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Le liturgie importate predicavano tutte l’aspirazione ad una nuova vita

Dalla Magna Mater ai Kamikaze

Il manicheismo fu severamente osteggiato dallo zoroastrismo

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Meolo. La religione tradizionale, quando giunse a non più soddisfare le esigenze interiori, egoistiche ed utilitaristiche dei Romani, questi cominciarono a scrutare entro le fedi orientali. L’interesse religioso per i culti stranieri lo rinvennero in Cibele (Magna Mater), in Diòniso, latinizzato Bacchus, e in Iside, Osiride e Sera¬pide provenienti dall’Egitto; più tardi, cessata la diffidenza indotta dalle persecuzioni politiche, ritrovarono infine, dopo il passaggio dal giudaico, il compendio nel cristianesimo, assai vicino alle attese popolari. Le liturgie importate predicavano tutte l’aspirazione ad una nuova vita, dove il fedele, compiuto il periodo d’iniziazione, entrava in relazione con il mondo ultraterreno.

Giusto al tempo della seconda guerra punica, infatti, l’adorazione della Magna Mater – Rea fu di tendenza a Roma. La dottrina di Cibele, nel celebrare la morte e la resurrezione del suo compagno Attis, trasfondeva speme di resurrezione; identica aspettativa di vita oltre la morte era data da quella di Diòniso. Essere devoto ad Iside e celebrarne le ricorrenze, valeva credere nella resurrezione della carne e di poter essere ammessi al cospetto della divinità e sottoporsi al suo giudizio. Il culto di Mitra, infine, recuperava quello persiano di Zarathustra, in parte modificato: il dualismo in sempiterno conflitto, il Bene e il Male, la Luce e la Tenebra e che sarebbe ricomparso tra i protocristiani per attestarsi nel Nuovo Testamento.

Il fedele di Mitra magnificava il coraggio, la ricerca del bene e la castità. Religioni, queste, che si propagarono non solo tra le classi intellettualistiche, ma in tutti i ceti, appunto perché non manifestavano rigidi rituali e non s’esprimevano con un linguaggio ostico. Il Cristianesimo le avrebbe tutte incorporate, motivo della sua universale divulgazione… allora non è poi così mitica l’ipotesi che l’arcano dileguamento di Gesù umano, il fondatore, dal giorno della lettura nel tempio (adolescente) sino alle prime predicazioni pubbliche sotto i trenta anni, romitaggio nel deserto incluso, fosse dovuto ad un mandato paterno per studiarle, queste credenze, con incontri ravvicinati, e rifletterci. Alcuni ricercatori, infatti, stando ad antichi e frammentari testi, confidano di averlo ravvisato in quel misterioso e sconosciuto giovane, di pronto apprendimento, che s’aggirava affascinato tra remoti siti delle professioni religiose orientali.

La tipicità del movimento esploso con i discorsi e le parabole di Yeshua (Gesù), in ogni caso, come abbiamo visto, non è stata prima nella storia, giacché erano sorti altri fervori paracristiani, almeno così pare nello studiare i manoscritti del Mar Morto. Il percorso, che l’avrebbe condotto al trionfo, s’era avviato con l’adesione via via totale di quei movimenti a quello protocristiano, per integrarsi finalmente in una vera e propria cultura progressista, rivoluzionaria, che il Cristianesimo annunciava. Una strategia unificatoria, insomma, che Gesù ha saputo magnificamente gestire e tramandarla nei millenni avvenire, attraverso i discepoli e la fondazione chiesastica. Un’eredità innovatrice e sovvertitrice, però, troppo spesso tradita nella storia bimillenaria della chiesa, da quei personaggi che avrebbero dovuto raccoglierla e garantirla. Un tradimento che pare avrebbe censurato i primissimi e più veri cronisti evangelici, i quali, non avevano disdegnato di riportare la sessualità del messia. Un’eredità di rappacificazione, d’autentica giustizia, di tangibile uguaglianza, estranea ad ogni egoismo, divenuta, invece, a beneficio di pochi e pertanto illeggibile da quei molti che, in verità, avrebbero dovuto usufruirne; un’eredità deviata, bigottistica, storicamente foriera d’intolleranti, bellicisti ed affamatori, un’eredità finanche più forte delle implorazioni e dell’opera di papi attendibili successori di Pietro.

