Cinema

Hugo Cabret – M. Scorsese, 2011


Di:

Martin Scorsese

Martin Scorsese (fonte: losangelesstereo.net)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Hugo
Nazione: Stati Uniti
Genere: fantasy

A distanza di un paio di mesi dalla inizialmente prevista data di uscita (dicembre) e in prossimità della Première di Los Angeles, giunge nelle sale italiane solo una settimana fa il mastodontico acchiappa-nomination Hugo Cabret, nuova e inattesa incursione di Scorsese nel mondo fantasy in tecnologia 3D.
Si narra la storia del giovane Hugo Cabret, orfano di padre, che, nascosto tra le mura di una stazione, oltre a tenerne segretamente solitario la manutenzione del grande orologio, conduce una ricerca affannosa per rianimare un misterioso robot lasciatogli dal genitore.

Nel 2011, medesimo periodo, ci si compiaceva con una certa sorpresa e soddisfazione dei titoli in gara per gli Academy Awards, e ancor più, a festival concluso, delle molte assegnazioni ben poco accomodanti rispetto alle attese più commerciali. All’apparenza un alone d’essai aveva lambito Los Angeles, probabilmente aiutata la kermesse dalla casuale contemporaneità di molte opere davvero valide.
2012 e spiazzano ancora le ben dieci candidature per The Artist (scheda), titolo snobbato dalla distribuzione con sole poche copie in circolazione e dalla caratura pregiata, sofisticata, originale, marcatamente orientato verso un pubblico più attento, da club cinefilo-integralista. Ritorna così la memoria all’anno precedente e il felice sospetto di rinnovato e ritrovato amore della più famosa première per pellicole che vadano oltre il consenso di larga utenza, accorciando ulteriormente i margini qualitativi fra sé e le due prestigiose rassegne di Venezia e Cannes. Conferma di questa filosofia appaiono anche le inattese tre candidature per la già Palma d’Oro The Tree of Life (scheda) per le categorie film, regia e fotografia.

Hugo Cabret - Character Poster

Hugo Cabret - Character Poster

Non spiazzano, invece, le undici nomination per Hugo.
Non spiazzano prima di vedere il film, già ben dipinto, tra trailer e rumors, nei suoi tratti rasserenanti, immaginifici, adatti a ogni palato e accompagnati da una prestigiosissima firma.
Non spiazzano dopo la visione, atterriti dall’idea che possa vincerne anche solo una.

Hugo Cabret non è molto altro che una confezione, una lustratissima e patinata confezione proposta in tre dimensioni, che luccica e abbaglia per due ore senza farci vedere quasi mai nulla.
Luccica ma non affascina, non cattura, non riempie lo sguardo di fantastiche emozioni anche solo visive, non dona brividi immaginifici se non labilmente nel finale, e risulta in un incartamento di quelli da vetrina natalizia, da sottofondo festivo mentre si fa altro di più interessante. Spiace constatare che il principale difetto di questa sfortunata (per chi vi scrive) pellicola del tanto amato (sempre per chi vi scrive) Scorsese non si esaurisca neanche tutto nella forma estetica, che risulta trascurabile e priva di novità ma dotata di un comparto tecnico senza dubbio di gran livello. Ciò che, infatti, lascia ancor più sbigottiti, soprattutto nel rammentare la firma di quest’opera e i meriti della sua filmografia, è l’incredibile piattezza di tutti i personaggi, vuoti e sterili, poco più vividi del robot che Hugo cerca di animare, pupazzi che sembrano non interessare al regista più della carta brillante con cui ha avvolto il suo lavoro. Non si salva neanche il personaggio di Ben Kingsley, ben interpretato ma fiacco per struttura, appena vitalizzato in un finale cinefilo ma poco convincente.

Hugo Cabret - Character Poster

Hugo Cabret - Character Poster

Non si riesce a dare merito neanche a soggetto e sceneggiatura, apparendo Scorsese nel maneggiarli un saltellante pesce fuor d’acqua. Il primo non è colpevole per semplicità – neanche premiabile, però! -, ma la sua essenzialità e scarsa potenza avrebbero richiesto uno sviluppo più intrigante, ricco di dettagli, di disegni caratteriali, di situazioni, di psicologie. Tutto è invece irrimediabilmente e inutilmente lento e soporifero con dilatazioni mai coperte da dialoghi importanti, pensieri, immagini memorabili o solo un’idea di cinema.
Il film di Scorsese vive del soggetto e di linee rette che uniscono i cardini, conducendo mediocremente lo spettatore da uno all’altro senza entusiasmo ma solo con pretesti meccanici di trama, con vicende già viste e sentite, qualche abbozzo di sentimento e tante inquadrature colorate. Le più visionarie sono gradevoli ma mal sfruttate, addirittura mal dipinte, sembrando incastrarsi come l’unico vero motore del film, l’unica sentita necessità del regista, figlio artistico dei pionieri del cinema che adora e cerca di omaggiare.
Ad Hugo Cabret resta il solo merito di non essere ruffiano e di mostrarsi come l’onesto e infelice tentativo di un grande regista. Ma ciò consola poco, assolve soltanto.

Delle undici nomination, almeno le principali sanciscono non più il merito per Hugo ma il demerito per la Première di Los Angeles.
Il 26 Febbraio sapremo di quante, di queste macchie, la kermesse dovrà sporcarsi.

LE CANDIDATURE – miglior film, miglior regia (Martin Scorsese), miglior sceneggiatura non originale (John Logan), migliore fotografia (Robert Richardson), miglior montaggio (Thelma Schoonmaker), migliore scenografia (Dante Ferretti e Francesca Loschiavo), migliori costumi (Sandy Powell), migliori effetti speciali (Rob Legato, Joss Williams, Ben Grossman e Alex Henning), migliore colonna sonora (Howard Shore), miglior sonoro (Tom Fleischman e John Midgley), miglior montaggio sonoro (Philip Stockton e Eugene Gearty)

Valutazione: 5/10
Spoiler: 2/10

AltreVisioni

Mr. Klein, J. Losey (1976) – inquietante storia kafkiana di raffinata fattura. Polanskiano * 8

In Stato d’osservazione

Paradiso amaro, A. Payne (2011) – Oscar 2012 * 17feb
War Horse, S. Spielberg (2011) – Oscar 2012* 17feb

Hugo Cabret – M. Scorsese, 2011 ultima modifica: 2012-02-12T16:49:07+00:00 da Alessandro Cellamare



Vota questo articolo:
2

Commenti


  • ciel

    non sono d’accordo. Per me il film è molto bello. Un emblema e un omaggio al cinema degli albori.


  • miria

    Mi trovo perfettamente d’accordo con la recensione. Ho faticato, da grande ammiratrice di Scorsese, a trovare dei pregi in questo film “costruitissimo” per piacere a tutti, leggendo invece molto chiaramente un errore di base, l’incapacità di trasmettere emozione profonda dai protagonisti della storia, oltre la magnificenza e ricercata perfezione delle immagini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This