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A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Ricorso dell’Università al Sovrano per il comportamento dell’arcivescovo Francone

Ricorso dell’Università al Sovrano per il comportamento dell’arcivescovo Francone

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A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Parte I
Per l’arcivescovo Francone, lo Spinelli entra persino nel vivo degli abusi operati dal presule, mettendone in risalto i diversi capi di accusa, e ne riporta per intero l’Esposto presentato dall’Università sipontina al Sovrano. I capi di accusa sono veramente impressionanti, anche ai tempi d’oggi, di crescente dissacrazione. vendendosi le possessioni, e coll’ avvilire l’ antico decoro della Chiesa facendovi simoniache proviste de’ Benenfici in persone inettissime e di poca Religione. Ed ancora una volta il comportamento degli amministratori comunali (“sordi e ciechi”?) sarebbe stato poco edificante per gli interessi dell’Università.

Intanto la Maestà del Re Ferdinando IV volendo dare le debite providenze ad un tanto Espoto de’ Sipontini, con suo Real Dispaccio de’ 27 Luglio del corrente anno, ne domandò al supremo Magistrato della sua Real Camera, una ben meditata consulta, mendiante prima le dilucidazioni a tal’Esposto attinentino; E non si potette ad altro proseguire, a motivo, che seguita la novella Elezione del Sindaco, ed Eletti per il Governo del Popolo Sipontino disgraziatamente cadde in persona di Don Niccolò delli Santi, Uomo dipendente dall’Arcivescovo, e d’ altri di lui Compagni tutti di pochissima abilità, e niente premurosi del publico bene, percui non si curò di proseguire gli Atti covenevoli contro dell’Arcivescovo, acciò mediante la consulta della Real Cammera, la Maestà del Rè disposto avesse il convenevole, per capita al ricorso suddetto pur ciò nulla ostante, i Sipontini altrimenti pensarono di soddisfargli contro dell’ Arcivescovo, ed a suo tempo, e luogo profittare del suddetto Dispaccio alla Real Cammera incaricato. Ma l’ Arcivescovo, che poco anzi, nulla curava i risentimenti de’ Sipontini, pensando di occultare un ricorso cotanto famoso, colla di lui politica Romanesca, seducendo gli animi di alcuni della Cittadinanza, ebbe l’ intento di non farne più parlare; ma Egli fradditanto diventò più perfido, e talmente, che si stabilì di poner mano acciocchè noll’ apparteneva col rovinare tutte le rendite della Mensa vendendosi le possessioni, e coll’ avvilire l’ antico decoro della Chiesa facendovi simoniache proviste de’ Benenfici in persone inettissime e di poca Religione. Ed infatti durante il governo del prefato Don Niccolò delli Santi, e Compagni, profittando l’ Arcivescovo della trascuragine di essi in vigilare agl’ interessi publici, gli venne in mente di voler papizzare ogni volta, che fossero de’ Compeandi, con fare il di lui accesso in Catedrale per assistere alla celebrazione del Te Deum molto tempo dopo, che intervenuto era il Magistrato colli Signori del Parlamento, la Nobiltà, Privileggiati, e Chiesiastici tutti; percui stante tal’ indiscretezza dell’ Arcivescovo, vi furono de’ non pochi risentimenti, il quale volendo farla da assoluto Padrone, poco, anzi nulla s’interessava di un tanto abuso senza niun riguardo da lui medesimo introdotto; ma stando nell’anno 1786 nel Governo Sipontino il Signor Don Giuseppe Guerra, e Compagni, stimò ricorrere al Rè per un tanto atto superbo dell’Arcivescovo, domandando, che fatta segli fosse la norma colla stabilimento dell’ ora dell’ accesso in Catedrale per la Celebrazione del Te Deum; Al che benignamente annuendo la Maestà Sua, anche con consulta della Real Cammera, determinò, che sonando le ore 22 del giorno, tutti devonsi ritrovare pronti per la predetta Celebrazione, ed Assistenza; Ed in tal caso non trovandosi pronto il magistrato, o l’ Arcivescovo, debba seguire la Celebrazione suddetta alla qual Disposizione oggi si dà la pronta essecuzione, e non più resta pregiudicato alcuno se prima, e dopo di tal’ ora alla Funzione intervenga.

Il Dispaccio fu spedito a’ 22 Luglio 1786 per Segreta di Carlo de’ Marco. Altra rappresaglia fatta dall’ Arcivescovo Francone si fù quella di aversi alienate tutte le vacche, che da’ Divoti Sipontini donate si erano ab antiquo alla Vergine SS.ma di Siponto per farne un Capitale, acciò la benemerita miracolosa immagine mantenuta fosse colla solita, ed antica venerazione, ed anche proveduta si fosse di qualque bisognevole, locchè fé un tal’ Arcivescovo violentemente seguire in quest’ anno medesimo con vendere dette Vacche nella Fiera di Foggia, con averne ricavato circa ducati mille, ed averseli a sestesso appropriati, senza neanche badare alle necessarie riparazioni di quella Chiesa, e de’ Sagri Suppellettili; Percui da’ Divoti Sipontini col favore del magistrato, si ricorse alla Maestà del Regnante, per vindicare le ragioni della Vergine SS.ma contro di esso Arcivescovo Francone, essendo stato con Real Dispaccio rimesso l’Esposto alla Real Giurisdizione Chiesiastica per la debita Determinazione.

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)



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