Occorre citare, contestualmente, le predicazioni del persiano Mani nel III secolo, donde il Manicheismo, il quale aveva attinto all’antico dualismo Bene Male, Luce Tenebra, esagerandone ideologicamente l’inconciliabilità, minacciando la reincarnazione in un nuovo corpo di tenebra o, addirittura, per gli impenitenti, un oltretomba tenebroso, qualora l’individuo non si fosse meritato la Luce paradisiaca tra sacrifici ed astinenze. Una raccapricciante dottrina che l’occidente aveva adottato sino al Mille e l’oriente ancora oltre, per due secoli; s’immagini l’esistenza martirizzata di tanti fedeli persuasi di guadagnarsi così il paradiso.

Il manicheismo fu severamente osteggiato dallo zoroastrismo (Zarathustra) e dall’intellettualismo cristiano che ne bollarono la fine, sebbene alcuni ordini, plagiandone i fedeli, ne seguirono le orme, in una certa maniera sino ai nostri giorni. Gli sciagurati effetti di quell’ammaestramento, ancora oggi, seguitano a riaffiorare, una sventura per il mondo intero, vedi l’autocombustione dei bonzi, i kamikaze, giapponesi prima, musulmani dopo, tutti martiri per la causa e per un altro mondo di beatitudine. In epifonema, ovvero a conclusione, se per il crollo di Roma, e d’altre precedenti supremazie, sarebbe stata concausa la disintegrazione dottrinale dei cittadini, che avevano rinnegato le radici dei loro padri fondatori, in omologismo, il mondo occidentale, oggi, tradizionalmente cristiano, sarebbe all’epilogo, preda di corruzioni filosofiche, vedi il diffondersi delle inclinazioni musulmane, buddiste… a scapito dell’antico orgoglio d’appartenere ad una millenaria cultura, di là dall’essere credenti. Emerge però una valutazione, che Roma e le civiltà precedenti non avevano saggiato; non esisterebbe quindi un termine di comparazione finale, meglio, d’omologismo assoluto: la diffusione delle nuove tendenze nel mondo occidentale moderno, appare in controcorrente rispetto alla storia dell’umanità, poiché esse, nel richiamarsi oggi alle antiche religioni, ripercorrono il sentiero a ritroso, effondendo oscurantismo.

Antiche religioni e pratiche, inclusa l’astrologia divinatoria dei segni zodiacali, sorte in successione tra le inesauribili pratiche antiche, quando l’uomo non possedeva ancora la spaziosità mentale, quantomeno d’apprendimento, per spiegarsi scientificamente e culturalmente i fenomeni naturali, il perché della nascita e della morte, di coltivare la speranza di poter comprendere ed affrontare il futuro, finanche l’aldilà.

* NdA
Nel pensiero omologistico, l’espressionismo di un artista comune si manifesta attraverso le proprie risposte alle pulsioni-richieste che percepisce sia dal Subconscio Id (prima risposta) sia dall’Inconscio Es (seconda risposta); sono risposte queste che appartengono al Mondo Questo, ovvero, di patrimonio collettivo (dimensione mondoquestistica). Ove l’artista riesca invece ad esprimere una risposta alle proprie pulsioni che sgorgano dall’Alter Es (Mondo Altro o Transinconscio) crea un’opera mondoalteristica, non comune, ovvero, di straordinaria originalità, sua, solamente sua
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(A cura di Ferruccio Gemmellaro – ferrucciogemmellaro@gmail.com)



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