Cultura

Storia di Karel – A.Pennacchi, 2013

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Antonio Pennacchi (fonte image: sanremonews.it)

Antonio Pennacchi (fonte image: sanremonews.it)

Bologna/Manfredonia – IN un articolo apparso sul Corriere della Sera dello scorso 3 gennaio lo scrittore Tullio Avoledo si chiede se la fantascienza azzecchi le previsioni oppure condizioni il lavoro dell’industria. Alcune profezie di Isaac Asimov, per esempio, si sono realizzate: l’università on line, gli elettrodomestici robot e la casa domotica. Gli esempi però non finiscono qui, anche altri scrittori di fantascienza fecero straordinarie previsioni, tra cui Jules Verne, Hugo Gernsback, Arthur C. Clarke. Antonio Pennacchi, nel suo ultimo romanzo, s’è cimentato con questo genere letterario, purtroppo con risultati molto deludenti. Gli appassionati di fantascienza non leggano “Storia di Karel”: non troverebbero nulla di loro interesse.

STORIA DI KAREL. In un futuro molto lontano, ai confini della galassia, c’è un pianeta abbandonato dalla Federazione e dai suoi abitanti, ad eccezione di uno sparuto e disomogeneo gruppo di coloni che ha deciso di rimanervi. Questi vivono in un piccolo centro confinante a sud con le foreste e a nord col deserto, oltre il quale c’è il mare. La vita nella Colonia scorre tranquilla, in un isolamento pressoché totale interrotto di tanto in tanto dall’arrivo di un circo. Il personaggio più autorevole è il Giudice, al quale si demandano tutte le decisioni importanti. Un giorno un evento inatteso mette in moto l’inarrestabile macchina del progresso e per la Colonia le cose non saranno più come prima.

ANALISI. Lo sguardo di Antonio Pennacchi sul futuro lascia perplessi: totalmente privo di spirito visionario, il futuro è un passato remoto che si ripropone a distanza di anni sempre nelle medesime modalità, l’eterno ritorno di vizi (soprattutto) e qualche virtù umane. Lo sguardo sul futuro diviene così riflessione sul passato che ha prodotto un infelice presente (il nostro). Un futuro composto da anacronismi dove esistono i viaggi interstellari ma il bucato si lava a mano senza detersivi, dove l’unico progresso possibile è reinventare il già inventato e superato, dove le cose hanno nomi identici a quelli già esistenti, quindi non si può parlare nemmeno di metafore. L’omaggio agli scrittori di fantascienza, annunciato in copertina, dov’è? L’unico vero omaggio è quello a Mark Twain. Il romanzo non comincia mai veramente, si piega e ripiega più volte su sé stesso come un origami letterario dal quale scaturiscono cose assurde più vicine alla parodia (anche demenziale) che alla satira, qualche volta si sorride, molte volte no. Per esempio: non si spendono 18,50 euro per comprare un romanzo nel quale l’autore per ben 7 volte (7!) ribadisce in vari modi la sua antijuventinità: e chi se ne frega, verrebbe da dirgli, se fosse possibile: ma che senso ha parlare di beghe da bar sport (addirittura il famoso gol di Turone…) in un contesto nel quale un discorso del genere c’azzecca come i cavoli a merenda? Dal bar sport si passa, senza soluzione di continuità, a una raffica di colte citazioni in latino e greco, che di avveniristico hanno talmente poco da sembrare veramente, queste sì, fantascientifiche. E vogliamo parlare del cane nero a sei zampe che sputa fiamme e si chiama Agip?

O di un certo Mark Yonne, dei muli che citano Aristotele, dei liquori e premi Strega, del Giudice che fa le veci (anzi l’imitazione) del Papa e tutte le altre trovate di questo tenore, che nemmeno in uno spettacolo di cabaret televisivo? “Storia di Karel” è un romanzo brutto. Il protagonista Karel (perché sia protagonista lo si capisce solo alla fine) dopo un rapporto sessuale a pagamento con una trapezista del circo annota, di volta in volta, “30 crediti spesi bene” oppure “30 crediti spesi male”, a seconda della soddisfazione ricevuta. Ecco, alla stregua di Karel, e pensando a quanto costa il libro, vien da dire: 18,50 euro spesi male.

L’AUTORE. Antonio Pennacchi è nato a Latina, dove vive, nel 1950. Operaio in fabbrica a turni di notte fino a cinquant’anni, ha pubblicato: Il fasciocomunista, Shaw 150 – Storie di fabbrica e dintorni, Fascio e martello, Viaggio per le città del Duce, Le iene del Circeo. Con il romanzo Canale Mussolini ha vinto il Premio Strega 2010. Collabora a Limes e ha moglie, due figli e due nipoti femmine.

Il giudizio di Carmine
Antonio Pennacchi
STORIA DI KAREL
2013, Bompiani
Valutazione: 1/5

(A cura di Carmine Totaro – Redazione Stato@riproduzioneriservata)



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