Cinema

1921 – Il mistero di Rockford – N. Murphy, 2011

Di:

Nick Murphy

Nick Murphy (fonte img: mymovies.it)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: The Awakening
Nazione: Regno Unito
Genere: thriller, horror, fantastico

IN punta di piedi, tra buonismi natalizi e spazzatura da botteghino, giunge in sala l’opera prima per la grande distribuzione di Nick Murphy, di estrazione televisiva, che, con grande audacia, per il suo esordio sceglie un genere fuori moda e di difficile gestione. Molto diffuso nell’epoca d’oro del cinema horror americano (dai ’40 ai ’60) e di quello italiano (Mario Bava), il gotico tenta timido e saltuario la sua rinascita da quasi un ventennio presso un pubblico sazio e resistente a paure di sorta, con risultati quasi sempre altalenanti se non deludenti, lasciando traccia indelebile solo in rarissime opere raffinate e calibrate come The Others di Amenábar. Il mistero di Rockford segue la linea del miglior filone moderno del genere, evidente sia per le intenzioni che per l’onestà di proposizione, la fattura artigianale e l’assenza quasi totale di ruffianerie utili a mediare qualità con successo presso la larga utenza.
Si narrano le vicende di un’investigatrice di fenomeni paranormali, Florence Cathcart, agli inizi del secolo scorso, abile nello sventare messinscene di ciarlatani ruba-soldi. I suoi pregiudizi verso il mondo dell’occulto saranno messi alla prova dal caso della morte di un ragazzo in una scuola.

Il mistero di Rockford - Locandina

Il mistero di Rockford - Locandina

L’incipit del lavoro di Murphy è da manuale, pulito, garbato, elegante, ben recitato, dalla fotografia sporca, quasi d’antan. Ci proietta immediatamente in un altro tempo, non solo quello dei fatti narrati ma l’altro, quello del fantastico americano su celluloide degli anni 50, tra ragnatele e fantasmi. I tempi sono giusti, il ritmo accattivante e l’impressione immediata è di trovarsi di fronte all’opera di un appassionato formatosi col genere che omaggia. Superata la fase iniziale si entra in quella più dettagliata, nel corpo del film, l’indagine sul caso dello studente ucciso, dove naturalmente è richiesto orchestrare molte sequenze in sceneggiatura e non più poche battute. Qui il film regge dignitosamente, ma accusa qualche battuta d’arresto, non sempre travolgente nonostante la carne messa a fuoco. Oltre la brava protagonista, gli attori di contorno non sono sempre all’altezza e le definizioni spesso troppo standard o non abbastanza definite e caratterizzate da farli uscire da copioni già visti. I colpi di scena seguono il manuale del gotico classico e si lasciano amare più per nostalgia verso i vecchi lavori d’ispirazione che per efficacia. Non mancano momenti di interessante tensione e trovate affascinanti, sulla scia delle migliori di Twilight Zone ([…]1), ma non sono sufficienti ad elevare questo amabile prodotto in qualcosa di memorabile, d’incantevole, che vada oltre il gusto della memoria: alcuni eventi sembrano incollati e non ben integrati ([…]2) e altri solo la copia sbiadita di centri di maestri del passato. La soluzione del film intriga, è deliziosa, ma non sorprende, confermando il debito e la passione del regista verso certo cinema ma senza la mano sicura del professionista.
Come tentativo, Il mistero di Rockford va lodato e ammirato, così come prova d’esordio, salvabile ben oltre la fattura giacché rispettoso di un pubblico minoritario che si reca in sala disperato alla ricerca di vero cinema; tuttavia non sfonda lo schermo e non entra nella cineteca che non sia quella dell’irriducibile appassionato.

In attesa da anni di assistere alla nascita di un portatore sano e incallito del genere gotico, ci si illude, senza troppe aspettative, che sia finalmente giunto il momento. E di rivedere Nick Murphy all’opera, covinti che la strada sia quella giusta.

Valutazione: 6.5/10
Spoiler: 10/10

In Stato d’osservazione

The Artist, M. Hazanavicius (2011) – Cannes 2011, Premio miglior interpretazione maschile * 9dic
Le Idi di Marzo, G. Clooney (2011) – Venezia 2011 * 16dic


[…]1 l’osservazione degli eventi in corso ricostruiti in un modellino della scuola
[…]2 l’autolesionismo del coprotagonista

1921 – Il mistero di Rockford – N. Murphy, 2011 ultima modifica: 2011-12-11T15:09:22+00:00 da Alessandro Cellamare



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