Manfredonia, Unione Democratici di Centro: noi balliamo da soli ma nel rispetto delle visioni comuni (2)

di Giuseppe de Filippo
Pubblicato il 11 ottobre, 2009

decembrinogiuseppe(continua) Gdf: Parliamo dei vostri rapporti con il Partito Democratico di Manfredonia. Gli “avvicinamenti”, avuti nel tempo, con il candidato Angelo Riccardi.

GD: Allo stato attuale delle cose non ci sono rapporti o relazioni con “l’altro canditato” Angelo Riccardi. Ricordo che fu lui a chiederci un incontro: propose la sua tesi, noi mantenemmo la nostra (di raggruppamento ndR). Credo che non si siano sviluppati gli adeguati termini di discussione. In una qualsiasi relazione è sempre il “dialogo democratico” a dover rappresentare il punto di partenza principale di ogni discussione. Le idee possono anche non collimare, l’importante però è cercare di mantenere inalterata la propria rispettabilità, la propria ideologia di partito. Diciamo che in questo momento ci sono delle situazioni “in itinere”. Oggi non posso anticipare nulla: finora solo dei pour parler.

Gdf: Non crede che sia in atto, ma forse le origini di questo caso vanno ricercate nell’andamento di determinate gestioni politiche, una crisi di tipo identitaria in seno allo stesso Partito Democratico. Si pensi ad esempio a  questa visione contrapposta, tra i delegati, in merito al sistema di voto stabilito per il Congresso. Alle iscrizioni e/o ai conteggi “gonfiati”. Alle spaccature fra i diversi segretari nazionali. Agli attori comici, ma anche a personaggi legati in modo indiretto alla politica, che chiedono di poter rappresentare nazionalmente il  Partito Democratico. Per non parlare della presenza fissa di una “antica classe dirigenziale di sinistra”, una classe che, fuori da ogni  gioco politico, predica razione ma da pulpiti protetti. Non pensa che questa stessa tensione di strutturazione futura, politica e programmatica, si sia manifestata anche a livello locale. Anche a Manfredonia.

GD: Allora, in base alla crisi dei partiti, agli interrogativi sulla propria identità programmatica: credo che il problema nasca da una precisa volontà di gestione politica portata innanzi da antiche rappresentanze collegiali.  Quando si ha l’intenzione, da tempo, di instaurare un sistema rappresentativo di tipo bipartitico è difficile poi sperare di convogliare le diverse fazioni aleggianti nel tuo programma elettorale, e sperare in un’integrazione immediata da ambo le parti. La correlazione fra le diverse fazioni può avvenire infatti solo tramite un confronto moderato. Tuttavia, non è detto che alla fine di questa lunga militanza comune si possa sostenere,  in modo democratico e bilaterale,  di aver intrapreso la scelta giusta. Oggi con l’accorpamento dei partiti sta succedendo proprio questo: di fianco alle coalizioni di centro destra e di centro sinistra ci sono decine e decine di liste cosiddette ‘civette’. Adesso: o crediamo nel bipartitismo, presentandoci allora come un partito di centro e chiedendo voti per lo stesso, o altrimenti saremo a rischio di continue strumentalizzazioni. In Italia tutti hanno il diritto di scendere nell’agorà delle elezioni, e dunque di competere, ma sempre nel rispetto delle norme. Certo quelle emerse sono delle pure contraddizioni. E la crisi è insita proprio in queste stesse motivazioni. Anche a livello locale.

Gdf: Un livello locale di gestione politica influenzato di recente da un clima di evidente terrore; un terrore generato da intimidazioni umane, tipicamente mafiose.

GD: Se si riferisce agli episodi della scorsa estate (fra i tanti, l’auto bruciata e la testa mozzata di un capretto consegnata al vice-sindaco, e attuale candidato PD, Franco La Torre), quanto successo è  sicuramente grave. In un paese democratico come il nostro, il verificarsi di certe cose non possono lasciarci indifferenti. Credo che la questione vada affrontata tramite un dibattito culturale. Certo su quello che è successo si possono fare milioni di ipotesi: ma credo che sia inutile nonchè dannoso. Non disponiamo di altri mezzi per una risoluzione del problema se non il dialogo democratico. Cerchiamo invece di creare esempi per il bene dei cittadini. Se io da sindaco vado in controsenso per via Tribuna commetto un errore grave tre volte: mancanza di  rispetto verso l’amministrazione, verso le forze dell’ordine ma soprattutto verso gli stessi cittadini. Attenzione: i casi della precedente estate fanno riferimenti all’esplicazione di vere e proprie  intimidazioni mafiose. Con danni conseguenti sull’intero paese. Contrastiamoli per fornire alla città esempi di civiltà amministrativa.

Gdf: Il consigliere comunale degli Indipendenti, Antonio Lurdo, ha proposto di recente una seduta monotematica, in consiglio, per discutere del problema della criminalità organizzata. Tra tutte quelle interrogazioni, ed interpellanze, presenti ciclicamente nelle sedute di Palazzo San Domenico, possibile che non vi sia maniera di inserirvi anche un tema importante come quello della criminalità organizzata ? In città si spara per strada, la mattina, fra gli innocenti.

