Stato prima
"Perderemo due anni"

Juncker vs Trump “Non conosce il mondo”

"Riguardo a Trump, credo di capire che lui pensi che il Belgio sia un villaggio da qualche parte nel nostro continente"

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(ANSA )”Con Trump perderemo due anni: il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce”: lo ha detto il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker rispondendo alle domande dei ragazzi alla Corte di Giustizia Ue a Lussemburgo. “Gli americani in generale non hanno attenzione verso l’Europa”, ha detto Juncker secondo quanto riporta il giornale lussemburghese Le Quotidien. “Riguardo a Trump, credo di capire che lui pensi che il Belgio sia un villaggio da qualche parte nel nostro continente… In breve, dovremo mostrargli e spiegare cos’è l’Europa”. (ANSA)



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Commenti


  • Redazione

    Fenomenologia del nuovo ordine mondiale.
    di Luigi Ruberto Club Liberal monti Dauni

    Dopo le elezioni americane che hanno visto Trump essere eletto nuovo Presidente USA, dovrebbe essere chiaro a tutti che la politica vecchio stampo è superata.
    Con la nascita dei nuovi mezzi di comunicazione multimediali, Fb, twitter, internet in senso lato, le dinamiche di comunicazione e di raccolta del consenso sono inevitabilmente mutate.
    Trump, dato per molti come un fenomeno mediatico, come una mera americanata, è riuscito a sfondare e raccogliere le paure degli americani, seppur in ordine di raccolta del consenso la Clinton sembra aver prevalso, il sistema elettorale dei grandi elettori assegnati per singolo stato ha visto prevalere Trump, se sarà un buon Presidente lo sapremo presto.
    Il dato invece su cui voglio soffermarmi è la rottura inevitabile con il vecchio modo di fare politica.
    Trump, rappresenta oltre che il sogno americano in cui è possibile divenire magnate di qualcosa, è anche l’emblema del navigare controcorrente può portare i suoi frutti.
    In un mondo sempre più globalizzato, in cui l’obbiettivo dei centri culturali di potere mondiale è fare perdere l’identità nazionale per acquisire una identità interstatuale, con la nascita del terrorismo internazionale, è rinata vigorosa la coscienza nazionalistica, un elemento importante da non sottovalutare. L’altro elemento che i Democratici hanno sottovalutato è stato il fenomeno familistico della Clinton, una personalità sicuramente valida ma da innumerevoli anni sulla scena internazionale, e dunque politicamente consumata, erosa, nota più per il suo cinismo nel resistere a determinati accadimenti personali che per le sue qualità politiche, è stata a mio giudizio la sua condanna, l’elemento sessista introdotto in piena campagna contro il Presidente eletto, non ha avuto l’effetto sperato, a dimostrazione che le dinamiche personali spesso non coincidono con il personaggio pubblico. Ma andiamo oltre, la elezione di Trump di fatti sconvolgerà le politiche estere mondiali, seppur apparentemente resterà tutto com’era, le ambasciate degli Stati avranno molto da fare nei prossimi anni.
    Cosa cambia per l’Europa? Forse sarà il primo passo per la vera creazione di una forza di intervento rapido europea, qual’ora ci fosse il disimpegno Americano dalla NATO, come ombrello protettivo sui paesi Europei, si tornerà credo ad una finanza meno speculativa e più vicina all’economia reale, insomma io credo che avremo molte e importanti sorprese. Così come nelle politiche estere degli Stati dovrà necessariamente prevalere che la Democrazia si esporta con l’esempio virtuoso dei paesi democratici e non con le armi visto che le armi hanno di fatto fallito, almeno nell’esportazione della Democrazia. I popoli devono essere nelle politiche internazionali rassicurati, e non spaventati, perché se il popolo si spaventa e inizia ad interessarsi delle politiche internazionali interstatuali può accadere quello che nessuno ha previsto, ed è accaduto. La fenomenologia del nuovo ordine mondiale dunque, passa non più dai partiti, non più dai grandi ideali, non più dalla caste familistiche ma a mio giudizio dalla rete e dalla credibilità che tramite la rete ci si riesce a costruire.
    Le oligarchie de potere, sono in crisi, perché gli elettori a livello internazionale non sono più prevedibili, proprio perché la rete li ha liberati, non essendoci più e solo la stampa e la tv di regime.
    Il dato infatti da evidenziare è che la Democrazia è sempre e comunque un rito che ha la sua parzialità, sia per l’affluenza al voto, sia per i sistemi elettorali per le regole che ne decidono le sorti, a suffragare il mio dire, c’è un fatto per Trump l’unico intervistato sulle dinamiche della campagna elettorale è stato un suo amico Italiano responsabile della sua campagna elettorale sul web, il mondo del web quindi sempre più è e sarà determinante per le sorti delle economie e delle politiche internazionali, almeno nel breve periodo, poi ci si potrà ricredere confrontandosi con la realtà ma forse sarà troppo tardi, coloro invece che detengono il potere devono sempre mettere in conto che chi parla alla pancia del popolo e del corpo elettorale ha sempre una marcia in più chi lo dimentica non può che subire la sconfitta temporale del periodo elettorale, seppur forse il tempo sarà dalla sua.


