Editoriali

Vendola, le Primarie e gli inciuci della Sinistra

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Nichi Vendola (fonte image: ADV)

Bari/Manfredonia – “IO ci sarò. E quella sarà l’occasione per confrontare le nostre idee sulla società e la politica”. Così parlo il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che, attraverso il quotidiano QN, ha lanciato per l’ennesima volta la sua canditatura a leader del Sinistra italiana, tecnicamente il primo partito nei sondaggi, in pratica in costante calo di consensi tra i suoi stessi sostenitori e nell’opinione pubblica. “Occorre un vincolo di coalizione per impedire di replicare i penosi spettacoli dell’ultimo governo di centrosinistra – ha dichiarato Vendola – quando ogni ministro era capopartito e piantava le sue bandierine il libertà”.

La crisi del carrozzone della politica nostrana non è sfuggita ai pretendenti alla guida del centrosinistra, specie a Antonio Di Pietro dell’Italia dei Valori, Matteo Renzi e lo stesso Vendola che, da una parte condannano sempre più aspramente “l’antipolitica” espressa dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, dall’altra cercano di marciare proprio sul drastico calo di apprezzamento che ha accompagnato il finora fallimentare governo presieduto dal tecnocrate Mario Monti.

“Bersani – spiega Vendola – ha detto che c’era il rischio di non pagare più gli stipendi dei lavoratori del pubblico impiego come avviene in Grecia. Considero generosissimo il tentativo del Pd di condizionare il governo dei tecnici, ma si tratta di un tentativo fallito. Monti è in continuità con la destra di Berlusconi”. Di fatto Niki si è reso perfettamente conto che la drastica caduta del PD verte nell’appoggio delle devastante (e recessive) misure varate nel governo tecnico. E proprio tramite il natuale sentimento popolare di “antipolitica” (nel senso di idiosincrasia verso chi ha creato il mostruoso buco di 2 mila miliardi di euro di debito pubblico) Vendola cerca di staccare gli altri pretendenti nelle sempre più imminenti elezioni.

“Lo stile di Di Pietro è rude e talvolta propagandistico, tuttavia continuo a pensare che il mondo che rappresenta sia un valore aggiunto per il centrosinistra. E mi dispiace che Bersani appaia ancora prigioniero di troppe contraddizioni”. Ha affermato il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, in due interviste a Repubblica e all’Unità. ”Una sopra tutte – ha aggiunto Vendola criticando Bersani -: non si può evocare una nuova civiltà del lavoro e restare inerti mentre i tecnocrati smantellano i diritti sociali e l’idea stessa del lavoro come diritto”. “Il governo Monti -incalza- e’ un danno per il Paese, prima si va ad elezioni e meglio è. Detto questo, e’ possibile che Fassina e quella parte del Pd che si riconosce nelle sue idee entrino in contraddizione con i gruppi parlamentari al momento del voto sul fiscal compact”.

Secondo un recente sondaggio Digis alle primarie del Partito Democratico il segretario Pierluigi Bersani registrerebbe il maggior numero di consensi tra il campione generale di elettori di centrosinistra, totalizzando il 31% dei voti, Vendola il secondo posto, con il 23%, mentre Renzi terzo, al 19%. Ultimo si posizionerebbe Antonio Di Pietro con il 16%. Proprio quest’ultimo è attualmente il maggior “picconatore” del centro sinistra di Bersani, ormai coinvolto in un abbraccio mortale con quello che resta del Partito delle Libertà e i centristi di Pier Ferdinando Casini, a sorpresa, i migliori alleati (insieme al “toy boy” Angelino Alfano) dell’“inciuciato” Governo Monti. E mentre Nichi Vendola cerca di riacquistare appeal dopo i continui scandali legati alla sanità pugliese (vedi Tedesco e don Luigi Verzè) il centro sinistra è sempre più impegnato in un deciso harakiri (suicidio) elettorale legando meglio col disastrato Pdl che con i suoi naturali alleati. Più dell’ideologia poterono le banche.


a.delvecchio@statoquotidiano.it



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