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I ricorrenti sono tutti iscritti alla “Gente di mare” sia per il settore di macchina che di coperta

Certificazioni per iscritti a “Gente di mare”, bocciato ricorso privati

"L’Agenzia Marittima Europea, a seguito della valutazione effettuata nel 2016, al fine di evitare una nuova procedura di infrazione nonché l’immissione nella c.d. “Black List” dell’Organizzazione Marittima Mondiale, ha apportato ulteriori correttivi"


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Roma. “(..) Conseguentemente, il tentativo di sottrarsi alla integrazione delle competenze professionali è in palese contrasto con il contenuto dell’art. 13 della legge 12 maggio 2015, n.71 (..)”. Così i magistrati del Consiglio di Stato – Sezione Prima – esprimendosi – con recente sentenza – sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto da numerosi privati per l’annullamento del decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti n. 179 del 22 novembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, supplemento ordinario, n. 301 del 27 dicembre 2016, avente per oggetto il conseguimento delle certificazioni di competenza e certificazioni per iscritti alla gente di mare, e della lettera circolare prot. 27597 del 13 ottobre 2106.

I ricorrenti sono tutti iscritti alla “Gente di mare” sia per il settore di macchina che di coperta ed i relativi titoli professionali sono stati acquisiti ai sensi degli artt. 123 e seguenti del codice della navigazione, approvato con r. d. 30 marzo 1942, n. 327, e degli artt. 248 e seguenti del relativo regolamento di attuazione. Sono tutti in possesso, pertanto, del certificato attestante le competenze acquisite dopo il corso di abilitazione.

Nel 1978 è stata adottata dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) la convenzione sugli “standard di addestramento, certificazione e tenuta della guardia (STCW78)”, più volte emendata nel tempo e recepita dall’Italia con legge 21 novembre 1978, n. 739.

La Convenzione internazionale ha subito due importanti modifiche nel 1995 e nel 2010 (c.d. Manila amendaments 2010).

Gli ultimi emendamenti, entrati in vigore il primo gennaio 2017, hanno modificato la citata Convenzione in vari punti inserendo nuove forme di addestramento, rimodulandone altre nonché istituito innovative forme professionali.

In materia sono intervenute anche le Istituzioni comunitarie, da ultimo con la Direttiva n. 2012/35/CE del 21 dicembre 2012.
La disciplina interna previgente ha costituito oggetto anche di valutazione da parte della Commissione Europea per il tramite dell’Agenzia Marittima Europea (EMSA) nel novembre 2007 e, da ultimo, dal 26 maggio al 5 giugno 2015.

Con la valutazione del 2007 sono state rilevate notevoli discordanze tra normativa domestica e quella comunitaria cui ha fatto seguito l’apertura di una procedura di infrazione a carico dell’Italia chiusa soltanto dopo aver apportato i correttivi suggeriti alla normativa domestica.
Il legislatore nazionale, invero, ha recepito la normativa comunitaria con il D. lgs 12 maggio 2015, n. 71 e conseguente emanazione dei decreti Ministeriali:
– 1° marzo 2016, relativamente ai requisiti e alle procedure per il rinnovo dei certificati di competenza e dei certificati di addestramento;
– 25 luglio 2016, avente per oggetto la disciplina dei requisiti richiesti per conseguire i certificati di competenza e dei certificati di addestramento;
– 22 novembre 2016, per la disciplina dei programmi di esame per il conseguimento dei certificati di competenza e dei certificati di addestramento.
I richiamati provvedimenti sono stati notificati all’Organizzazione Mondiale Marittima ai sensi della regola 1/7 della citata convenzione STCW78.

Inoltre, l’Agenzia Marittima Europea, a seguito della valutazione effettuata nel 2016, al fine di evitare una nuova procedura di infrazione nonché l’immissione nella c.d. “Black List” dell’Organizzazione Marittima Mondiale, ha apportato ulteriori correttivi.

Tali innovazioni si sono rese necessarie poiché, qualora l’Italia fosse stata inserita in tale “Black List” per effetto del mancato riconoscimento degli standard di addestramento del personale marittimo nazionale, i lavoratori non avrebbero potuto essere imbarcati su navi che effettuano navigazioni internazionale né su navi battenti bandiera straniera.
Con il gravame, i ricorrenti impugnano i provvedimenti, deducendone la illegittimità, sollevando censure di illogicità, eccesso di potere e disparità di trattamento.
Il Ministero riferente ritiene il ricorso inammissibile e, comunque, infondato. (..)

Per i magistrati del Consiglio di Stato “La pretesa dei ricorrenti di essere già in possesso di tutti i requisiti fissati dagli organismi internazionali è, quindi, in palese contraddizione con quanto rilevato dall’EMSA”.
”Sono del tutto pretestuosi, pertanto, l’illogicità e l’eccesso di potere lamentati dagli istanti in materia di programmi di formazione laddove la normativa vigente fino al 2007, pur richiedendo periodi di navigazione più lunghi, è stata ritenuta inadeguata, circostanza, peraltro portata a conoscenza anche del Ministero dell’Istruzione.
L’attribuzione delle qualifiche solo a seguito della frequenza del “corso direttivo”, lungi dal determinare una lamentata sperequazioni tra ricorrenti, già in servizio, ed il personale di nuovo reclutamento, è finalizzata ad adeguare i programmi scolastici antecedenti al 2013 agli standard definiti da Organismi internazionali, tra cui la Commissione Europea, che si occupano della sicurezza in mare”.

Redazione StatoQuotidiano.it

Certificazioni per iscritti a “Gente di mare”, bocciato ricorso privati ultima modifica: 2017-10-11T09:39:29+00:00 da Redazione



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