GarganoManfredoniaMattinata
Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia riferita al 2° semestre 2016

Criminalità nel Gargano, il quadro delineato dalla DIA


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Bari, 26 luglio 2017. ”Nel triangolo di Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Mattinata, le difficoltà del clan LI BERGOLIS, conseguenti alla detenzione dei suoi vertici, potrebbero aver rinvigorito i gruppi già organici al clan dei MONTANARI e ora guidati da figure di maggiore spessore criminale (..)”. Così dalla relazione semestrale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia ) riferita al 2° semestre 2016.

Provincia di Foggia
”Il quadro criminale della provincia, articolato in diverse aree (capoluogo di provincia, Gargano, alto e basso Tavoliere), si presenta complesso ed instabile, caratterizzandosi per la notevole frammentazione dei gruppi criminali. L’assenza, poi, di un organo decisionale condiviso e di una unitarietà di azione potrebbero essere alla base dei precari equilibri all’interno delle singole organizzazioni. Ciononostante, i diversi sodalizi risultano spesso convergere in sinergie operative finalizzate al perseguimento di obiettivi criminali comuni. Dinanzi ad un ambiente criminale così eterogeneo, va in primo luogo segnalata la diffusa possibilità, per i clan, di attingere alle giovani leve, reclutate con ruoli marginali ma pur sempre funzionali alle attività illecite, come ad sempio la custodia di droga ed armi. A ciò si aggiunga un contesto ambientale omertoso e violento (determinato anche dalla matrice di familiarità che contraddistingue gran parte dei clan, in particolar modo quelli dell’area del Gargano), con una sempre maggiore commistione tra criminalità comune e organizzata. Anche per il periodo in esame si è registrato un forte interesse dei gruppi dell’area per il mercato degli stupefacenti, come dimostra il consistente numero di piantagioni di cannabis scoperte, in particolar modo nell’area del basso ed alto Tavoliere”.

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(Note
417 Tra le molte, si segnala per modalità di esecuzione paramilitari quella perpetrata la mattina del 7 novembre 2016 in agro di Margherita di Savoia per opera di un commando di 5/6 persone, travisate ed armate di pistola e fucili ai danni di due autotrasportatori, che sotto la minaccia delle armi sono stati costretti a consegnare il furgone contenente kg 840 di tabacchi per una valore di circa 200 mila euro.
418 La sua figura è già emersa nell’ambito dell’operazione “Amaro Pargo” eseguita nell’aprile 2016, riguardante una consorteria criminale da lui capeggiata,
radicata nel comune di Canosa di Puglia, dedito alla commissione di rapine in danno di furgoni portavalori.
419 O.C.C.C. nr. 12187/15 RGNR e 3260/16 RG GIP emessa, in data 27 dicembre 2016, dal GIP presso il Tribunale di Avellino).
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La città di Foggia
Lo scenario criminale del capoluogo continua ad essere segnato dalla faida tra la consorteria dei SINESI-FRANCAVILLA e quella dei MORETTI-PELLEGRINO-LANZA. È in questo contesto che si inscrive il tentato omicidio avvenuto in città il 6 settembre 2016, in danno del boss della famiglia SINESI, rimasto ferito a bordo dell’auto condotta dalla figlia. L’agguato – che segna la fine dello stallo registrato nel corso dell’ennesima guerra di mafia consumatasi nel capoluogo tra settembre 2015 e gennaio 2016 – va letto non solo come l’ennesimo episodio di sangue della citata faida, ma anche come un’azione criminale che, se avesse avuto un epilogo infausto, avrebbe stravolto gli attuali assetti e gerarchie dell’intera società foggiana. Fatti di questo tipo, assieme alla detenzione carceraria di molti sodali, ai continui interventi preventivi e repressivi da parte della Magistratura e delle Forze di polizia, alle sovrapposizioni dei clan nella gestione degli affari illeciti sul territorio (dovute all’assenza di un organo condiviso tra le tre consorterie mafiose foggiane già federate nella società420), concorrono a mantenere questo stato di accesa conflittualità, che porta a frequenti riassetti di potere e alla nascita di alleanze trasversali particolarmente pericolose.