GD: Un’ottima iniziativa quella di Lurdo. Una proposta che sarebbe opportuno che fosse dibattuta, in modo collegiale, nel corso di prossimi consigli comunali.

Gdf: Temi diversi ma di medesima preoccupazione. La situazione del Contratto d’Area, a quindici anni dalla sua pianificazione.

GD: In passato sono stato amministratore di  questa cittadina. Credo allora che quel piano di sviluppo aziendale, sviluppato al tempo,  rappresenti ancora oggi una progettualità degna di tutte le migliori attenzioni. Il vero  problema è che così come oggi configurato il Contratto d’Area denota una cattiva pianificazione nel suo progetto di  sviluppo preliminare. Nel sistema attuale del mercato globale, se io imprenditore faccio un piano, innanzitutto devo cercare di sviluppare una base di rilancio di livello economica/finanziaria; dopo dovrò occuparmi dell’attivazione di strategie di mercato nazionale; in seguito sarà mia premura cercare di confrontare le diverse possibilità di rientro dei capitali investiti. Infine:  solo e se le situazioni emerse presentano punti di coesione tra loro, se emergono delle positività future di stampo imprenditoriale, il progetto potrebbe anche considerarsi in partenza, con buone possibilità di successo finale. Il tempo poi gioca  un ruolo fondamentale. Se faccio uno stabilimento, devo sviluppare un piano di rilancio economico almeno triennale. Ma devo rispettarne necessariamente anche i tempi stabiliti. Oggi il mercato ha cronologie di sviluppo diametralmente opposte a quelle legate alla crescita di una ditta. Oggi a Manfredonia c’è lo stesso piano di sviluppo, per il contratto d’Area, simile a quello di quindici anni fa. Ci sono ancora degli stabilimenti da terminare, per non parlare della mancanza di acqua, telefono, di strade da asfaltare, nella zona a ridosso della statale 16. Io comunque penso in positivo. Il piano può essere recuperato. Ma dobbiamo fare sistema. Con tutti. Manfredonia deve rappresentare una sorta di ‘trait d’union’, un comune aggregante con le collettività adiacenti: Zapponeta, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Mattinata. Fare sistema nei diversi piani di sviluppo territoriale: le industria si scelgono ma non si subiscono. Non come successo nel nostro Contratto d’area.

Gdf: Un piano di rilancio economico, quello del Contratto, che nel tempo si è rivelato dunque un carico fallimentare, per l’attuale amministrazione del sindaco Paolo Campo.

GD: Se parliamo di questa amministrazione credo che delle analisi ponderate sulla stessa debbano considerare due differenti periodi di storia comunale: una prima fase di entusiasmo, connessa alla costruzione di opere e infrastrutture; ma anche una seconda di totale abbandono: in primis nel rapporto con i cittadini. Il fallimento della Giunta Campo è riscontrabile principalmente nella mancata osmosi attivata fra amministratori e amministrati. Si è perso quell’antica relazione civica  Una lontananza, di principi e di valori, che ha causato uno stadio di semi-anarchia cittadina, uno stadio comune dove ogni rappresentante cittadino può (o ha il dovere ) di fare ciò che vuole. Io dico che abbiamo tolto l’anima ai cittadini.

Gdf: Sarà questo allora questo il suo obbiettivo nel caso di un successo alle prossime regionali ? Ristabilire quell’antico legame, di livello affettivo, tra la popolazione dauna e il suo territorio ?

GD: Penso di essere stato uno tra i pochi fortunati nell’area ad aver ricevuto  questa considerazione. La direzione provinciale di Foggia, dovendo indicare un rappresentante nel territorio, mi disse al tempo che potevo cominciare ad attivarmi per lavorare in quella direzione. Durante la manifestazione dell’Udc svoltasi quest’estate a San Marco in Lamis, l’onorevole Lorenzo Cesa colse l’occasione dell’incontro per candidarmi ufficialmente a consigliere della Regione. Da allora ho elaborarato un mio modus personale per rapportarmi alla gente. Io penso che tutti conoscano il mio modo di operare. Ho tanta esperienza alle spalle. Ho rivestito grandi cariche. Idealmente incontrerei tutti gli abitanti della provincia. Ma so che questo non è possibile: ci arriverò  facendo conoscere la mia storia, la mia determinazione per tutte le attività future. C’è volontà di cambiare questo territorio. Bisogna però lottare e combattere. Questi principi verrano determinati all’interno di un programma politico che sarà presentato ufficialmente per chiedere la partecipazione di tutte le provincie tanto nella distribuzione dei benefici quanto nella sopportazione degli oneri. Vorrei rappresentare per la gente un portatore  di idee sane, di  coesione, di discussioni comuni. Per le amministrative: il programma pubblico srà ufficializzato con la formalizzazione delle intese con i nostri alleati. Oggi sono solo idee che potrebbero essere carpite. Guardi è lo stesso principio di tutti questi possibili candidati sindaci: credo che vadano considerati come un’espressione di rappresentanza di partiti, ma nel caso di coalizioni cittadine il nome del singolo deve recedere a favore della confluenza dei piani comuni. Solo dopo va considerata la determinazione del singolo soggetto, destinato a rappresentare le istanze di quel raggruppamento. Un raggruppamento che, diciamola tutta, punta decisamente a vincere.

(2 – fine)

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