ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Contrasti tra l’Università sipontina e la Curia arcivescovile sul suono delle campane

Nei rapporti tra il clero e la università sipontina non mancano motivi, se pure apparentemente futili, per addivenire a delle vertenze

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Manfredonia. Nei rapporti tra il clero e la università sipontina non mancano motivi, se pure apparentemente futili, per addivenire a delle vertenze. Con i documenti del 7 e 28 luglio 1747, la motivazione è data dal suono delle campane da parte dei padri Domenicani, osteggiato dal clero. Come denuncianti contro il clero abbiamo il fior fiore della comunità sipontina; siamo di fronte ai primi sintomi di anticlericalismo sipontino?

Die septima mensis iulii millesimo septincentesimo quatragesimo septimo Manfredoniae.

Si sono personalmente costituiti, nella nostra presenza, li signori Marchese D. Francesco Tontoli, D. Nicolò Tontoli, D. Dionisio Mettula Portulano, D.Francesco Saverio de Florio, D. Carlo Capuano, D. Lorenzo Celentano, D. Giovanni Antonio Cessa, D. Giambattista Telera, D. Tommaso Celentani, D. Cesare de Angelis, e D. Antonio d’ Urruttia di questa città di Manfredoniae, nec non li signori Michele d’Apollo, Stefano dell’Anno, Leone Ocone, Antonio Curti, Antonio Sierra, Carlo Collicelli, Giuseppe Antonio de Salvia, Giuseppe Cibelli, e Dottor Fisico Francesco Antonio Valente di questa predetta città, li quali spontaniamente, in detta presenza nostra, non per forza mediante il di loro respettivo giuramento formiter praestito nelle mani di me infrascritto Notaro, tactis scripturis anno testificati, e testificano, qualmente si ricordano benissimo de causa scientiae, che nel mese prossimo scorso di giugno, li Reverendi Padri Domenicani dell’ istessa, furono impediti, con publico editto d’interdetto da questa Reverendissima Curia, a suonare la campana a distesa, o sia a volta contro il ius del loro possessorio, e così nell’occasioni delle funzioni funebre, come pure nell’associazione de cadaveri, nella loro chiesa tumulati, ed avendone di ciò avuti ricorso in Roma, se ne spedì subbito dal Tribunale dell’A.C. Inibitorio contro il Capitolo da me sottoscritto Notaro notificato, nelli giorni passati, non ricordandosi il precise a questi Reverendi Capitulari, e Cancelliero di detta R.ma Curia, per cui sciolti li detti Reverendi Padri, ripigliorono il pristino solito possesso, in sonare la detta campana a distesa, o sia a volta, in occasione di due aniversarii sollenni, celebrati in detta loro chiesa, siccome era stata sempre l’antica costumanza, e consuetudine in ogni tempo, ed occasione, e quando sono richiesti di sonare le loro campane, così a tocchi, come a distesa, secondo alli medesimi Padri pare, e piace, e questo parimente lo sanno de causa scientiae, per aver frequenza in detta chiesa, e per aver inteso sonare dette campane a mortorio, così di sera, come di mattina, come pure in ogni tempo, che cade l’occasione di farsi dette funzioni funebre in essa chiesa, che è la verita a richiesta e così con repetito giuramento testificano unde.

Die vigesima octava mensis iulii millesimo septincentesimo quatragesimo septimo Manfredoniae.

In publico testimonio constituiti, et testibus in numero opportuno; li signori marchese D. Francesco Tontoli, D. Nicolo marchese de Fiori, D. Antonio de Urruttia, D. Michel’Angelo Celentani, D. Nicolo Tontoli, D. Lorenzo Celentani, D. Giovanni Antonio Cessa, D. Francesco Saverio de Florio, D. Dionisio Mettula, D. Giambattista Telera, e D. Cesare de Angelis di questa città di Manfredonia; li signori Stefano dell’Anno, Antonio Curti, Michele d’Apollo, Carlo Collicelli, Leone Valente, Lorenzo Tomasone, Giuseppe Cibelli, Marc’Antonio Ciuffreda, Dottor Chirurgo Gioacchino Guerra, Pasquale Malucco, Giovan Battista Scarnecchia, e Luca d’Alessandro civili dell’istessa; e Giuseppe Castelliego, Carlo Fantauzzo, Matteo Malucco, mastro Giusepp’Antonio di Salvia, Antonio Sierra, Domenico Mazzone, Giuseppe di Salvia, del qm. Francesco, Francesco Navarra, Giovanni Curogliano, mastro Nicolò Gracales, mastro Domenico Marzano, mastro Pasquale Mele, Antonio di Gironno, Andrea d’Agnone, mastro Giuseppe di Cristino, Giuseppe delli Santi, Tommaso Mondelli, mastro Domenico Garzia, oronzio Castriotto, Domenico Guerra, Tomaso Draguro, Giuseppe Tria, Nicolo Pignalosa, Giuseppe Verde, Oronzio Scola, Michele Fumalo, Matteo Bianco, Nicolò Lepore, Leonard’Antonio Triggiano, Domenico Mastromauro, Francesco d’Afflitto, Alfonzo Giesmundo, Antonio Castelliego, Giuseppe Musso, Cesare Azzarone, mastro Lonardo Borrelli, Nicolò del Reglio, Saverio Antonino, Antonio Saullo, e Lonardo Dammiano, respettivi arteggiani, persone viventi del loro, ed ordinarie di dettà città, li quali spontaneamente, non per forza mediante il di loro respettivo giuramento, tactis scripturis ed a richiesta fattali per parte de Reverendi Padri Domenicani della città sudetta, anno testificati, e respettivamente testificano, dichiarano, e confessano sapere, e ricordarsi benissimo de causa scientiae, per esser cittadini di detta città, e per esser altresì frequenti nella chiesa di detti Reverendi Padri Domenicani della medesima, che in ogni volta, ed in cadauno caso, ch’è succeduta la morte di qualche loro concittadino, che s’ ave eletto sepoltura in detta chiesa de Reverendi Padri Domenicani è stato sempre costume, e solito che li detti Padri anno sonate le di loro campane delli cinque tocchi, e spirazione, subbito, che li detti tocchi si sono sonati nella Catredale, e quando l’eredi del defonto hà voluto il suono della campana grande a distesa, li detti Padri l’anno fatto sonare senza veruna contradizione, come anno pratticato nelle morti, seguite della fù Posca Ciani. La Reverenda D. monaca de Nicastro del Venerabile Monastero di S. Benedetto, del Castellano D. Giovanni Benevides, D. Francesco del Pezzaro, D. Antonia Patienza, Antonia Fatone, Donata Gervasio, Saveria Mazzone, D. Tomaso Telera, D. Oronzio Tontoli, ed altri, com’ancora sanno benissimo, che in ogn’occasione, che si sono fatti funerali in detta chiesa di essi Padri Domenicani, sempre anno sonate nella sera antecedente le di loro campane, così à tocchi, come a distesa, ed in tutta la durata poi dell’esercizii di detti funerali, sempre continuamente anno sonate le dett di loro campane a distesa, ed à tocchi, siccome anno voluto le persone che anno fatto fare detti funerali, ed è piaciuto ad essi Reverendi Padri di detto Convento, e questo si sa da detti testificatori per la causa predetta e così con repetito giuramento testifico unde.

(A cura di Pasquale Ognissanti – Archivio Storico Sipontino)

Contrasti tra l’Università sipontina e la Curia arcivescovile sul suono delle campane ultima modifica: 2016-04-11T13:50:50+00:00 da Redazione



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