Altri gravi episodi di sangue, sicuramente ascrivibili all’accennato scenario, sono il duplice agguato avvenuto il pomeriggio del 29 ottobre 2016, nel corso del quale è rimasto ucciso un giovane pregiudicato e ferito un altro, entrambi legati al boss LANZA, esponente di vertice del clan MORETTI-PELLEGRINO-LANZA. A questi si aggiungono il ferimento, avvenuto il successivo 28 dicembre, di un altro pregiudicato, collegato al gruppo SINESI-FRANCAVILLA. Un’importante risposta a questa escalation di violenza è stata data il successivo 31 dicembre, con l’esecuzione del fermo di indiziato di delitto nei confronti di un noto pregiudicato di San Marco in Lamis, legato al clan SINESI-FRANCAVILLA, in quanto ritenuto uno degli esecutori materiali dell’agguato mafioso del 29 ottobre, cui è stato prima fatto cenno.

Sul piano generale, la criminalità foggiana, oltre a prediligere il racket delle estorsioni con particolare attenzione al settore edile, continua ad essere attiva nelle rapine e nel settore degli stupefacenti, contesto in cui interagisce anche con altre realtà criminali della provincia (sanseverese, garganica e cerignolana). È quanto, da ultimo, si è rilevato nell’ambito dell’operazione “Reckon”421, conclusa dall’Arma dei Carabinieri i primi giorni di ottobre, che ha permesso di smantellare un sodalizio composto da appartenenti al clan MORETTI-PELLEGRINO- LANZA, dedito al traffico di sostanze stupefacenti e attivo anche fuori provincia, nelle aree del basso ed alto Tavoliere”.

(Note
”420 SINESI-FRANCAVILLA, TRISCIUOGLIO-PRENCIPE-TOLONESE e MORETTI-PELLEGRINO-LANZA.
421 O.C.C.C. nr.13397/2013 RGNR DDA, nr. 13354/2014 RGGIP e nr. 21/16 Mis. Caut. emessa il 27 settembre 2016 dal GIP presso il Tribunale di Bari, nei confronti di cinque appartenenti alla batteria mafiosa MORETTI-PELLEGRINO-LANZA, ritenuti responsabili a vario titolo di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana)”.

Il Gargano
Lo scenario nel territorio garganico rimane ancora molto instabile. Le variabili che influenzano l’evoluzione dei fenomeni criminali dell’area sono, infatti, molteplici: la presenza di gruppi a forte organizzazione verticistica, basati essenzialmente su vincoli familiari e non legati tra loro gerarchicamente; l’ascesa delle giovani leve desiderose di colmare i vuoti determinati dalla detenzione di elementi di spicco della mafia garganica, in particolar modo appartenenti al clan dei MONTANARI; non ultima, la vicinanza geografica ad altre realtà mafiose, come quella foggiana e cerignolana. A Vieste, per esempio, dopo l’omicidio del boss dei NOTARANGELO 422, i più gravi episodi criminali hanno visto protagonisti alcuni soggetti già appartenenti al clan, segnando di fatto un cambio al vertice della criminalità locale. Tale avvicendamento, tuttavia, non sembra essersi perfezionato anche per le immediate ed efficaci azioni di contrasto delle Istituzioni, che di fatto hanno accentuato il vuoto di potere creatosi con la morte di NOTARANGELO, determinando, altresì, da un lato fratture interne alla criminalità locale e, dall’altro, l’ambizione di gruppi di altre aree423.

Sul fronte delle estorsioni si segnala l’incendio doloso avvenuto il 20 luglio 2016, presso il porto turistico di Vieste, di una motonave che assicura i collegamenti con le Isole Tremiti; tale episodio segue al danneggiamento, del 13 luglio, di tre gommoni, anch’essi adibiti al trasporto di persone. Per quanto attiene al mercato degli stupefacenti, la città di Vieste si conferma raccordo nevralgico per i comuni limitrofi di Vico del Gargano, Peschici e Rodi Garganico. Il controllo di tale attività rimane il più importante motivo di frizione per le diverse fazioni che si contendono le piazze di spaccio. Nel triangolo di Monte Sant’Angelo-Manfredonia-Mattinata, le difficoltà del clan LI BERGOLIS, conseguenti alla detenzione dei suoi vertici, potrebbero aver rinvigorito i gruppi già organici al clan dei MONTANARI e ora guidati da figure di maggiore spessore criminale.

