Cinema

Bronson – N. W. Refn, 2008

Di:

Nicolas Winding Refn (copyright: zimbio.com)

Nota propedeutica alla lettura: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere proposto, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Bronson
Nazione: Regno Unito
Genere: drammatico, biografico

DOPO il Premio, il recupero.
E’ questa la filosofia commerciale della distribuzione cinematografica, che non osa e non investe sulla cultura se infruttuosa. Per essa pare giunto finalmente il momento di Nicolas Winding Refn dopo il riconoscimento alla regia all’ultima Premiere di Cannes con Drive: la OneMovie porta sul mercato italiano dal 10 Giugno 2011 Bronson, insolita opera del 2008, mentre la 01 Distribution si occupa di Valhalla Rising, a noleggio da Maggio e in vendita da Giugno, incantevole epic-movie del 2009, già discusso su queste pagine in tempi non sospetti – scheda d’approfondimento.

Il primo film di Refn dopo la trilogia di Pusher, ispirandosi a fatti realmente accaduti racconta scorci della vita del criminale più famoso del Regno Unito, Michael Gordon Peterson detto Charles Bronson (in omaggio all’attore americano), scegliendo atipicamente la comunicazione teatrale, a tratti astratta, anziché la mera rappresentazione cronachistica e spettacolare degli eventi. Il protagonista, un ottimo Tom Hardy, dona tutta la sua corporeità a questa messinscena sanguinosa e meta-cinematografica, facendosi narratore circense su palco e personaggio carne e ossa nella storia.
Refn dichiara presto la sua scelta artistica e l’indifferenza a fatti, durate temporali, alla stessa coerenza narrativa, preferendo soffermarsi su singoli episodi costruiti filmicamente ad arte per dipingere soprattutto il ritratto mentale di un uomo, delle sue pulsioni e delle sue necessità.

Bronson - La locandina (copyright: off-cinema.blogspot.com)

Tom Hardy scende dal palco, ma nel racconto degli avvenimenti conserva un’immagine clownesca, in aspetto e azioni, in alcuni frangenti più vicino ad un mimo da spettacoli d’antan che ad un criminale, senza risparmiarsi deviazioni verso il grottesco. I fatti sono schegge, poche, da raccogliere nella rappresentazione teatrale che ne fa il regista, una sorta di opera pop che converge nella presa di coscienza di Michael delle sue abilità artistiche. Bronson diventa così l’avventura di un uomo colorato, decorato dal sangue che versa nei pestaggi subiti dalle guardie, dal grasso di cui si unge per scivolare nei corpo a corpo, fino ai colori delle maschere da palcoscenico (memorabile la simulazione del dialogo con la dottoressa) e del delirio artistico nella Art Room. Ma sul fronte visivo Tom Hardy non è unico protagonista, ingranaggio estetico di inquadrature e sequenze di pari impatto immaginifico e comunicativo, esse stesse racconto di un’opera d’arte vivente, nella scelta amorale di Refn – in Italia si sarebbe scomodato anche il Parlamento. I gusti estetici e le abilità realizzative del regista sono lampanti e si resta più volte incantati di fronte a cornici d’autore, lenti movimenti di macchina, grandangolari carichi di silenzi surreali, accompagnamenti musicali geniali (Wagner, Pet Shop Boys), mostrando il debito referenziale verso Kubrick (Arancia Meccanica in primis). A fine film si resta impregnati dell’overdose ma come per una massiccia somministrazione medicamente guidata, e restano dentro ancora per un po’ scie visive dell’uomo ingabbiato, delle guardie sedute sugli amplificatori, del ballo dei matti, del teatro e degli applausi: si comprende soprattutto allora quanto vincente sia Refn con la sua audace comunicazione fuori schema e la padronanza con cui ci versa dentro emozioni e ricordi. E appare più nitida anche l’evoluzione del regista verso Valhalla Rising, che nel passaggio da interni ad esterni compie un ulteriore processo di rarefazione e astrazione per celebrare una mitologia.

Refn è una promessa da tener d’occhio e, in attesa di Drive, le scommesse sul vincitore morale di Cannes 2011 sono aperte.
Soprattutto per i perplessi da Malick.

Valutazione: 8/10
Spoiler: 4/10

In Stato d’osservazione

Bitch Slap – Le superdotate, R. Jacobson (2011) – pulp movie erotico alla Russ Meyer. Curiosità * 22lug
Captain america: Il primo vendicatore, J. Johnston (2011) – ancora un supereroe: qualche novità? * 22lug
At the End of the Day, C. Alemà (2010) – nuovo thriller italiano: che stia tornando di moda il genere? * 22lug

Bronson – N. W. Refn, 2008 ultima modifica: 2011-07-11T09:05:39+00:00 da Alessandro Cellamare



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