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"Legare la Letteratura al Calcio non è un'utopia"

Foggia Festival Sport Story, Pastorin tra Calcio e Letteratura

"Impariamo a restituire la bellezza del gioco al calcio, senza quelle scene in cui il figlio deve essere per forza un vincente"

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Foggia. Ricordi, emozioni, volti di campioni, miti e meteore. Sono questi la risposta di Darwin Pastorin ai tanti mali del calcio moderno nel suo libro “Lettera a un giovane calciatore” edito da Chiarelettere, 2017.

L’opera è stata presentata a Foggia il 9 settembre nella seconda serata del Foggia Festival Sport Story organizzato dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Foggia con il sostegno della Piccola Compagnia Impertinente e della Libreria Ubik per i giorni 8-10 settembre.

Credere in un calcio romantico è la posizione assunta dall’autore nel suo libro. L’unica possibile, se non ci si vuole allontanare da questa passione, e che può consistere nel tornare a puntare l’attenzione sui campetti di periferia e negli oratori, classici posti dove il calcio ritorna ad essere magia.

“Bisogna riprendere a raccontare andando nei campi di provincia senza necessariamente inseguire solo i grandi come Messi” è infatti la sollecitazione che è venuta da Pastorin alla richiesta del moderatore della serata di dare un consiglio ai giovani giornalisti sportivi.

Pastorin (classe 1955, italo-brasiliano), figlio di emigranti veronesi in Brasile, dove nasce, è un giornalista sportivo e scrittore, editorialista de Il Manifesto, collabora con La Stampa, Liberazione, L’Unità, Il Messaggero, Il Gazzettino di Venezia.

Ritornare ad un calcio romantico, secondo il giornalista, è possibile, non è un’utopia, anche attraverso un connubio con la Letteratura, con la poesia.

“Pensiamo ad Umberto Saba e alla sua poesia Goal: è da questa che ha preso ispirazione la regia per le partite sportive di tante TV che oggi, dopo un goal, inquadrano anche il portiere esultante della squadra che ha segnato”.

In tale testo, infatti, Saba mette prima in evidenza il momento del goal in cui il portiere che lo ha subito cade dopo l’ultima inutile difesa, ma poi sposta l’attenzione verso il portiere della squadra esultante. La sua anima è con quella dei compagni. Anche lui è parte della festa.

Gli spettatori ascoltano rapiti le parole del Pastorin. “Legare la Letteratura al Calcio non è un’utopia. Pensiamo a questo Foggia Festival Sport Story. Esso è dedicato ad Osvaldo Soriano che racconta il calcio e la sua Argentina nei libri da lui scritti.

E la patria letteraria per i giornalisti sportivi è arrivata nel 1969 quando a scrivere di calcio è stato Giovanni Arpino che nel 1964 aveva vinto il premio Strega con L’Ombra delle Colline, nel 1959 aveva pubblicato

La Suora Giovane e poi nel 1977 Azzurro Tenebra, sui mondiali del 1974.

Pastorin non è contro il calcio moderno, tuttavia ne evidenzia le storture.

Un tempo, per esempio, l’unico filtro tra lo scrittore o giornalista ed il calciatore era la segreteria telefonica. Oggi bisogna passare attraverso l’ufficio-stampa, i social network come Facebook.

“Nel 1983, Paolo Rossi, personaggio popolarissimo [calciatore di punta della nazionale di calcio che vinse i mondiali in Spagna del 1982, ndr.] si presentò ad un’intervista dopo essere stato male una notte intera e non prese una lira per le sue dichiarazioni”

E bisognerebbe anche ritornare alla cultura della sconfitta in un mondo in cui tutti sono chiamati ad essere vincenti e forti.

Il riferimento va alle pagine del libro in cui si parla di Arrigo Sacchi e del suo tentativo di portare in Italia tale cultura.

“Impariamo a restituire la bellezza del gioco al calcio, senza quelle scene in cui il figlio deve essere per forza un vincente. Ecco, quello che vorrei è che si tornasse a vedere il calcio come stupore, come meraviglia”, le parole del Pastorin.

E poi gli spazi da dedicare al calcio.

“Mancano? È un’impressione? È la nostalgia di chi poteva giocare per strada?” è la domanda di Pierluigi Bevilacqua, dal pubblico.

“Oggi è possibile giocare solo nelle scuole-calcio. Anche gli oratori, che avevano una funzione importante in questo un tempo, non sono più tutti aperti a queste attività.

Un tempo si poteva giocare per strada oppure c’erano squadre dove poter andare a giocare senza pagare somme eccessive. C’era la bellezza del gioco con la palla che finiva sotto le auto ferme e le persone ‘cattive’ che te la bucavano: e questi erano momenti epici…”

Il messaggio conclusivo dell’autore “Non bisogna demonizzare il calcio di oggi, però così come non hai più il piacere di immaginare, non hai più nemmeno il piacere di giocare dove vuoi”.

Daniela Iannuzzi



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