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"La violenza va sempre condannata, dentro e fuori lo stadio"

Chiosando su Foggia Catania

A cura di Nico Baratta

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Foggia. La violenza va sempre condannata, dentro e fuori lo stadio. E su questo spero tutti siamo d’accordo. Tuttavia pare evidente che se c’è violenza un motivo ci dev’essere, altrimenti qui saremmo tutti degli squilibrati. Quello che è accaduto a Foggia, il 6 novembre 2016, nel dopo partita tra Foggia e Catania è l’epilogo di un inizio non buono, meglio dire non gestito adeguatamente. Tutti abbiamo visto le immagini che, sia in tv, sia in rete, sono state mandate in onda. E tutte, purtroppo e comprese le mie, hanno immortalato a fine partita gli scontri tra la tifoseria locale e le Forze dell’Ordine. Azioni che non vorremmo mai vedere e mai rivivere giacché per una partita di calcio Foggia è stata letteralmente messa a ferro e fuoco.

Ma c’è un ma.

Credo che tutti sappiamo che gli screzi tra tifoserie sono cominciati prima che iniziasse la partita. A Foggia son giunti un centinaio di tifosi catanesi, scortati e tenuti lontani da quelli locali. Purtroppo una parte di loro, prima del match, è entrata in contatto con quella foggiana, causando schermaglie che seppur veniali hanno irritato i tifosi locali. (…) Non è ammissibile che un gruppetto di catanesi, tra l’altro custoditi da agenti preparati e in tenuta antisommossa, soggioghi l’intero sistema di vigilanza, sempre che lo abbia fatto. Non è ammissibile che le frange catanesi abbiano potuto “passeggiare” per più di 200 metri per entrare nella curva ospitante, la nord, entrando in contatto con le tifoseria locale.

Non è ammissibile che durante il contatto tra loro era ancora in corso l’ingresso degli spettatori foggiani con al seguito bambini, donne e anziani, insidiando la loro incolumità e quella di chi abitava nelle zone battute dai catanesi. Non è ammissibile che cento e poco più tifosi catanesi siano entrati sugli spalti corredati con bandiere e relative mazze, forse di plastica. (..)

Ricordo, ma lo sappiamo molto bene tutti, che l’ingresso allo stadio, come sta avvenendo dallo scorso campionato, è vincolato da un massiccio servizio d’ordine che perquisisce chiunque abbia accesso, senza far entrare neanche il tappo di una bottiglietta di plastica contenete acqua.

C’è un problema che quasi nessuno tra i miei colleghi ha evidenziato, o voluto farlo pubblicamente, bontà loro…mah…: la sicurezza di un servizio d’ordine che probabilmente ha una falla nel “protocollo sicurezza” e che in Foggia-Catania si è aperta più del solito. E lo dico col dovuto rispetto verso chi ci garantisce ogni giorno e tenta di farlo nel miglior modo possibile la nostra sicurezza. Lo evidenzio perché palesemente ha toppato domenica e ciò preoccupa tutti i foggiani, ascoltandoli in questi giorni.

Ora tocca agli inquirenti stabilire le responsabilità dei danni causati dagli scontri tra tifosi e FF.OO. Ma chi stabilirà quelle di chi era, è e sarà del prossimo servizio d’ordine?

Qui per il Foggia e i foggiani in ballo c’è molto di più di una promozione in serie B, c’è la sicurezza dei cittadini, dei loro cari, delle loro proprietà e di quelle pubbliche, che non sono altro le nostre. Voglio rispettosamente ricordare ai massimi vertici delle FF. OO. e al Prefetto, quella frangia di ultras catanesi fa parte di quella che, il 2 febbraio 2007, a Catania fuori lo stadio cagionò la morte dell’Ispettore Capo di Polizia Filippo Raciti. Ciò vorrà dir qualcosa. Perciò è meglio evitare le trasferte per certe frange violente che simili barbarie.

Ecco perché quel “ma” è talmente importante quanto dovutamente rivolto al sig. Questore di Foggia, al Comandante dei Carabinieri di Foggia e a quello della Guardia di Finanza, e soprattutto alla dott.ssa Maria Tirone Prefetto di Foggia, Stato in primis in terra di Capitanata. I tifosi sbagliano e vanno perseguiti, ma non devono diventare il capro espiatorio di qualcosa che è sfuggito al controllo di chi doveva garantire sicurezza.

Purtroppo per questa violenta “bravata” (..) ancora una volta potremmo avere le porte chiuse allo stadio e trasferte vietate. Una mazzata tra capo e collo a discapito di una squadra di calcio che cerca il dodicesimo uomo in campo, già dimezzato dalla discutibilissima e alquanto ridicola sanzione di un Daspo al patron Franco Sannella; ma li è la Lega Pro che ostacola la nostra ascesa.

La nota finale la riservo agli agenti della Polizia Municipale di Foggia che nelle loro competenze hanno saputo gestire ciò che gli è dovuto, rischiando più di tutti di essere vittime di entrambe, delle frange violenta dei tifosi, della superficialità di chi doveva evitare gli scontri prima dell’inizio della partita, conseguenza di quelli finali.

(A cura di Nico Baratta, Foggia 11.11.2016)



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