  • Redazione

    SturmTrump ringrazia Obama

    Provo a mettere un po’ d’ordine tra le varie interpretazioni e le valutazioni più disparate che ho letto in questi giorni sulla vittoria di Trump (imprevista solo per i media “mainstream”) alle elezioni presidenziali USA. A parte la scarsa credibilità etica e politica di una candidata sostenuta apertamente dall’establishment imperialista e guerrafondaio come Killary Clinton, questa ha perso soprattutto (a mio modesto avviso) a causa del clamoroso fallimento delle politiche sociali ed economiche perseguite dall’amministrazione Obama, la cui elezione suscitò enormi speranze tra gli strati sociali meno abbienti e maggiormente in difficoltà in seguito alla crisi economica. Invece, negli anni di amministrazione Obama le fasce della popolazione sprofondate al di sotto della soglia di povertà si sono addirittura estese, coinvolgendo quelli che un tempo erano considerati i ceti intermedi benestanti. Non a caso, ritengo che il voto più determinante per il successo presidenziale di SturmTrump sia probabilmente venuto dai ceti operai e piccolo-borghesi impoveriti dalla recessione e dalle politiche fallimentari dell’amministrazione Obama. A “decidere” le sorti degli USA e del mondo, “optando” per il fascio-populismo (il razzismo xenofobo, il sessismo, la misoginia e quant’altro Trump incarna agli occhi dei “radical-chic” scandalizzati) sono stati pezzi di proletariato e piccola borghesia statunitensi, che hanno visto deluse le speranze riposte in Barack Obama all’indomani della sua elezione nel 2008. Intendo dire che quanti negli USA stanno scendendo in piazza per manifestare la propria rabbia ed indignazione al grido di “Trump non è il mio presidente”, dov’erano prima? Perché non si sono mobilitati contro le politiche interne (ed internazionali) intraprese dall’amministrazione Obama? È vero che abbiamo assistito al sorgere del movimento degli Indignati contro Wall Street ed i responsabili della crisi. Ma tale movimento si è spento assai presto, non si è radicato in modo capillare tra le classi operaie e lavoratrici statunitensi per dare vita ad un’opinione pubblica progressista di sinistra, radicalmente alternativa o antagonista rispetto al sistema (establishment) dominante. Si è “consolato” con l’appoggio al candidato più schierato a sinistra, ovvero Bernie Sanders, con l’esito politico-elettorale a cui oggi abbiamo assistito.

    Lucio Garofalo


  • Redazione

    “Dopo la Brexit e Trump non è più tempo di avere paura. Oggi si parte per andare a vincere”.

