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Manifestazione in Piazza del popolo a Roma

Lavoratori in piazza: “gettone nell’Iphone? Non ce la facciamo”

Camusso su L.Stabilità: "taglia i servizi ai cittadini"

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Foggia – DALLE reti la 7, in felpa rossa e dall’atteggiamento da gladiatore tuona a gran voce “Il saldatore”. “Al mio segnale scatenate l’autunno caldo, saldatori, metallurgici, metalmeccanici e siderurgici”, sollecita, in una parodia su Maurizio Landini allestita da Crozza, il gladiatore dei metalmeccanici o Il saldatore sindacalista della Fiom, come lo ribattezza il comico, in un faccia faccia con Renzi.

“E quale sarà il segnale, lo squillo del cellulare? – chiede un metalmeccanico a Landini – Crozza – . No, nessun segnale caro ai padroni, sarà la luce della piletta del mio coltellino svizzero, anzi, no, tirerò su il borsello, ecco, quando tirerò su il borsello, scatenate l’autunno caldo”. Un faccia a faccia che oggi è quello tra Renzi e chi manifesta in Piazza del popolo a Roma, lavoratori del pubblico impiego, precari della scuola, della sanità e del settore giustizia. In ballo è la questione Riforma del lavoro. Che è ferma da anni, e solo perché da anni sono due le operazioni compiute a danno del lavoro – e soprattutto di un dialogo tra governo e governati, cioè i lavoratori, su cui cadono riforme a pioggia su questioni che li riguardano – : dividere i lavoratori, e convincere loro, Confindustria e gli imprenditori non lungimiranti che il lavoro sia un costo. A parlare un linguaggio diverso sulla questione lavoro oggi, non è né Susanna Camusso, né gli esponenti delle altre sigle sindacali, bensì un ragazzo 27 enne ricercatore in Inghilterra – faccia pulita e idea innovativa di crescita economica basata su una vera idea di uguaglianza – di nome Emanuele Ferragina e Maurizio Landini, il suddetto sindacalista Fiom.

In chiave umoristica, Crozza – Landini, suggerisce delle chiavi di lettura all’imperatore Renzi “Io vorrei un paese dove il lavoro sia un diritto e non una botta di c…., vorrei un paese dove gli imprenditori producano piumini in Italia, e non nei paesi dell’Est, dove le oche e i lavoratori vengono spennati tutti allo stesso modo”. A piazza del popolo, le bandiere si uniscono per ribadire un’uguaglianza tra contratti di lavoro e tra categorie, per una stabilità e uno stesso contratto tanto per chi sta nella sanità pubblica che per chi è in quella privata, senza distinzione. Così nel mnodi della scuola e in ogni settore del pubblico impiego. Altrimenti, fanno sapere dal palco esponenti delle varie categorie lavorative, ciò che si programma non è una riforma del lavoro, ma un licenziamento di massa.

Si espongono anche insegnanti, e assistenti e ricercatori nella pubblica amministrazione a contratto. Alcuni con delle magliette dalla scritta dall’humour tagliente e provocatorio: “Non metto il gettone nell’Iphone, perché non possiamo permettercelo”. Una scritta che ricorda l’uscita di Renzi sull’articolo 18; parlarne è come mettere il gettone nell’Iphone, dobbiamo andare avanti”. Tagliare i servizi però nell’istruzione e nella sanità, rappresenta ancora l’unica ricetta antica possibile per tagliare il costo del lavoro, piuttosto che tassare i grandi patrimoni e i capitali dall’estero. “Aspettativa di vita professionale stabile. Avere un lavoro stabile è un diritto, non un privilegio – dice una maestra precaria, questa precarietà non è stata generata certamente dal sindacato. Questo governo sta raccontando una bugia vecchia, quella che per creare lavoro bisogna togliere diritti a chi lavora già”.

In ultimo l’intervento di Susanna Camusso sulla legge di stabilità. “Questa è una legge che taglia i servizi ai cittadini. Tutti i lavoratori precari, della giustizia, nelle sale operatorie, nella scuola e nelle province non sono figli di nessuno. Bisogna estendere i diritti a tutti e con lo stesso contratto, perché così si valorizza il lavoro, ad uguale lavoro, uguali diritti e uguale retribuzione, anziché dividere i lavoratori e dividerli in basso. Perché il lavoro è la condizione delle persone. E solo così sblocchiamo il futuro.”.

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(A cura di Maria Pina Panella – mariapina.panella@libero.it)

Redazione Stato@riproduzioneriservata

Lavoratori in piazza: “gettone nell’Iphone? Non ce la facciamo” ultima modifica: 2014-11-10T14:37:13+00:00 da Maria Pina Panella



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