Gli esiti dell’operazione Ariete424, conclusa a fine ottobre dall’Arma dei Carabinieri, ha fatto luce su come l’assetto criminale del Gargano risenta e sia espressione anche della collaudata sinergia registratasi tra soggetti di Manfredonia, Monte Sant’Angelo e Mattinata. In particolare, nella città di Monte Sant’Angelo – dove il T.A.R. della Regione Lazio, con la sentenza del 24 ottobre 2016, ha rigettato il ricorso in merito al provvedimento di scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’Amministrazione Comunale – la presenza di soggetti di elevata caratura criminale potrebbe stare alla base dei contrasti verificatisi per il controllo del territorio. In uno scenario così complesso, le attività illecite più remunerative continuano ad essere il traffico di sostanze stupefacenti, le estorsioni (anche mediante l’imposizione di servizi) ed i reati di natura predatoria, in particolar modo le rapine ai tir ed ai portavalori.

(Note
422 Avvenuto in data 26 gennaio 2015.
423 Nell’ambito della criminalità viestana, infatti, l’omicidio e il ferimento di due noti pregiudicati, rispettivamente avvenuti il 3 e 28 settembre 2016, potrebbero essere ricondotti alle più generali dinamiche criminali dell’area garganica, ove insistono anche le compagini che operano a Manfredonia, Monte Sant’Angelo ed a Mattinata.
424 O.C.C.C. nr. 14666/15 RGNR e nr. 6771/16 RG GIP emessa il 29 ottobre 2016 dal GIP presso il Tribunale di Foggia).

Il Tavoliere
”Lo scenario criminale di San Severo, a differenza del recente passato in cui era caratterizzato da una pluralità di gruppi autonomi coesistenti (TESTA-BREDICE, RUSSI, PALUMBO, SALVATORE EX CAMPANARO e NARDINO), risente attualmente degli effetti del riassetto che ha investito la criminalità organizzata e che ne starebbe rideterminando gli equilibri interni. Gli episodi di sangue avvenuti nel semestre a San Severo forniscono lo spaccato del contesto delinquenziale della città, denotando un aggravamento della situazione del territorio in esame.
In prospettiva, le delicate e contingenti fasi che stanno attraversando le organizzazioni mafiose sanseveresi e foggiane potrebbero accentuarne le contrapposizioni interne. Nel settore degli stupefacenti, la città di San Severo si conferma crocevia per l’approvvigionamento nell’area dell’alto Tavoliere.

Allo stesso tempo, il rinvenimento di 50 chilogrammi di marijuana abbandonati sulla spiaggia di Lesina, fa ragionevolmente ritenere che le coste dell’alto Tavoliere continuino ad essere interessate da sbarchi di droga. Altra criticità nel citato territorio potrebbe derivare dall’ingerenza della criminalità sanseverese nei comuni di Torremaggiore, Poggio Imperiale, Apricena e Sannicandro Garganico.

In tale area, infatti, si registra la presenza di gruppi legati alla malavita di San Severo, come i DI SUMMA425, i FERRELLI426 e i RUSSI427, attivi nel racket delle estorsioni e negli stupefacenti. Da segnalare come proprio nei confronti di un pregiudicato ritenuto contiguo all’organizzazione criminale dei RUSSI, la D.I.A. di Bari abbia eseguito, nel mese di ottobre, una confisca immobiliare. Il frastagliato quadro macro-criminale dell’area favorisce, peraltro, una criminalità predatoria, anche di matrice straniera, sempre più pericolosa e attiva.

(Note
425 Operante in Poggio Imperiale, da sempre legato alla criminalità organizzata di San Severo.
426 Operante in Apricena.
427 Operante a San Severo, con base operativa nel popolare quartiere “Luisa Fantasia”).

Nel territorio di Lucera, la disgregazione dei clan storici, dovuta agli esiti processuali delle inchieste Svevia428 e Tornado429, ha dato vita, nel tempo, a piccoli gruppi, non meglio strutturati e composti in gran misura da giovanissimi, dediti alla commissione di reati predatori ed allo spaccio di sostanze stupefacenti. Nel basso Tavoliere, la realtà criminale più strutturata e solida si conferma quella di Cerignola, i cui punti di forza vanno ricercati nel radicamento sul territorio, nella capacità di diversificare le attività illecite da cui attingere risorse finanziarie e dal consistente numero di affiliati. Tali fattori appaiono strettamente correlati alla presenza radicata nel tempo di due organizzazioni mafiose, i DI TOMMASO e i PIARULLI-FERRARO.

