Editoriali

“Nessun’area del Paese può considerarsi esente da contaminazione ambientale”

Di:

Bari. ”Siamo arrivati al punto che in ogni comune Italiano esiste un’emergenza di contaminazione Idrica.

Di questo ne abbiamo parlato ampiamente negli anni passati. Nessuna Area su tutto territorio italiano può considerarsi esente da contaminazione ambientale globale. Ma tornano a noi, chi ricorda uno dei miei primi articoli pubblicati sul giornale informativo on-line International Web Post “L’inquinamento dell’ambiente e delle nostre acque a discapito della nostra salute” dove denunciavo l’inquinamento del nostro territorio, nello specifico facevo riferimento all’area meridionale del nostro bel paese.

In data 2008 dietro denuncia del Ten. Giuseppe Di Bello scattano i primi controlli e le prime denuncie sulle principali sorgenti di rifornimento idrico meridionale i canali, Madonna della Sanità, Sele, Calore Irpino, Pollentina e Prete, Invaso artificiale, di Occhito (Agro), Pertusillo. Dopo verifiche ed accertamenti Viene depositata la prima una querela con riferimento alla documentazione Delle Associazioni ambientaliste EHPA(Associazione per la tutela dell’Ambiente e della Salute Basilicata), e appoggiata dall’Associazione OIPA Costituito dal nucleo di guardie Eco-zoofile.

Pochi sono a conoscenza che l’invaso del Pertusillo e uno dei principali fornitori di acqua “potabile”(?) nella Regione Puglia ( circa il 65%) la restante distribuzione rifornisce la Basilicata. Dai prelievi effettuati in questi invasi e poi esaminati dal Chimico dr. Guglielmo Grazia dei(iscritto all’Albo dell’Ordine dei Chimici di Brindisi), si è riscontrata una contaminazione Batterica, virale, chimica e composti semi solidi e solidi, che superavano di molto i valori consentiti dalla legge.

La pressione da parte del Tenente Giuseppe di Bello, e poi di seguito dietro mia denuncia presso la stazione dei Carabinieri di residenza presentata nel 2011, abbiamo fatto in modo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento idrico, con conseguenza di contaminazione della catena alimentare agricola .

Sempre nel 2011, effettuando controlli privati sull’acqua nell’aria Sud-est di Bari (Casamassima, Noicattaro, Cassano Murge, Rutigliano) constatavo personalmente in alcuni punti delle lame presenza di cattivo odore in altre forte odore di cloro, in alcuni filtri per osmosi oppure filtri posti all’imboccatura dei rubinetti in case di private, presenza di solidi nei filtri (polvere bianca, solidi, odore di cloro e acqua corrente leggermente opaca.

Dopo aver tempestivamente contattato ed avvisato il Ten. Giuseppe Di Bello feci regolare segnalazione verbale al comune di residenza, ovviamente ( visti gli ultimi esiti nel 2016), si capisce che non fu presa in considerazione la mia segnalazione a riguardo. Negli anni che seguirono, in maniera sporadica, ma con cadenza fissa, si verificarono casi di enteriti, di cui molti (soprattutto nel periodo estivo ) passati come influenza stagionale (?) ,presenza di Staphylococcus e Giarda confermati da visite mediche specialistiche.

Molti non sono al corrente che il nostre acquedotto, filtraggio acque ( mai messi in funzione) sono soggetti a sversamento delle acque scure e chiare ad ogni minimo problema come riporta sul sito http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/486006/Fogna-bianca–nessun-Comune-pugliese.html

