Economia

Il condono incassa un coro di no. La Corte dei Conti boccia


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Susanna Camusso (speradisole.wordpress.com)

Susanna Camusso (fonte image: speradisole.wordpress.com)

Roma – LA riforma fiscale del governo incassa un coro di no. La bocciatura più pesante arriva oggi (11 ottobre) dalla Corte dei Conti: “non ha copertura”, dice senza mezzi termini, inoltre il condono sarebbe “una scelta politica” che rischia di influenzare i comportamenti futuri dei contribuenti. A ruota arriva la netta contrarietà dei commercialisti italiani, poi da molti altri esponenti del mondo sociale e politico. Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, è intervenuto in audizione davanti alle commissioni Finanze e Affari sociali della Camera. Qui ha spiegato la bocciatura all’ultima idea del governo per affrontare la crisi. “Quella del condono – ha esordito – è una scelta molto politica, specie per l’aspetto che riguarda le conseguenze sul comportamento dei contribuenti”. E il concordato preventivo biennale, previsto dalla riforma fiscale, “rischia trasformarsi in concreto in una sorta di mero condono preventivo”.

Il concordato preventivo, secondo Giampaolino, dal 2002 “da strumento di contrapposizione di interessi contrapposti si è trasformato in uno strumento di massa”, che non ha mai garantito il gettito atteso. Inoltre “discriminazioni costituzionalmente rilevanti, che tale particolare regime impositivo potrebbe provocare nei confronti delle restanti categorie di contribuenti che continueranno a essere assoggettate invece all’imposizione analitica”. A quanto si apprende il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe assicurato ai suoi collaboratori che si troveranno i soldi per il condono: “Non siamo in un momento normale, servono soldi e quindi faremo tutto, condono fiscale, edilizio, se serve anche una forma di patrimoniale”. E’ quanto riportato ieri da fonti di stampa.

Sulla stessa linea il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani. Anche secondo lui le risorse sono possibili, come assicurato in un’intervista al Corriere della Sera: “La legge si stabilità sarà approvata questa settimana e con questo chiuderemo quella fase, iniziata con la manovra di agosto, per il pareggio di bilancio”. Il Partito democratico reagisce duramente all’ipotesi condono. “Se il governo varerà l’ennesimo condono edilizio presenteremo un esposto alla magistratura chiedendo l’incriminazione per istigazione a delinquere e complicità in disastro ambientale di tutti i ministri che avranno condiviso questa scelta”. E’ quanto affermato dai senatori Ecodem del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. “Solo degli irresponsabili e dei politici ormai privi di ogni decenza etica – a loro avviso – possono immaginare di fare cassa legalizzando decine di migliaia di costruzioni abusive, spesso realizzate direttamente dalle ecomafie”.

E contro il condono si scaglia anche il Consiglio nazionale dei commercialisti, che lo definisce “misura iniqua e non risolutiva”. Lo dichiara il presidente, Claudio Siciliotti: “Una misura una tantum che non inciderebbe in modo concreto né sulla riduzione del debito pubblico né sul reperimento di risorse da destinare alla crescita – a suo avviso -. Inoltre, per come sono da sempre strutturati i cosiddetti ‘tombali’, chi meno ha dichiarato negli anni precedenti, meno paga anche di condono”. Per questo, conclude, “il condono è anche iniquo”. Si conferma contraria alla linea fiscale del governo la Cgil. “Basta con le false riforme ora bocciate anche dalla Corte dei Conti”, dice il segretario confederale, Danilo Barbi. “Un governo diviso – afferma -, che non ha nessuna idea di politica economica, ripesca il condono fiscale ed edilizio per recuperare le risorse che sono state precedentemente sottratte alla legge e alla giusta redistribuzione della ricchezza. Con il condono si premierebbe quindi chi è corresponsabile della crisi attuale”

“Bisogna quindi tassare beni ‘personali e reali’, evitando i tagli lineari alle agevolazioni che sarebbero recessivi e si concentrerebbero soprattutto su coloro che già pagano regolarmente le imposte e in particolare sui contribuenti che si collocano nelle classi di reddito meno elevate”. La Cgil ricorda quindi la sua ricetta contro la crisi: un’imposta ordinaria sulle grandi ricchezze analoga a quella francese, ovvero un’aliquota progressiva dallo 0,55% all’1,8% sulle attività reali, patrimoniali e finanziarie, al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti). L’imposta verrebbe pagata solo sulla quota che eccede 800mila euro.

“Vogliamo anche chiarire ancora una volta – conclude Danilo Barbi – che a subire un aumento del prelievo fiscale strutturale sarebbero solo i redditi ultraricchi (ovvero il 5% delle famiglie italiane). Tutti gli altri, ovvero il 95% degli italiani non sarebbero neppure sfiorati”. Il gettito potenziale, circa12 miliardi di euro, sarebbe subito a disposizione “per un grande piano di sviluppo” e di lavoro per i giovani.

Fonte Rassegna ( Sito Rassegna.it)

Il condono incassa un coro di no. La Corte dei Conti boccia ultima modifica: 2011-10-11T21:18:52+00:00 da Redazione



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