Editoriali

Alitalia fallimento in deroga

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(Ph: formiche.net)

I politici Italiani sembrano continuare a prendere per i fondelli il popolo sovrano. E’ davvero ipotizzabile che un’azienda con 1 miliardo e cento milioni di debiti possa salvarsi con una ricapitalizzazione di 75 milioni di euro? Al limite gli faranno un trattamento chemioterapico. Possiamo dire che potrebbe temporaneamente uscire dalla rianimazione. Con 75 milioni di euro neanche la benzina a Scaroni gli pagano.

E’ un’indecenza.

Ulteriore fallimento dopo quello della Cai, Compagnia Aerea Italiana, di Roberto Colaninno che nel 2008 con i 16 uomini d’oro doveva salvare la nostra compagnia di bandiera. Bad Company, licenziamenti, iniezione bipartisan di 300 milioni di euro di capitale pubblico, di tutto è stato fatto nel 2008 ed oggi siamo di nuovo al punto di partenza.

Fin quando le aziende saranno gestite dalla politica il fallimento sembra assicurato, se non è assicurato il fallimento di sicuro ci saranno soldi pubblici che dovranno risolvere il problema. Di certo i loro manager, i loro funzionari non saranno buttati fuori dall’azienda perché forse protetti dai partiti.

Al centro direzionale Alitalia di Via Della Magliana ed a Fiumicino presso la sede legale, su 10 dipendenti 8 dipendenti sono stati collocati da quali enti?

Persone che si sono rivelate di scarsa capacità manageriale. Tutti ipoteticamente con carta di credito aziendali co-branding American Express Alitalia, auto di lusso e con stipendi fuori da ogni norma.

Meritocrazia: un miraggio.

Sbattendo fuori a calci nel sedere, iniziando da Colaninno, uno che ha già contribuito a far fallire la Telecom e tutti coloro i quali non hanno né titolo, né merito oltre a provvedere ad inserire nello staff giovani manager intraprendenti e meritevoli, allora davvero si potrebbe dire che Alitalia – come tutte le aziende lottizzate Italiane – potrebbero ritornare a breve in bonis.

Non vogliamo proprio cambiare e quel che è peggio è che noi popolo incapace di fare analisi, continuando a credere all’informazione spazzatura di stato, pagata dalla politica, con i soldi degli italiani, ci illudiamo che tutto sia risolto o risolvibile grazie al nefando contributo dei partiti politici.

I partiti politici nazionali si stanno rivelando al contrario il Cancro di questa nazione.

(A cura di Antonello Scarlatella – antonello.scarlatella@email.it)



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Commenti

  • Nella prima mattinata di Venerdì 11, lasciavo questo commento sulla pagina FB di Stato: “Ennesimo attacco schizofrenico! Poste Italiane in soccorso al colabrodo Alitalia… FOLLIA ITALIANA!!! @lasettimanaeconomica”.

    Al rientro dopo una giornata molto intesa, trovo l’articolo dell’ottimo Antonello. Tutto ineccepibile!

    Mi limito ad un commento alle dichiarazioni dell’Amministratore Delegato di Poste, Massimo Sarmi:
    ” Per l’investimento di Poste in Alitalia non può essere utilizzata alcuna risorsa proveniente né da conti correnti postali né da Buoni e Libretti Postali” … “Le risorse finanziarie per l’investimento Alitalia saranno reperite esclusivamente dalla liquidità disponibile di Poste Italiane Spa, cioè dai ricavi delle attività industriali e di servizio del Gruppo, servizi postali, telefonia, servizi digitali” … “i risparmi raccolti presso la clientela di pertinenza del Bancoposta, il cui patrimonio è giuridicamente separato da quello di Poste Italiane SpA fin dal 2011, non rientrano nelle disponibilità del Bancoposta”.

    Questo tipo di affermazioni sono del tutto INSUFFICIENTI! Quale sarebbe la variabile economica o le linee strategiche che portano il gruppo Poste Italiane ad acquisire una partecipazione in una “bad company”, come giustamente definita da Antonello?

    Queste domande, ovviamente, non le ha poste nessuno all’AD Sarmi. Lascio a Voi la libertà di comprenderne il perché.

    (A cura del Dott. Leonardo Taronna
    Analista Economico e Finanziario
    leonardotaronna@hotmail.com)

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