La perdurante non belligeranza dei citati gruppi e l’operare sotto traccia ha indubbiamente favorito la criminalità locale nella strategia di ricercare insospettabili prestanome per schermare e riciclare i proventi illeciti. È con questa consapevolezza che, anche sul territorio in esame, è stata intensificata l’attività di contrasto patrimoniale della D.I.A. che, nel mese di ottobre, proprio a Cerignola, ha eseguito la confisca430 di beni immobili, per un valore complessivo di circa 130 mila euro, nella disponibilità un elemento di spicco del menzionato clan PIARULLI-FERRARO. Lo stesso era stato già condannato per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata, tra l’altro, al traffico internazionale di stupefacenti, in quanto inserito in un sodalizio attivo tra Cerignola e le province di Foggia, Barletta, Andria e Trani.

Non a caso, nel settore degli stupefacenti, la criminalità cerignolese si conferma tra le più dinamiche della Regione, anche grazie alla capacità di disporre di molteplici canali di approvvigionamento, sia nazionali che esteri. Non appaiono, inoltre, trascurabili le rapine agli autoarticolati e gli assalti ai bancomat e portavalori431, commessi anche fuori Regione e spesso attuati con tecniche militari. Un ulteriore ambito di interesse della locale criminalità è quello degli illeciti ambientali. Anche su questo fronte, l’azione di contrasto della D.I.A. di Bari è stata particolarmente incisiva, tanto da arrivare, nel mese di ottobre, al sequestro432 del patrimonio, per un valore di 5,3 milioni di euro, nei confronti di un soggetto resosi responsabile, tra l’altro, di reati attinenti allo smaltimento illecito di rifiuti e già condannato per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati in materia ambientale. Il provvedimento è stato integrato, nel mese di dicembre, con l’ulteriore sequestro di cinque mezzi agricoli, del valore complessivo di oltre 200 mila euro.

(Note
428 O.C.C.C. nr. 11432/99 emessa dal Tribunale di Bari il 10 marzo 2000 nei confronti di 19 soggetti appartenenti al sodalizio RICCI-PAPA-TEDESCO, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni, tentati omicidi, armi e ricettazione.
429 O.C.C.C. nr. 14951/03 e nr. 12892/04 RG GIP emessa dal Tribunale di Bari nei confronti di 8 persone per omicidio, estorsione, detenzione illegale
di armi e spaccio di sostanze stupefacenti. Il 10 Settembre 2005 l’operazione TORNADO viveva una seconda fase con l’emissione di un successivo provvedimento cautelare nei confronti di 13 persone per due omicidi ed un tentato omicidio.
430 Decreto nr. 32/16 (nr. 70/14 M.P.) del 14 settembre 2016, depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2016 – Tribunale di Foggia.
431 A Cerignola, il 26 novembre 2016, tre uomini armati di fucili hanno rapinato un furgone portavalori durante le operazioni di trasferimento di denaro.
432 Decreto nr. 9/16 (nr. 47/16 R.M.P.) del 7 ottobre 2016 – Tribunale di Foggia).

(Articolo pubblicato il 26.07.2016)

REDAZIONE STATO QUOTIDIANO.IT – RIPRODUZIONE RISERVATA

Criminalità nel Gargano, il quadro delineato dalla DIA ultima modifica: 2017-08-10T11:11:01+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Redazione

