Casi e Sentenze

“Insultare l’amante del coniuge? Non sempre è reato”

Di:

Insultare l'amante del coniuge: "non sempre è reato" (st)

Roma – LA Cassazione in una sua recentissima sentenza (Cass. sent. n 13162/12) ha escluso sussistere una responsabilità per ingiuria o diffamazione nel caso di insulti rivolti all’amante del coniuge. Secondo gli Ermellini, in questi casi, opera , difatti, la causa di giustificazione della “provocazione” (art. 599 c.p.).

La provocazione si concretizza in uno stato d’ira determinato da un fatto ingiusto anche solo morale: in questo caso il tradimento del proprio coniuge! Perché si configuri tale causa di giustificazione, sono però necessari i seguenti requisiti:
1) l’immediatezza: l’offesa deve avvenire subito dopo la realizzazione del fatto ingiusto. Non basta che sia riferibile a un evento lontano nel tempo; 2) l’adeguatezza: l’offesa deve essere adeguata al fatto ingiusto.

La provocazione, che esclude quindi la punibilità, opera solo con riferimento ai reati contro l’onore e, in particolare, ai reati di ingiuria e di diffamazione (rispettivamente agli artt. 594 e
595 c.p). Per gli altri reati, invece, la provocazione si atteggia solo come circostanza attenuante, che quindi diminuisce l’entità della pena applicata.

(A cura dell’avv. Eugenio Gargiulo del foro di Foggia)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi