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Minervini: “Stop caporalato. Si acquisti da chi aderisce a Equapulia”

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Bari – “STAMANI ho chiamato Diego Bianchi, in arte Zoro, per ringraziarlo del servizio andato in onda ieri sera all’interno di ‘Gazebo’ sul Ghetto di Rignano Garganico. L’ho ringraziato perché, se vogliamo portare a compimento il nostro progetto di chiusura del Ghetto e di sradicamento del lavoro nero nelle nostre campagne, si deve alzare l’asticella dell’intolleranza e dell’indignazione collettiva. Nella telefonata ho raccontato a Diego di ‘Capo Free-Ghetto off’, il progetto che su cui sto lavorando dalla primavera 2013 (cioè da quanto mi è stata affidata la delega all’immigrazione) alla cui base vi è la convinzione che lotta allo sfruttamento del lavoro e chiusura del Ghetto debbono camminare assieme.
Grazie a questo progetto abbiamo predisposto un bollino etico da rilasciare a quelle aziende che dimostrano di non ricorrere al lavoro nero nella raccolta del pomodoro. Abbiamo previsto dei contributi economici per quelle aziende che sceglievano in proprio lavoratori da liste di prenotazione, con l’idea di spezzare la mediazione del caporalato e, allo stesso tempo, abbiamo chiesto più ed efficaci controlli per sanzionare duramente chi ricorre al lavoro nero”.

“Abbiamo additato pubblicamente e senza paura le aziende che non volevano sottoscrivere il protocollo, dalla Princes all’Auchan”. “Abbiamo predisposto delle strutture d’accoglienza alternative al Ghetto per i mesi in cui questo è pieno, cioè durante la stagione della raccolta del pomodoro, con l’idea di dare un alloggio vero ai cosiddetti migranti stanziali, ovvero quella quota parte che rimane in Puglia non solo durante la stagione del raccolto”.

“Come ho detto in altre circostanze, potrebbero andare meglio. Il Ghetto è ancora lì. Lo è perché è stata una stagione disastrosa dal punto di vista della raccolta del pomodoro, con molte aziende che hanno preferito ricorrere ancora al lavoro nero piuttosto che accedere alle liste di prenotazione. E lo è perché tutto questo ha dato gioco facile ai caporali nel far credere ai migranti che sono sempre loro a detenere la possibilità di dare lavoro. Qualcuno continua a suggerirci: mandate le ruspe e la polizia, fate una bella prova di forza. Chiamate la stampa, fate dichiarazioni roboanti dicendo d’aver risolto il tutto. Inutile dire che sarebbe un’insopportabile menzogna. Questo è invece il momento di rilanciare con ancora maggiore determinazione e costanza. Perché il vero punto cruciale riguarda le aziende di produzione”.

“Occorre un lavoro di lunga lena per sostenere le aziende agricole a convincersi che la competizione si vince sulla qualità, anche etica, del prodotto e non sullo sfruttamento del lavoro. In tal senso la leva delle risorse della prossima programmazione 2014-20 è fondamentale: bisognerà utilizzarla per impegnare le aziende a consorziarsi, costruire la filiera del pomodoro e chiuderla definitivamente con lavoro nero e con il caporalato. Ma abbiamo bisogno dei cittadini, abbiamo bisogno dei pugliesi, di un’indignazione che si trasforma in un comportamento”.

“Che non si comprino più i prodotti delle aziende non aderiscono al protocollo ‘Equapulia‘ e che sui loro prodotti non ne riporteranno il bollino. In fondo non è molto diverso da quello che è avvenuto col contrabbando di sigarette: sembrava una battaglia impossibile, che si vinse grazie all’alleanza tra consumatori che smisero di comprarle e istituzioni che diedero vita ad azioni repressive. Anche oggi siamo chiamati non a sgomberare un campo, ma a intraprendere un processo di sviluppo che riguarda l’economia, la società, la legalità. Non sono in gioco i migranti soltanto ma tutti noi”.

E’ quanto riporta in una nota l’assessore regionale Guglielmo Minervini.

Redazione Stato@riproduzioneriservata



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