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"Accertata anche la violazione dei diritti dei medici non obiettori di coscienza"

Consiglio Europa, aborto troppo difficile in Italia

"Una sentenza importante – commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – perché ribadisce l’obbligo della corretta applicazione della legge 194"

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Roma, 11 aprile – A tre anni di distanza dal Reclamo collettivo (n. 91 del 2013) da parte della Cgil, oggi è stata finalmente resa pubblica, dopo il lungo periodo di embargo, la decisione di merito con cui il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha nuovamente riconosciuto che l’Italia viola i diritti delle donne che – alle condizioni prescritte dalla legge 194/1978 – intendono interrompere la gravidanza. È stata anche accertata la violazione dei diritti dei medici non obiettori di coscienza, a causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza e della disorganizzazione degli ospedali e delle Regioni, che dunque affrontano un insieme di svantaggi sul posto di lavoro sia diretti sia indiretti, in termini di carico di lavoro e prospettive di carriera. La sentenza risale al 12 ottobre 2015, ma è stato possibile renderla nota soltanto oggi alla scadenza dell’embargo che poteva essere interrotto soltanto dal governo italiano, cosa che purtroppo non è avvenuta.

“Una sentenza importante – commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – perché ribadisce l’obbligo della corretta applicazione della legge 194, che non può restare soltanto sulla carta. Il sistema sanitario nazionale, deve poter garantire un servizio medico uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando che la legittima richiesta della donna rischi di essere inascoltata. Questa decisione del Consiglio d’Europa riconferma che lo Stato deve essere garante del diritto all’interruzione di gravidanza libero e gratuito affinché le donne possano scegliere liberamente di diventare madri e senza discriminazioni, a seconda delle condizioni personali di ognuna”. La legge 194/1978, infatti, prevede che, indipendentemente dalla dichiarazione di obiezione di coscienza dei medici, ogni singolo ospedale e le Regioni debbano sempre garantire il diritto di accesso all’interruzione di gravidanza delle donne. Oggi purtroppo, a causa dell’elevato e crescente numero, come dimostrano i dati forniti dalla Cgil nell’ambito del giudizio davanti al Comitato Europeo, di medici obiettori, molte strutture si trovano a non avere all’interno del proprio organico un numero adeguato di medici che possono garantire l’effettiva e corretta applicazione della legge.

Il riconoscimento di queste violazioni, a distanza di ormai due anni dalla prima condanna del Comitato Europeo nei confronti dell’Italia (decisione dell’8 marzo 2014 sul Reclamo collettivo n. 87 del 2012 presentato dall’organizzazione internazionale non governativa International Planned Parenthood Federation European Network), è una vittoria per le donne e per i medici, ma anche per l’Italia: essa costituisce un’importante occasione affinché si prenda finalmente coscienza dei problemi concreti di applicazione della disciplina (definita dalla Corte costituzionale quale regolamentazione irrinunciabile), finora del tutto disconosciuti dal ministero della Salute. La Cgil è stata assistita dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico – Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano – e dall’Avv. Benedetta Liberali, e ha avuto il sostegno della Confederazione Europea dei Sindacati.

Consiglio Europa, aborto troppo difficile in Italia ultima modifica: 2016-04-11T17:18:48+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    Aborto: Legge 194- Il Consiglio d’EU ribadisce il diritto alla salute delle donne in Italia e il diritto di scegliere liberamente di abortire. Rispettare il diritto alla salute e alla libera scelta di ogni donna.

    Il pronunciamento del Consiglio d’Europa sottolinea come, nel nostro Paese, vi sia ancora scarso rispetto della libertà di scelta delle donne in relazione all’interruzione di gravidanza. In particolare, come sosteniamo da tempo, è indispensabile superare le notevoli difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale, dove “i medici obiettori sono discriminati” e scongiurare le attuali e gravi lesioni al diritto alla libertà e alla salute delle donne.

    Federconsumatori giudica rilevante la decisione del Consiglio d’Europa che:

    – ribadisce per l’Italia l’obbligo della corretta applicazione della Legge 194 e riconferma l’obbligo per lo Stato di garantire il diritto di ciascuna donna a scegliere in libertà e autonomia l’interruzione di gravidanza;

    – conferma l’obbligo per lo Stato di garantire il diritto all’aborto libero e gratuito;

    – insiste sulla responsabilità di sanare l’attuale situazione di massiccia obiezione di coscienza, spesso indotta da logiche gerarchiche negli ambienti ospedalieri. Una situazione che ha pesantemente penalizzato le donne e violato diritti e libertà riconosciuti in Italia e in Europa.

    Ora il nostro Paese non si può più tirare indietro: è necessario ristabilire il pieno rispetto del diritto di una donna a scegliere se diventare o no madre, senza discriminazioni o ostacoli di alcun genere.

    La Federconsumatori vigilerà affinché sia data piena applicazione a tale pronunciamento, nel più rapido tempo possibile.

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