    4 persone sono rimaste uccise in una sparatoria a San Marco in Lamis in
    zona stazione. La cronaca ci riporta i nomi delle vittime, un boss, il
    cognato e due testimoni incolpevoli. A questo episodio ne vanno sommati
    innumerevoli altri. Un comune sciolto per mafia (Monte Sant’Angelo) dove,
    dopo le elezioni, sorge nuovamente il sospetto di infiltrazioni. Un altro a
    rischio scioglimento (Mattinata). Omicidi a Apricena, a Vieste (una
    plateale esecuzione, davanti a tutta la clientela di un ristorante, in uno
    dei centri nevralgici del turismo del foggiano, accaduta pochissimo tempo
    fa). I nomi dei mandanti li conosciamo: c’è una mappa molto approfondita,
    pubblicata dalla stampa nazionale, che elenca e identifica le principali
    famiglie in lotta nel nostro territorio. Operano nelle estorsioni, nel
    traffico di droga e di armi, nello sfruttamento sistematico dei lavoratori
    delle campagne, non senza legami con il resto della criminalità organizzata
    e con la politica. Alla nostra terra lasciano i morti, i rifiuti e gli
    incendi, in una cornice che può essere definita di guerra, e che non ha
    nulla da invidiare alle guerre di mafia dei passati decenni. In tanti oggi
    hanno detto la propria: giornalisti, politici, associazioni. Il mantra
    comune è: ci vuole più Stato, ci vogliono le istituzioni. C’è chi vuole la
    DIA, chi vuole un rafforzamento del controllo del territorio da parte delle
    forze dell’ordine, proposta quest’ultima assai gettonata da numerosi
    personaggi politici, in perfetta linea con le decisioni prese a livello
    nazionale per ormai qualsiasi occasione: come se il ricorso alla
    militarizzazione delle nostre città sia la soluzione a tutti i mali.
    Oggi il ministro dell’Interno, Marco Minniti, sarà a Foggia per incontrare
    le autorità e elaborare una risposta. Come studenti, non possiamo esimerci
    dall’unirci al coro di quelli che chiedono più Stato, se più Stato vuol
    dire più welfare, più tutele e più possibilità, per i territori e chi li
    abita, di uscire dalla marginalità. Auspichiamo che il ministro si orienti
    in questo senso. Sebbene i provvedimenti presi fino ad oggi vanno in altra
    direzione, quella della repressione e del securitarismo, fonti dello stesso
    sentimento di paura di cui le mafie si alimentano voracemente.
    Noi pretendiamo che le istituzioni assumano un ruolo attivo per estirpare
    le mafie dalla base, e la sua base sta nella povertà, nell’emarginazione e
    nello sfruttamento. Crediamo fermamente che il primato nella lotta alla
    mafia spetti al mondo della formazione e alle istituzioni scolastiche.
    Sempre più infatti, con l’abbandono scolastico, la mafia utilizza gli
    studenti e le studentesse come manovalanza facile. Ovviamente la lotta alla
    mafia deve partire in primo luogo da noi cittadini che, purtroppo, ci
    crogioliamo nell’omertà nella speranza di non essere toccati, di non essere
    interpellati. Soprattutto in un paese come il nostro, dove le istituzioni
    sono quasi sempre assenti, bisogna che ci sia una riscossa da parte di noi
    studenti e studentesse. Perché come disse Paolo Borsellino:” Se la gioventù
    le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come
    un incubo.”

    Se non cambia la società, e non cambiano le politiche, la mafia continuerà
    a prevalere: il 21 marzo 2018 la manifestazione di Libera si terrà a
    Foggia, non a caso in questo nostro territorio stretto sempre più nella
    morsa a cui continueremo a ribellarci, come studenti e studentesse,
    praticando quotidianamente l’antimafia sociale, a partire da scuole ed
    università, fino ad ogni strada delle nostre città e periferie.
    Il prossimo 21 marzo sarà quindi una data di rilancio tanto importante ed a
    cui prenderemo certamente parte, nella giornata della memoria e
    dell’impegno per le vittime innocenti di mafia, questa volta di impegno ne
    avremo davvero molto bisogno.

    Ucronía < https://www.facebook.com/ucronia.foggia/?fref=mentions>
    Link Foggia
    <
    https://www.facebook.com/Link-Foggia-1488868608045143/?fref=mentions>
    Uds Provincia Foggia


  • Nonno Fantasma

    l’ omerta”‘ e’ figlia dell’assoluta mancanza dello Stato …. la gente ha il timore di collaborare perche” non si sente protetta dalle istituzioni e dallo Stato …… la morte di Falcone e Borsellino sono gli esempi piu’ eclatanti. Come puo’ cambiare la nostra societa’ quando si assiste ad un comportamento irresponsabile e mafioso della stragrande maggioramza delle persone che ci governano, che guidano Enti , Banche ecc. ecc. …. troppi latrocinii e purtroppo pochissime pene inflitte. Siamo stufi di sentire certi commenti da politici e amministratori …… ci avete rotto le scatole e siamo stufi di vivere in questo paese ….bellissimo ma gestito come se fosse un c ……….

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