    Inizia così l’articolo su La Repubblica di Mario Calabresi parlando della sfida lanciata da Matteo Salvini che si candida a leader della coalizione di centrodestra. Presenti sul palco alcuni esponenti nazionali come Giovanni Toti e Daniela Santanchè per Forza Italia (scatenando l’ira di Stefano Parisi), Roberto Maroni per la Lega Nord e la leader di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale Giorgia Meloni.
    Tanti i sindaci di area giunti nel capoluogo toscano e diversi i loro interventi sui contenuti. Dall’unità richiesta dal sindaco di Foggia Franco Landella in quota a Forza Italia risponde la voce del sindaco leghista di Padova Massimo Bitonci che accusa proprio due dei suoi consiglieri azzurri per aver fatto cadere la giunta del capoluogo veneto. Un botta e risposta dovuto, giusto per intenderci.
    Che dire ! Quando Landella invita all’unità, a noi vien un po’ da ridere considerando la situazione nel capoluogo Dauno e, non ti resta che trovarti d’accordo con Bitonci che pubblicamente sfida gli azzuri promettendo di riprendersi la fascia tricolore senza di loro.
    Se poi penso a ieri, quando Salvini invitava la piazza a recarsi presso lo stand dov’erano in vendita i libri sulla Flat Tax di Armando Siri, responsabile economico del Movimento NcS, e quando a Foggia il sindaco Landella si rifiutava lo scorso marzo di patrocinare l’incontro e disertarlo nonostante avesse ricevuto formale invito.
    Comunque, migliaia le presenze in piazza giunte da tutta Italia. La questura e la stampa presente parlano di 35/40 mila partecipanti, mentre, sempre per lo stesso quotidiano che pubblicava foto di repertorio alla manifestazione PD andata deserta in Piazza del Popolo, appena 12 mila, definendo camicie verdi venute dal sud, i frontisti del palco.
    E’ vero. Forte è stata la presenza dei leghisti arrivati da ogni parte del nord Italia, ma altrettanto forte e massiccia quella dei meridionali iscritti a Noi con Salvini di Puglia, Calabria, Basilica e Sicilia. Come altrettanto numerosa ed organizzata quella dei militanti di Fratelli d’Italia – AN del coordinamento regionale della Toscana felici per averci ospitato in casa loro. Terra notoriamente rossa e dimora del premier Matteo Renzi.
    E poi c’eravamo noi; quarant’uno tra uomini e donne del piccolissimo movimento per le Destre Unite partiti da Bari, dalla BAT e dalla provincia di Foggia, autotassandoci per raggiungere e manifestare nella splendida cornice di Piazza Santa Croce.
    Renzi ha perso. Renzi è ormai ed aggiungerei finalmente alla fine del suo mandato e ne è cosciente. Il NO vincerà ed il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ne dovrà prendere atto dice Salvini.
    Ma noi siamo pronti ? Questo l’interrogativo che ci poniamo quasi quotidianamente. Questo è quello che si chiede la base di partito o chi come noi, non ha legami di palazzo. La destra ed il centrodestra è pronto ? A volte ci viene il dubbio vedendo quanta divisione regna ancora nelle nostre fila.
    Matteo Salvini se davvero vuol essere il leader della coalizione, dovrà comportarsi da leader e guardare in faccia alla realtà. Dovrà trovare il coraggio di rompere i ponti con i cosiddetti moderati della prima e della seconda Repubblica – aggiungo – peggio della prima, che amano vivere nel limbo della politica per non definirla melma, e che guardano un po’ a destra ed un po’ a sinistra a seconda della convenienza.
    Infatti, non si lascia attendere più di tanto la nota stampa del coordinatore regionale degli azzurri Luigi Vitali, che a suo vedere, trova inopportuno e pregiudizievole il passo in avanti di Salvini.
    Ma come avvocato ! Parla proprio Lei dopo quanto prodotto alle ultime regionali in Puglia con la Poli-Bortone ? O le vogliamo ricordare il passo in avanti fatto dallo stesso Landella su Foggia al comune prima e alla provincia in seguito ? E di Giorgino da Andria ne vogliamo parlare ?
    Ecco. Noi con questi signori non vogliamo dialogare. Salvini lo farà ? E riecheggiano le parole di Bitonci.
    I populisti (gente del popolo) sono stanchi dei teatrini della politica e nel vedere il nostro paese sempre più ostaggio di una Europa delle banche. Stanchi di accordi di convenienza come nel caso locale di San Severo dove, ad insaputa del leader del carroccio, il Movimento NcS si apre ad un laboratorio politico con UDC e gruppi della vecchia democrazia cristiana tradendo l’iniziativa partita proprio dal movimento per le Destre Unite e che ci vedeva meglio e coerentemente con Fratelli d’Italia –AN, Conservatori e Riformisti e quegli azzurri di Forza Italia che vogliono definitivamente staccare il cordone ombelicale da Silvio Berlusconi. E riecheggiano nuovamente le parole di Bitonci.
    Potrà mai Salvini attuare la proposta di Armando Siri della Flat Tax senza uscire prima dall’euro tornando alla sovranità monetaria ? Toti, Santanchè e Landella presenti ieri, cosa ne pensano ?
    Lasciamo perdere la questione migranti se pur seria; la questione è ben altra e da tutt’altra parte. Non parliamone come ha fatto il sindaco di Foggia dal palco, ma analizziamola come ben spiegato dalla Meloni.
    Ieri ci è sembrato di ascoltare un Salvini più deciso del solito. Sarà ? Noi ci speriamo. Anche perché tirando in ballo in più di un’occasione il neo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump dovrebbe averci insegnato qualcosa. Si può vincere anche se si è soli contro tutti, ma non contro il popolo.
    Il feeling con Giorgia Meloni c’è, ma questo si sapeva e si vedeva già da tempo. Una Giorgia Meloni che ha infiammato la piazza come sempre e piacevolmente incontriamo tra la folla Gianni Alemanno, ed è stato bello vedere anche lui.
    Unica nota stonata, l’assenza dei Conservatori e Riformisti di Fitto. Eppure salvini aveva invitato tutti i sostenitori del NO, compreso gli attivisti e rappresentanti del Movimento 5 Stelle.
    Perché solo una destra unita potrà ridare speranze a questa Italia ormai stuprata e venduta come una schiava ai padroni della finanza mondiale.

    Riscattiamo e liberiamo l’Italia

    Il Coordinatore Provinciale del Movimento per le Destre Unite
    Gianluca STORELLI

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