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“Motta, non c’è razzismo se non c’è piano per integrazione”

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Foggia. ”Non chiamiamoli razzisti se “rifiutano di ospitare” richiedenti asilo sul loro Comune perché deportare sui territori persone che fuggono da guerre e dittatori senza uno straccio di piano d’integrazione con le comunità locali è solo prevaricazione da parte dell’autorità nazionale.

Non si può invocare l’autonomia dei territori e la sovranità popolare solo quando si tratta di opporsi alle grandi opere, quelle che muovono milioni di euro a favore dei grandi gruppi industriali (TAV, TAP, depositi di GPL, Trivelle) per poi invocare “l’interesse umanitario” quando si tratta di deportare gruppi di persone in piccole comunità. Se un principio è valido e giusto lo si deve applicare sempre e comunque.

Il no alla Prefettura degli abitanti di Motta Montecorvino è il no a un non piano, a un modus operandi, che non ha nulla da proporre se non una buona rendita per i proprietari di “strutture alberghiere” con piccole ricadute occupazionale per il paese. Un modus operandi che ha il solo scopo di distribuire uniformemente sul territorio gruppi di richiedenti asilo che creano imbarazzo al governo nazionale per i tempi burocratici troppo lunghi tempi, a volte anni, per il riconoscimento dello status di “profugo”. Bene ha fatto la Prefettura a rinunciare al progetto di “sistemazione” dei richiedenti asilo a Motta Montecorvino ma questa scelta mette a nudo tutte le carenze del piano governativo.

Non si può tenere in sospeso la vita di centinaia di persone che fuggono da guerre e persecuzioni posteggiandole in strutture sparse sul territorio a “far nulla”, in attesa di un colloquio da cui dipenderà il loro destino. Se sono “richiedenti asilo” hanno tutti i diritti di accedere a percorsi d’integrazione che prevedano un accompagnamento alla conoscenza della nostra lingua e/o della lingua del paese dove vorrebbero andare a vivere in attesa di poter fare ritorno alle loro case, a momenti di conoscenza e approfondimento delle leggi italiane e di quelle europee e degli “usi e costumi” che ne sono alla base. Non è giusto deportare persone in comunità piccole o grandi senza offrire a tutti i mezzi per conoscersi e dialogare, senza prevedere momenti d’integrazione dei richiedenti asilo con le comunità locali che non sia la mera “offerta dei servizi essenziali”.

Preoccupa l’incapacità del governo, di cui la Prefettura è il rappresentante locale, di saper dialogare con le comunità locali e questa incapacità non è altro che un anticipo su come saranno i rapporti tra “autonomie locali” e governo nazionale se passerà il Referendum Costituzionale. Eppure queste persone che fuggono da guerre e persecuzioni sono un “capitale umano” che non dobbiamo farci sfuggire perché dietro alle facce di quelle persone ci sono storie di sofferenza accompagnate a professionalità di cui il nostro territorio ha estremo bisogno.

Quanti progetti utili per le piccole comunità locali si potrebbero avviare proponendo progetti, su base volontaria e senza alcun compenso, valorizzando le professionalità dei richiedenti asilo? Medici, ingegneri e altre figure professionali possono apportare molti benefici ai piccoli comuni invogliandoli anche a restare sul territorio una volta riconosciuto il loro status di rifugiati.

Il no degli abitanti di Motta Montecorvino è una buona occasione per fare capire a tutti che sul nostro territorio abbiamo varie tipologie di migranti, che ci sono i “richiedenti asilo” protetti dalle convenzioni internazionali e hanno tutti i sacrosanti diritti al sostegno e alla tutela, che ci sono migranti in regola con i permessi di soggiorno in continuo peregrinare per la penisola alla ricerca di un lavoro per sostenere loro e le loro famiglie. Il CARA di Borgo Mezzanone è l’esempio di come non si sia stati capaci di tener separate le due realtà, di come non si è saputo garantire una vita decente a chi ne ha tutti i diritti. L’esistenza di una moltitudine di altri ghetti per migranti in provincia è la dura testimonianza dell’assenza di politiche di ospitalità e di collocamento utili all’economia legale e alla capacità di crescita del nostro territorio.

Non si può, non si deve, tenere separata la questione “richiedenti asilo” dalla questione “ghetti” dopo anni e anni di “sfortunata confusione”. Va ridata la dignità a tutti i migranti, richiedenti asilo e con permesso di soggiorno che siano, come va data la possibilità di regolarizzare la posizione di chi ha perso il diritto al permesso di soggiorno.

Chiudere e smantellare i ghetti prevedendo l’allestimento di aree d’ospitalità degne per chi viene a lavorare nelle nostre campagne, smantellare i CARA segno di un modo sbagliato di accogliere i richiedenti asilo coinvolgendo le popolazioni locali per la loro accoglienza, lotta senza quartiere alle bande criminali che taglieggiano tutti i migranti perché spesso dietro ai migranti ci sono ancora i debiti contratti con le bande criminali che li hanno traghettati sino a noi e la cronaca nera spesso ce lo ricorda.

La Regione Puglia ha approntato un piano per la chiusura dei ghetti. Piccole comunità locali hanno dato la loro disponibilità di massima ad accogliere lavoratori stagionali con la speranza che si fermino a lungo per rivitalizzare territori spopolati dall’emigrazione. Il Governo ha firmato un patto per la lotta al caporalato ma sono ancora inutilizzati i fondi del PON Legalità e questo fa il paio con i non piani per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Gli ingredienti per affrontare e risolvere i problemi derivanti dai migranti, per farli diventare opportunità di crescita ci sono perché non mancano i soldi, perché ci sono disponibilità da comunità locali, perché ci sono i piani regionali. Quel che manca solo la capacità di dialogo del Governo e la sua volontà di “costruire insieme”.

Foggia 11 novembre 2016
Vincenzo Rizzi Consigliere Comunale A.L.
Marcello Sciagura Consigliere Comunale IdV
Giorgio Cislaghi per Alternativa Libera Foggia



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