità organizzata_

E’ proprio durante lo svolgimento della procedura di gara che il predetto dipendente ha subito il serio atto di intimidazione sopra menzionato, consistito nell’esplosione di colpi di kalashnikov in direzione dell’autovettura e della saracinesca del garage di proprietà. A seguito della vicenda, dopo l’identificazione dei colpevoli a cura delle forze dell’ordine, il citato responsabile del procedimento per l’affidamento dei servizi cimiteriali comunali ha chiesto al sindaco di essere esonerato dall’incarico.

Nelle more della definizione delle procedure dì gara, la giunta – con delibera del 6 dicembre 2013 basata su una richiesta verbale della ditta interessata alla prosecuzione del rapporto con l’amministrazione consumale – ha disposto la proroga della gestione del servizio, pur essendo il contratto in questione già scaduto e senza tener conto della disposizione contrattuale che prevedeva la risoluzione del rapporto alla scadenza del termine convenzionale, senza bisogno di comunicazione di disdetta. La ditta, che continua a gestire il servizio in attesa dell’ultimazione della gara, annovera tra i propri dipendenti in servizio al cimitero soggetti riconducibili alla consorteria locale.

In materia di appalti è significativa la circostanza che hanno reiteratamente ottenuto affidamenti dal Comune le ditte che fanno capo agli imprenditori vicini ad un esponente malavitoso che, a sua va intrattiene documentati rapporti con un ex assessore comunale, di cui si è trattato in precedenza. Gli affidamenti si connotano per l’ impropria commistione di ruoli tra gli organi di indirizzo politico-amministrativo e quelli gestionali, per le irregolarità nelle procedure di affidamento, con particolare riguardo alla carenza o alla vaghezza della motivazione. Alcune delle aggiudicazioni sono state preventivamente avallate dalla giunta, che ha autorizzato espressamente il ricorso all’affidamento diretto. Si tratta dei lavori urgenti alla rete idrica di una porzione del territorio comunale, della realizzazione di una piazzola ecologica, di opere di manutenzione del cimitero e di strade collimati nonché di interventi urgenti a ristoro dei danni derivati dalle eccezionali precipitazioni piovose del settembre 2014.

Uno dei titolari delle predette ditte fa parte di un’associazione, costituita nel 2006, alla quale il comune ha concesso — con delibere di giunta del 2012 e del 2013, anch’esse invasive della competenza della struttura burocratica — contributi per il patrocinio di feste e manifestazioni, talora senza considerare il parere contrario del dirigente di settore, motivato da esigenze di equilibrio finanziario.

Anche un’altra vicenda incrocia emblematicamente gli interessi di una delle ditte in questione, che si è avvantaggiata della decisione del comune di completare, con oneri a proprio carico, alcune opere di urbanizzazione afferenti al piano “particolareggia(..) di esecuzione” relativo ad un compatto territoriale comunale le cui spese, in base ad apposita convenzione stipulata nel 2000 con il consorzio dei proprietari dei Ioni, avrebbero dovuto essere sostenute dai lottizzanti.

Con delibera di giunta del 1° luglio 2014, l’ente – nel prendere atto sia della mancata ultimazione dei lavori di urbanizzazione da parte dei proprietari che del deterioramento occorso negli anni a quanto già realizzato – ha posto a carico del comune il completamento degli interventi, nonché la realizzazione delle opere necessarie a salvaguardare la pubblica e privata incolumità. Dalla delibera é poi scaturito l’affidamento diretto ad una delle predette ditte, senza alcun riferimento alla situazione di somma urgenza che giustifichi il ricorso all’impresa prescelta ed in assenza delle necessarie indagini di merce per verificare la congruità del prezzo dell’intervento. Anche in questo caso la decisione è stata assunta nonostante il parere contrario dello stesso dirigente del settore che ha definito il provvedimento non in linea con l’obiettivo patto di stabilità 2014. Significativa, ai fini della presente relazione, è la vicenda relativa alla gestione di una vasta area cli proprietà comunale adibita a parcheggio. Nel 2008, l’amministrazione comunale ha indetto una gara con procedura negoziata, senza pubblicare el relativo bando, asserendo motivi di urgenza ed invitando alcune imprese – tra cui una cooperativa – i cui amministratori sono collegati con esponenti di spicco della locale consorteria.

Il servizio è stato affidato, in via definitiva ed in assenza di un’apparente ragione, alla suddetta cooperativa, ancorché classificata seconda nella procedura concorsuale, che ha operato — a far data dalla scadenza contrattuale del 17 luglio 2009 – in regime di proroga, fino a che il Comune, con delibera di giunta del 14 settembre 2012, ha indetto una nuova gara di appalto, con procedura ad evidenza pubblica, ritenendo necessario assegnare la gestione degli spazi ad un operatore qualificato e specializzato nel settore. La stessa cooperativa, che aveva in precedenza gestito il servizio, è risultata vincitrice della gara.

Successivamente, la giunta municipale, con delibera del 24 maggio 2013, ancora una volta invasiva delle competenze gestionali, ha affidato alla stessa cooperativa, in base ad una mera richiesta del titolare e al fine di fronteggiare una situazione di grave disagio dei soggetti titolari, la gestione di un ulteriore servizio relativo alla gestione del traffico dì una porzione del territorio comunale e dei connessi problemi. Rilevano le motivazioni addotte nella predetta delibera, con la quale si da’ atto che il richiedente trovasi in stato di assoluta necessità e quindi la gestione della sosta dì autoveicoli é un’opportunità di lavoro.

