CronacaManfredonia
A cura dell'avv. Nicola Mauro Palumbo

Assegno di mantenimento all’ex moglie: la Cassazione detta nuove regole

La sentenza n. 11504/17 depositata il 10 maggio 2017`archivia´ il criterio del tenore di vita matrimoniale e apre a nuovi parametri basati sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge

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La sentenza n. 11504/17 depositata il 10 maggio 2017`archivia´ il criterio del tenore di vita matrimoniale e apre a nuovi parametri basati sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge. (A cura dell’avv. Nicola Mauro Palumbo)

Ai giudici piace sempre meno l’idea un mantenimento della donna giovane e ancora abile al lavoro; e forse, non piace neanche più alle donne stesse, complice una mutata situazione economica e sociale rispetto a quando le norme del codice civile furono scritte. Così i Giudici di merito sono sempre meno propensi all’accordare assegni di mantenimento generosi e, molto spesso, superiori alle capacità del soggetto onerato (di norma l’uomo).

Già la sentenza n. 11870 del 2015 della Cassazione risultava particolarmente interessante perché ha segnato uno spartiacque tra le situazioni in cui vi è effettiva situazione di bisogno della donna – situazioni in cui l’assegno di mantenimento assume una valida giustificazione – e altre invece in cui lo stato di bisogno è solo il frutto del capriccio e della pigrizia – nel cui caso, invece, il mantenimento va negato -. In particolare, l’inversione di rotta segnata dalla Suprema Corte è consistito nell’affermare che la donna giovane, in grado di lavorare e, quindi, di reperire con la propria attività quel reddito necessario a mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, non ha diritto ad alcun mantenimento. E ciò anche se, durante l’unione, svolgeva mansioni di casalinga.

A completare questa inversione di rotta della giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione è il nuovo principio de «l’indipendenza o l’autosufficienza economica» dell’ex coniuge. Questo cambiamento, definito da qualcuno “epocale”, è stato sancito dalla prima sezione civile della Corte che, con la sentenza n. 11504/17 depositata il 10 maggio 2017, supera il precedente orientamento di giurisprudenza che collegava la misura dell’assegno al parametro del «tenore di vita matrimoniale».

Insomma, ciascuno dei due ex coniugi deve badare a sé stesso e non c’è modo di obbligare l’uomo a mantenere la donna se quest’ultima ha le risorse per vivere.

Dunque, secondo i supremi giudici, collegando le due ultime sentenze va individuato un «parametro diverso» nel «raggiungimento dell’indipendenza economica» di chi ha richiesto l’assegno di mantenimento: «Se è accertato che – si legge nella sentenza n. 11504/17 – è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto».
I principali indici che la Cassazione individua “per accertare” la sussistenza, o meno,”dell’indipendenza economica” dell’ex coniuge richiedente l’assegno e quindi l’adeguatezza, o meno, dei “mezzi”, nonché la possibilità, o meno, “per ragioni oggettive, di procurarseli sono quattro: “1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri ‘lato sensu’ imposti e del costo della vita nel luogo di residenza, inteso come dimora abituale, della persona che richiede l’assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo; 4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione”.
Quindi chi chiede di essere mantenuto dovrà fornire prove concrete per dimostrare di non poterlo fare per proprio conto, compresi pure i vani tentativi di procurarsi un lavoro. Tocca infatti all’ex coniuge che chiede l’assegno, “allegare, dedurre e dimostrare di non avere i mezzi adeguati e di non poterseli procurare per ragioni obiettive”. “Tale onere probatorio – spiega la Cassazione – ha ad oggetto i predetti indici principali, costitutivi del parametro dell’indipendenza economica, e presuppone tempestive, rituali e pertinenti allegazioni e deduzioni da parte del medesimo ex coniuge, restando fermo, ovviamente il diritto all’eccezione e alla prova contraria dell’altro” ex coniuge al quale l’assegno è chiesto. In particolare, prosegue la Suprema Corte, “mentre il possesso di redditi e cespiti patrimoniali formerà oggetto di prove documentali, soprattutto le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale formeranno oggetto di prova che può essere data con ogni mezzo idoneo, anche di natura presuntiva, fermo restando l’onere del richiedente l’assegno di allegare specificamente (e provare in caso di contestazione) le concrete iniziative assunte per il raggiungimento dell’indipendenza economica, secondo le proprie attitudini e le eventuali esperienze lavorative”.

Pertanto, agli effetti pratici, questa sentenza inciderà non poco nella stesura delle sentenze di merito che tutti i giorni noi avvocati familiaristi leggiamo.

Il tempo ci dirà se questo orientamento rimarrà fermo o se resterà un caso isolato.

avv. Nicola Mauro Palumbo
(Facebook group: “Camera del Diritto di Famiglia”)



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Commenti


  • Mario Termini

    da quattro anni attendo la separazione per colpa dal tribunale continuo a versare il mantenimento per la mia x e per i miei due figli cosa fare dopo questa legge innovativa? Lei fa la guida turistica in nero incassando un minimo di 150,00€ al giorno.

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