Cultura

Centoundici Haiku – M. Bashō, 2011

Di:

Matsuo Basho (st)

Bologna/Manfredonia – ECCO come Wikipedia spiega cos’è un haiku: “L’haiku deriva dal tanka, componimento poetico di 17 sillabe che risale già al IV secolo, ed è caratterizzato dalla peculiare struttura in 3 versi, rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. A causa del suo approccio immediato, per secoli fu una forma “volgare” di poesia diffusa tra il popolo (in contrasto alla ben più elaborata poesia cinese o alle sublimi costruzioni retoriche dei tanka) e solamente nel XVII secolo venne riconosciuta come forma d’arte grazie alle opere di maestri del calibro di Matsuo Bashō. L’haiku è una poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e congiunzioni, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura e delle stagioni: per via dell’estrema brevità la composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine.

Soggetto dell’haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano appunto, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell’animo dell’haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, quasi come una traccia che sta al lettore completare. In ogni haiku è presente il cosiddetto riferimento stagionale (kigo), cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell’anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Il kigo può essere un animale (come la rana per la primavera o la lucciola per l’estate), un luogo, un albero, ma anche un evento o una tradizione (ad esempio i fuochi d’artificio richiamano l’estate). È di particolare interesse che in forma indiretta e meno rigida, il kigo è ancora comunemente in uso nelle canzoni J-Pop, dove ad esempio i ciliegi o l’inizio delle scuole fan pensare alla primavera oppure la neve o il nuovo anno richiamano l’inverno. In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone (circa il 10% della popolazione) si dilettino a scrivere haiku. I gruppi di poeti che si riuniscono per parlare di haiku si chiamano haijin. Pressoché ogni giornale nipponico ha una sezione riservata agli haiku. Tra i maggiori poeti di haiku si ricordano Matsuo Bashō, Yosa Buson, Kobayashi Issa, Masaoka Shiki, Chiyo
”.

CENTOUNDICI HAIKU. “Bashō è una delle figure maggiori della poesia classica giapponese. Per la forza della sua opera ha imposto nella sua forma l’arte dell’haiku, ma ne ha soprattutto definito la maniera, lo spirito: leggerezza, ricerca della semplicità e del distacco vanno alla pari con una estrema attenzione alla natura. L’haiku nasce dunque alle soglie del vuoto, da questa intuizione subitanea, che illumina la poesia, è l’istante rivelato nella sua purezza”. Parole di Peter Otiv Norton, che ha curato questa edizione con testo giapponese a fronte e revisione poetica di Elena Pozzi.

Ecco l’haiku che apre la raccolta:
Primo giorno dell’anno –
penso alla solitudine
delle sere d’autunno.


L’AUTORE. Matsuo Bashō (Iga Ueno 1644 – Ōsaka 1694), nome d’arte di Matsuo Munefusa, è stato uno dei più grandi poeti giapponesi. Vissuto in un’epoca di importanti cambiamenti sociali e culturali (gli anni Genroku) diede vita a una scuola che canonizzò l’haiku. Lo pseudonimo Bashō deriva da un albero di banano che egli piantò sulla soglia del suo primo eremo. Anche sulla sua tomba venne piantato un Bashō.
Carmine Totaro

Matsuo Bashō
CENTOUNDICI HAIKU
2011, La Vita Felice



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