Caso eclatante, ma non isolato. Perché nessun Comune pugliese è completamente a norma per quello che riguarda il trattamento delle acque piovane. E le reti di fogna bianca, quando esistono, risolvono il problema in due modi: o scaricano nel depuratore (intasandolo, come fa Bari), o buttano tutto in campagna o nelle lame. Il problema è che prima di buttarle via, le acque meteoriche andrebbero trattate. la pioggia trascina con sé tutto quello che trova. Se quell’acqua finisce nella fogna nera (come accade a Bari, ma anche a Barletta, a Brindisi, ad Andria, a Taranto), i depuratori vengono «affogati» e gli scarichi si aprono: dunque finisce tutto in mare, senza trattamento. Ma anche nel caso in cui esiste la rete separata, nessun Comune pugliese ha realizzato impianti di trattamento (le vasche di decantazione). E così le acque vengono disperse nell’ambiente senza né controlli né depurazione. a Regione ha sottoscritto l’accordo quadro sulle reti idriche, che prevede 32 progetti per 89 milioni di euro. Ma per far fronte a tutte le richieste pervenute dai Comuni, servirebbero non meno di 6-700 milioni. Le acque di dilavamento contengono inquinanti pericolosi, dai materiali ferrosi ai solidi sospesi, dal piombo agli idrocarburi, dai residui di asfalto alle particelle prodotte dagli scarichi delle auto.

Il problema è che i Comuni sul punto dovrebbero multare se stessi. Se le aziende (che sono sottoposte agli stessi vincoli di legge) non dotano i propri stabilimenti di un impianto di trattamento delle acque meteoriche a norma, rischiano sanzioni pesantissime. Invece sulle reti comunali i controlli, in pratica, non esistono: non c’è analisi degli scarichi, a volte non si sa nemmeno dove avviene materialmente lo scarico. L’emergenza primaria è data dal fatto che la carenza delle reti di fogna bianca manda in crisi anche i depuratori.“

E non solo, spesso e capitato che alcune volte il rifornimento avveniva da pozzi artesiani (Certificati?) dall’AQP( Acquedotto Pugliese). Il giorno 05-06 Maggio 2016 , si presentano presso l’ospedale di Triggiano molti casi di persone con sintomi di malessere. Dopo visite specialistiche si confermava la contaminazione idrica, e con prontezza(?) scatta l’emergenza acqua con il divieto assoluto di consumo per uso potabile su tutto il territorio di Casamassima ( e qui ci sarebbe molto da discutere).

Il comune e gli enti preposti si mobilitano per distribuire l’acqua con autobotti, in sacche di plastica e in bottiglie di plastica( altro punto da tenere in considerazione). Dopo aver effettuato immediati prelievi ed esami, gli esiti confermarono la contaminazione idrica.

Con ordinanza nr. 25 del 21 Maggio 2016 viene revocato il divieto del consumo di acqua pubblica con avviso affisso per il paese e le modalità “corrette” per la disinfezione e sanificazione delle riserve presenti nelle autoclavi private.

Ovviamente questo venne anche pubblicato sulla Gazzetta Del Mezzogiorno.

Non convinto dell’ordinanza del Sindaco, effettuo prelievi personalmente presso la mia abitazione e la fontana di metallo presente sul corso principale del paese, nel tanto invio i referti dell’ARPA\ ASL al Tenente Giuseppe Di Bello, dove mi viene confermato l’errato modo di valutazione dell’inquinamento idrico, dichiarando che “le analisi sono incomplete, mancano molti elementi per la verifica della portabilità, e che il dlgs 31/2001 prevede oltre 57 elementi da ricercare”. Da questo sorge il dubbio di una presenza non solo di componenti solidi ma probabile presenza di parassiti e trialometani.

Nello stesso tempo portai a conoscenza il comune dei reperti qui presenti .

Nei giorni successivi si sono rincorse notizie contrastanti, notizie che non hanno fatto altro che confondere maggiormente tutta la popolazione ( e non solo ), pur restando convinto che attualmente l’acqua pubblica NON è idonea per uso potabile .

Adesso la domanda , sorge spontanea, siamo veramente al sicuro adesso ? dove vive la Verità? normalmente si dice che la verità si trova sempre nel mezzo, in questo caso, nel mezzo di cosa? .

(A cura del dr. Renato Ventura, Bioterapeuta Iridologo Ottico, Responsabile e referente EHPA per la Puglia)



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