Lavoro
"Ad oggi, non conosciamo ancora nemmeno i termini della vendita dell’Ilva e in più siamo certi che il governo stia trasferendo la produzione dell’acciaio dal Sud al Nord"

Vertenza Ilva, Marmo “Governo trasferisce produzione al Nord?”

"Appare, quindi, chiaro che oggi il Governo non sta aprendo trattative sul piano occupazionale, non sta cercando di ridurre gli esuberi, ma sta solo impedendo l’applicazione del Jobs Act "

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Bari. “In una comunità divisa tra più anime e linee di pensiero, il governo nazionale si è infilato nelle crepe d’opinione: così, dopo anni di gestione commissariale e la cessione del gruppo ai privati, ecco il colpo di teatro del ministro Calenda che fa saltare il tavolo. A pagarne il prezzo sono innanzitutto i lavoratori a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà, nella piena condivisione della battaglia che stanno conducendo”. Lo dichiara il presidente del Gruppo consiliare di Forza Italia, Nino Marmo. “Diritti calpestati –aggiunge- e cittadini beffati due volte: una compressione inaccettabile dei diritti dei lavoratori ed un piano ambientale che si rivela subito quasi inesistente. Ritenere –aggiunge- che un imprenditore privato acquistasse il bene sobbarcandosi l’onere di ambientalizzarlo, era tanto ingenuo da essere una colpa. Ma è una storia iniziata male e finita peggio: dalla gestione commissariale, che costò il mancato riconoscimento di 150 milioni di crediti vantati dai fornitori nei confronti dell’Ilva, al mantenimento dei lavoratori in cassa integrazione. Il tutto senza pensare minimamente ad un rilancio effettivo della produzione. Ad oggi, non conosciamo ancora nemmeno i termini della vendita dell’Ilva e in più siamo certi che il governo stia trasferendo la produzione dell’acciaio dal Sud al Nord. Taranto sta vivendo un dramma ed è spiacevole dover ammettere che, stavolta, si poteva evitare: si sta smantellando il fulcro di un indotto che coinvolge oltre 40 mila persone. Siamo ancora convinti –conclude Marmo- he l’acciaio debba restare un fiore all’occhiello di Taranto e che vadano utilizzate tutte le risorse necessarie per rendere lo stabilimento eco-compatibile”.

*VERTENZA ILVA, FITTO: IL GOVERNO NON FACCIA CAMPAGNA ELETTORALE SULLA PELLE DEGLI OPERAI*

*Dichiarazione del presidente nazionale di Direzione Italia, on. Raffaele Fitto. A giugno ci hanno raccontato che la cordata Am Investco Italy, formata da Acerlor Mittal e Marcegaglia, avesse tutte le carte in regola per l’acquisizione dell’Ilva e che “nessun lavoratore sarebbe stato licenziato”. Il governo è andato avanti come un treno, nonostante gli stessi tecnici dei commissari, ma non solo loro, avevano definito gli investimenti “incoerenti” e quindi insufficienti a garantire sviluppo e occupazione, già dall’allora si parlava di oltre 5mila esuberi.

Appare, quindi, chiaro che oggi il Governo non sta aprendo trattative sul piano occupazionale, non sta cercando di ridurre gli esuberi, ma sta solo impedendo l’applicazione del Jobs Act , quello stesso contratto che Renzi ha introdotto nel mondo del lavoro, calpestando i diritti salariali.

Ieri l’ennesima dimostrazione che il Governo sull’Ilva sta facendo fare campagna elettorale: strizza l’occhio ai sindacati e tira le orecchie alla cordata che ha scelto. Le assicurazioni del ministro De Vincenti che parla di ricollocazione dei lavoratori in esubero per le attività di Bonifiche non ci convincono. Il rischio è che questi lavoratori restino nell’amministrazione straordinaria e quindi a carico dello Stato, ovvero di tutti gli italiani

Vertenza Ilva, Marmo “Governo trasferisce produzione al Nord?” ultima modifica: 2017-10-10T21:04:52+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    Tap, Consulta giudica inammissibile ricorso Puglia. Trevisi: “Studi scientifici confermano rischi estremamente rilevanti”
    La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile il conflitto di competenza sollevato dalla Regione Puglia contro lo Stato sul procedimento di autorizzazione del gasdotto Tap. Nell‘aprile di quest‘anno la Consulta aveva già bocciato un comma di una legge pugliese in cui si prevedevano alcune deroghe ai vincoli urbanistici sui terreni soggetti all‘espianto degli ulivi per la costruzione del gasdotto Tap.

    “Un colpo basso per i tanti cittadini pugliesi che da anni si battono insieme a noi del M5S per il “no” al gasdotto Tap denunciandone la pericolosità e i rilevanti impatti sull’ambiente. Le nostre tesi trovano conferma negli studi del Professor Umberto Ghezzi del Politecnico di Milano, uno dei maggiori esperti di ingegneria energetica” È quanto dichiara il consigliere del M5S Antonio Trevisi in seguito all’articolo pubblicato dal settimanale “L’Espresso” sul gasdotto Tap. Nell’articolo vengono riportate le osservazioni fatte da Ghezzi in una relazione inviata al sindaco di Melendugno nella quale si parla di “rischi estremamente rilevanti, esplosioni e incendi”. Nella stessa relazione si evidenzia il pericolo che si “formino miscele esplosive che possono essere innescate con conseguenze estremamente rilevanti”. Studi condivisi anche dall’ingegnere chimico Alessandro Manuelli, che denuncia alcuni difetti di progettazione negli scarichi durante le operazioni di manutenzione o in casi di emergenza. Persino la stessa Tap in un documento valuta medio/alto l'impatto sull'ambiente e sulla qualità di vita per le famiglie in prossimità delle principali aree di cantiere.

    “Non ci stancheremo di ripetere – incalza Trevisi – come una politica energetica basata sul gas nel 2017 sia fallimentare e miope da tutti i punti di vista, ambientale, economico e strategico. E proprio mentre il mondo si muove verso le fonti rinnovabili in Puglia si sceglie di “innovare” puntando “sul passato e sul vecchio”. In poco più di un decennio – spiega – i consumi di gas in Italia sono scesi di oltre un quinto eppure oggi qualcuno continua a sostenere che abbiamo bisogno di realizzare dei gasdotti. Senza contare che la direttiva europea Seveso obbliga a rispettare precisi parametri e a consultare la popolazione per la costruzione di stabilimenti a rischio di incidente rilevante e non ci risulta che nessuno si sia sognato di chiedere a chi vive sui territori che verranno attraversati dal TAP e dalle altre componenti del più lungo “Corridoio sud del gas”, se fosse o meno opportuno costruire quest’opera”.

    Trevisi evidenzia come i pericoli maggiori siano legati ad un possibile guasto nell’area subacquea e soprattutto in quella sotto la terra ferma. La piana della provincia di Lecce si fonda infatti sull’agricoltura, e vi sono vasti campi sotto i quali correrà il gas. Una falla potrebbe coinvolgere le case vicine oltre a piantagioni, alberi e bestiame allevato in quelle zone. Stessi rischi in acqua, anche se le maggiori preoccupazioni nascono dall’impatto ambientale dei 12 ettari di ricettore dove il tunnel fermerà la sua corsa.

    “Si tratta di una centrale a gas – aggiunge il consigliere cinquestelle – e i rischi per l’ambiente sono sempre elevati. Per il bene e per la sicurezza dei cittadini occorre invece – conclude – ripartire con un strategia che punti sulle rinnovabili e la generazione distribuita”. /comunicato

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