Politica

Donne, socialisti e Pd, le grane di Mongelli nel rimpasto


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Gianni Mongelli (St)

Foggia – LE VOCI di palazzo sono concordanti: le consultazioni inereti alla verifica a Palazzo di Città si chiuderanno alla fine di questa settimana. I tavoli frontali voluti dalla componente socialisti che sostiene Gianni Mongelli sono alle battute conclusive. E già nei prossimi giorni, con il Consiglio monotematico sul riequilibrio di Bilancio, sarà possibile cogliere più facilmente gli animi di una maggiornaza apparsa, in questi giorni, frammentata e nervosa, alle prese con piano parcheggi, Tarsu, rapine e rifiuti.

LUCIA LAMBRESA – Bocche cucite, per ora, sulla nuova squadra di governo dell’Ingegnere foggiano. Mongelli che sta continuando a spingere sull’acceleratore delle trattative per recuperare alla causa Lucia Lambresa. L’ex vicesindaco, che non manca di sarcasmo, in pubblico ed in privato, nei confronti dell’amministrazione, la settimana scorsa ha rispedito al mittente la proposta di sedere al vertice di Amica. “Non esiste”, ha tuonato. Troppe le grane, al momento. E tante le voci di infiltrazioni pericolose, in un momento in cui i cassonetti restano vuoti ma i cumuli di spazzatura aumentano, ardendo d’improvviso, e non certo per autocombustione. Ma, fonti molto attendibili interne al Consiglio, danno come possibile il recupero dell’ultim’ora. ‘Gianni’ non perde occasione per lodare e ringraziare ‘Lucia’, nella speranza che la ricomposizione del tandem uscito vincente alle passate Comunali sancisca, una volta per tutte, la fine della crisi di governo.

PARTITO DEMOCRATICO – Intanto, in casa Partito Democratico continua il silenzio. A livello ufficiale, le bocche sono cucite. Paolo Campo fa il misterioso e, oramai, su Foggia si affida al discepolo perfetto Raffaele Piemontese. Il quale, pubblicamente, si spertica nelle lodi verso il primo cittadino. Sotto sotto, però, i contrasti covano. Eccome. L’uscita di Sergio Clemente non è piaciuta ai vertici e mette in difficoltà lo stesso Mongelli. Il consigliere comunale e provinciale ex Margherita ha posto il sindaco di fronte ad una biforcazione. Un incrocio che conduce, da un lato a quella che chiama “Giunta impossibile”, farcita di tecnici trentenni e capaci – idea lanciata anche da parte della stampa cittadina – e dall’altro al suo opposto: ovvero, il Governo degli eletti. In sostanza, Clemente ha proposto a Mongelli di allinearsi alle scelte dell’elettorato, rimpastando l’amalgama amministrativo con entrambi gli occhi fissi sulle preferenze ottenute nel 2009. Fossero così le cose, lo stesso Clemente (oltre a Claudio Sottile, Angelo Benvenuto, Giulio Scapato, Paolo Terenzio…) entrerebbe di diritto in una squadra di veterani, molti dei quali già dentro l’amministrazione Ciliberti. Fatto, questo, che sgretolerebbe i propositi delettorali del primo cittadino, violando apertamente, come tengono a ricordare a Stato circuiti di SeL e Federazione della Sinistra, gli accordi di coalizione.

RUSSO – I democratici sono stati coloro che hanno osteggiato, sin dall’inizio, l’azzeramento della giunta. Uno dei motivi lo rileva, somessamente, un consigliere piddino: “Abbiamo l’urgenza di tenere in giunta Pasquale Russo. Perdere Russo, significa emorragia di voti”. GIà, perché l’assessore all’Ambiente, alla nomina, ha dovuto forzatamente rinunciare all’elezione in Consiglio. Elezione, per giunta, suffragata da quasi mille voti (958, per la precisione). Elinarlo dal Governo significherebbe eliminarlo da Palzzo di Città. Delle due l’una, se Mongelli sceglie il corraggio, il Pd rischia grosso. Se non lo fa, il pericolo è di trovarsi daccapo con elementi cilibertiani. Vale a dire quelli che, a tutt’oggi, sono additati come i principali colpevoli del dissesto.

DONNE – Per questo motivo, la blindatura di Russo pare ovvia. Ma c’è un altro problema che cruccia Mongelli e che si chiama quote rosa. Lo statuto del Comune di Foggia è molto indietro sulla questione. Tuttavia, l’uscita della Lambresa porta a zero la componente femminile in amministrazione. Male, malissimo per la città. Da Bari, Magda Terrevoli, presidentessa Pari Opportunità della Regione, monitora senza, al momento, esprimere giudizi. La Terrevoli ha già presentato diversi ricorsi al Tar contro le amministrazioni interamente azzurre. Nei prossimi giorni potrebbe anche scegliere di far tappa a Foggia per incontrare Mongelli e, da questi, eventualmente avere delle rassicurazioni. Ma sul fronte-donne, è ancora una volta il Pd ad essersi mosso in anticipo. Ma, anche in questo caso, non c’è una posizione univoca. Da un lato, nelle stanze ufficiali, si fa il nome di Rita Chinni, consigliera comunale titolata di 322 voti e presidente della Federcasalinge Europee di Capitanata. La Chinni non piace ai settori più ‘progressisti’ del Partito, mancandole – è l’accusa – “le sovrastrutture per ricoprire il ruolo”. Tradotto dal politichese, non è capace a fare l’Assessora. Come se non bastasse, è una donna d’apparato, allineata anima e core alla burocrazia centralista. Da sinistra, a muoversi è invece la Rete delle Donne per la rivoluzione gentile, vicinissima, come è facile dedurre, all’Assessora al Lavoro in Regione Puglia, la cerignolana Elena Gentile. Chiedono spazio e posto in giunta. Il nome che circola, confermano ambienti vicini al Sindaco, è quello di Rita Saraò, capofila del movimento. Di area Pd, sponda Peppino D’Urso, è anche Rita Amatore, responsabile immigrazione delle Acli, il cui nomeè stato accostato sia alla Cultura, sia ai Servizi Sociali.

CHI RESTA, CHI VA – Ma toccare i Servizi Sociali, significherebbe invadere la zona di competenza di Pasquale Pellegrino, uddiccino di ferro e, da vecchio democristiano irreprensibile, mai una parola contro l’amministrazione. Pellegrino è un altro uomo che sembra, al momento, granitico sulla posizione acquisita ad inizio mandato. A spingere, dal centro, ci sono pure l’Unione di Capitanata che, in opposizione a Eugenio Iorio (eletto con la minoranza, un tempo PdL, poi fuoriuscito), a questo punto chiede conto della fedeltà e i Moderati e Popolari di Claudio Sottile e Francesco Paolo De Vito. Per loro, possibili incarichi di sottogoverno, con spazio nelle municipalizzate (Mazzamurro e Santamaria sono stati letteralmente scaricati) e nei consigli di amministrazione. Difficile, infine, che il sindaco segua il consiglio di democratici e socialisti e molli la delega al Bilancio.

p.ferrante@statoquotidiano.it

Donne, socialisti e Pd, le grane di Mongelli nel rimpasto ultima modifica: 2011-10-10T10:29:44+00:00 da Piero Ferrante



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