Editoriali

Chi è senza lavoro ha tagliato su tutto

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Proteste precari (immagine d'archivio, da gruppo facebook 'Disoccupati di Foggia')

Proteste precari (immagine d'archivio, da gruppo facebook 'Disoccupati di Foggia')

COME ha avuto modo di scrivere qualcuno, la crisi economica ha modificato lo stile di vita delle famiglie italiane che hanno riscoperto l’orto e la cucina di casa. Gli acquisti hanno subito una netta contrazione e nell’alimentare si spreca di meno e si razionalizza di più. Pur rimanendo la seconda regione d’Italia per quanto riguarda la spesa media mensile, le famiglie venete sono quelle che, dall’inizio della crisi alla fine del 2011, hanno registrato, in termini assoluti, la riduzione di spesa più marcata (- 144 euro). Tra le venti regioni presenti in Italia solo il Molise ha fatto peggio di noi. Si spende meno, forse si spende meglio e si ricicla di più. Indubbiamente tra coloro che hanno ridotto la spesa ci sono anche quelli che i tagli li hanno praticati perché di soldi non ne hanno sufficienza.

Chi si è trovato senza lavoro o in cassaintegrazione non ha avuto molta scelta: ha tagliato su tutto, anche sulla spesa alimentare. Lo vado dicendo da tempo: il Governo deve intervenire con misure di sostegno della domanda interna, altrimenti corriamo il pericolo che questa fase recessiva duri per molto tempo ancora. E’ vero: con i vincoli di bilancio imposti dall’Unione europea anche il nostro Esecutivo ha dei margini di manovra molto ristretti. Ed è per questo che non possiamo che salutare con grande soddisfazione la riduzione di un quarto di punto del tasso ufficiale di sconto deciso l’altro ieri dalla Banca Centrale Europea. E’ bene comunque precisare che la riduzione del tasso di interesse potrebbe non tramutarsi in una corrispondente contrazione del costo del denaro anche a livello locale. Pertanto, è verosimile che i risparmi in capo alle aziende da noi stimati possano essere sovrastimati. Le cifre riferite alle imprese venete sono di tutto rispetto.

A fronte di un indebitamento che sfiora i 98 miliardi di euro (ultimo dato disponibile riferito al 30 aprile 2012), l’eventuale riduzione del costo del denaro dello 0,25% anche a livello regionale potrebbe comportare un risparmio annuo per le aziende venete pari a poco più di 244 milioni di euro. Nel frattempo il mondo del commercio guarda con grande trepidazione all’avvio dei saldi estivi che partiranno anche nel Veneto in questo fine settimana. I numeri sono di tutto rispetto: secondo la Confcommercio il giro d’affari per il settore dell’abbigliamento e gli accessori, pari a quasi 4 miliardi di euro a livello nazionale, incide per il 12% sul totale delle vendite annue. Mediamente le famiglie spenderanno in questa occasione attorno ai 250 euro, anche se rispetto al 2011 registreremo una contrazione delle vendite del 9%.

Se almeno per l’anno in corso sembra scongiurata l’ipotesi di un aumento delle aliquote Iva che avrebbe depresso ulteriormente i consumi, non ci resta che sperare in una prossima riduzione del carico fiscale, magari agendo in maniera più selettiva ed incidente in quegli ambiti dove si annidano sprechi, sperperi ed inefficienze. Mi rendo conto che ogni qual volta si parla di tagli alla spesa pubblica ci sono da superare le resistenze di coloro che si sentono puniti da queste misure. Ma le resistenze non sempre giustificate di pochi non possono penalizzare la maggioranza del Paese che in questo momento ha bisogno di meno tasse e per questo di meno spesa pubblica improduttiva.

(Giuseppe Bortolussi è presidente dell’associazione Cgia di Mestre)



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