Con altra procedura, che il Prefetto definisce emblematica del modus operandi ben consolidato a Monte Sant’Angelo, la giunta comunale ha individuato le modalità di affidamento attingendo da un elenco di imprese, con il criterio della rotazione – nonché la ditta alla quale assegnare il diradamento selettivo di alberi, ai finì del rimboschimento, su alcune particelle di proprietà comunale. In particolare, l’organo di indirizzo politico in carica nel 2011 — i cui componenti ricoprono ancora ruoli istituzionali nell’attuale giunta – esercitando compiti gestionali, ha affidato il lavoro ad uoa cooperativa agricola, il cui presidente è legato da vincoli di parentela con un esponente malavitoso.

Nel 2002, l’Amministrazione comunale aveva concesso in fitto ad una società, per un periodo di 5 anni rinnovabili, una cava sita su un terreno di proprietà comunale. Sulla base di una richiesta di proroga avanzata dal titolare della società stessa, il consiglio comunale dell’ente, con delibera del 26 novembre 2012, adottata dopo la scadenza del contratto, ha autorizzato la prosecuzione dell’attività estrattiva, senza tener conto della circostanza che il prolungamento della coltivazione della cava non poteva prescindere da una rinnovata valutazione di impatto ambientale (VIA) da parte della regione Puglia, la quale in precedenza aveva fissato in un quinquennio iI limite della coltivazione della cava.

Nel 2013, l’assetto societario è stato modificato, con il subentro di due nuovi soggetti, contigui al clan egemone e, nell’occasione, il Comune, pur a conoscenza dei rapporti dei nuovi soci con la criminalità organizzata, non ha opposto le dovute cautele per impedire la prosecuzione del rapporto. La cava in questione è stata oggetto di interventi di risanamento, di rilevante importo, affidati ad una ditta a seguito di gara pubblica. (…)

Ritenuto, pertanto, che (….) per l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Monte Sant’Anelo (Foggia), ai sensi dell’art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000 a 267. In relazione alla presenza e (..) dell’influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi”.

I settori della relazione:
– Contesto territoriale, la situazione socio – economica
– La presenza della criminalità organizzata – I processi giudiziari
– L’Amministrazione comunale
– Atti di intimidazione, rapporti di parentela, frequentazioni Amministratori e dipendenti con esponenti della criminalità organizzata
– Il Consiglio di Frazione
– Situazione di alcuni dipendenti comunali con riferimento all’operazione comunale “Rinascimento”
– Funzionalità dell’apparato burocratico
– Attività amministrativa del Comune di Monte Sant’Angelo
– Appalto servizi cimiteriali
– Affidamenti di lavori a ditte riconducibili (anche nella frazione di Macchia/Monte Sant’Angelo)
– Piano di comparto CB1 – Macchia Madonna della Libera
– La gestione dei parcheggi comunali
– Cooperative agricole
– Concessione di un terreno per lo sfruttamento di cava sito in località ‘Cassano – San Simeone’

(Dalla relazione finale della Commissione d’Accesso agli atti)

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Scioglimento M.S.Angelo, dal Consiglio di Frazione agli appalti e alle assunzioni (II) ultima modifica: 2015-08-10T20:59:42+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Gino5st

    Manfredonia è diversa secondo voi???


  • dago

    Hanno distrutto la dignità e l’onorabilità di una città patrimonio UNESCO, nota nel mondo per la sua straordinaria storia e dal patrimonio artistico culturali unici al mondo. I montanari sono conosciuti come gente seria, determinati, lavoratori e competenti e adesso ci fanno sentire malavitosi, Monte Sant’ Angelo come Corleone o San Luca.
    Lette le motivazioni, mi chiede chi paga adesso per quest’ onta eterna , questo sfreggio indelebile alla città e ai cittadini.
    Non per giustizialismo, ma è atto dovuto ad una città Patrimonio dell’ Umanità, ci saranno arresti?, o avanzamento professionali per i dirigenti che nonostante l’ inefficienza burocrazia ed amministrativa ogni anno prendono 12000 euro per aver raggiunti gli obiettivi !!!!!!!!!!.
    Dipendenti, che sistematicamente invece di stare in ufficio stanno i giro per il paese per faccende personali o al bar senza stimbrare il cartellino gli uffici deserti e nessuno ti dice il perché.
    Sé un cittadino considerato ‘ suddito” chiede una copia di un atto amministrativo ti rispondono che non sanno dove è e ti chiedono di tornare
    dopo un mese .


  • Un montanaro

    Condivido appieno il pensiero di dago….e in molti adesso si chiedono se questa gente disonesta che ha seduto sulle poltrone del nostro comune pagherà il giusto prezzo dei loro reati…TUTTI I CITTADINI SAPEVANO CIÒ CHE STAVA ACCADENDO…la gente onesta va’a lavorare fuori città…perché qui non c’è spazio per chi non ha le giuste”raccomandazioni mafiose”!!abbiamo visto palazzi nascere dalla sera al mattino…palazzi appartenenti ad amministratori comunali!!!assunzioni anomale…sempre delle solite persone…servizi civili assegnati solo ai parenti di…..!!!vigili a tre mesi e più parenti di…..!!!lavori al cimitero solo ai parenti di….!!!insomma si sono messi apposto le proprie famiglie fino a tre generazioni…e noi a guardare lo scempio!!!adesso DOVETE PAGARE ANCHE CON LA GALERA…Ma la VOSTRA CONDANNA PIÙ GRANDE PER VOI E LE VOSTRE FAMIGLIE SARÀ IL CONTINUO DISPREZZO DA PARTE DI NOI CITTADINI ONESTI!!!un plauso alle forze dell’ordine e all’intera rete che si è occupata di questa GRAVE E VERGOGNOSA FACCENDA!!!

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